venerdì 14 maggio 2010

NON CAPISCO

Non ci capisco più niente. Davvero.
Forse sto cedendo, forse è la primavera, ché neanche quella arriva.

Poi penso che è venerdì, che la settimana è stata dura, che c’ho da pulire la casa.
Mi viene da pensare che il motivo è questo assurdo traffico aquilano cui non ero preparata. Le buche per le strade, voragini. Questi chilometri cui non ero abituata.
Questi cavoli di TG che non parlano mai di niente.

O forse sarà la mancanza della mia casa, forse, sì, deve essere quella.
E le discussioni su Draquila c’entrano qualcosa? Bah! Magari sono più incavolata per la questione del tendone di Piazza Duomo a L’Aquila.
Insomma non ci capisco più niente.

Ah sì ho capito: è la mia città che non c’è più a farmi sentire così. O forse tutti gli aquilani che dicono che va tutto bene. No, sono quelli che dicono che a L’Aquila c’è bisogno di due tendoni per andare avanti, forse.
Non ci capisco più niente.

Ecco, forse ho capito: è il non sapere cosa succederà che mi porta disagio. No, deve essere che immagino cosa succederà, a farmi stare male.

I messaggi che ricevo, dall’Aquila e da tutta Italia, parlano della stessa cosa: non stiamo capendo nulla, o forse troppo.

E non mi va neanche di pensare che per essere meno confusa dovrei essere quella che dice: «Grazie Bertolaso - (o altri)-, perché sei un uomo con le palle».

Ecco, sono davvero una sfigata.

11 commenti:

  1. Giusi ...
    a parte che le palle ce le ha "BERTOLASE" ... alla francese ... c'est plus chic ...
    il problema è che tutti non ci stiamo capendo più nulla ...
    oggi è venerdì ...
    il giorno dello sconforto lo chiamo io (assieme al mercoledì) ... e sai perchè?
    Perchè sono in centro con i ragazzi del mio corso ...
    Giro per i vicoli ... entro nelle case, tutte ...
    a volte dalle porte altre volte dalle finestre ...
    tutto distrutto ...
    "ma io sono un ingegnere" mi dico "peraltro ex pompiere e quindi sò dove posso e dove non posso entrare, sò dove devo mettere i piedi" ...
    tutti i giorni per almeno 6 ore al giorno giro tra le macerie ed i cantieri ...
    ma il venerdì (e il mercoledì) è diverso perchè non sono nei miei cantieri ...
    non penso a come risolvere e ricostruire ...
    non dico "qua devi fare così ... la devi fare colà ..."
    PENSO E BASTA ...
    e questo è il dramma ...
    e li ti prende la coscienza (e quindi lo sconforto) che da questa assurda apocalittica situazione non se ne uscirà facilmente ...
    pensi agli stupidi proclami che senti in TV (mai come ora maledico la TV sempre odiata da me ma mai come ora) ...
    "tra quattro mesi si apriranno i cantieri in centro ..."
    ma che c@@@o ti apri idiota (riferirto a chi fa questi proclami demagocigi) ...
    "vieni con me nel VERO CENTRO ...
    DENTRO il centro non fuori e te lo faccio vedere io cosa è"
    ...
    è il giorno dello sconforto ... è venerdì ...
    stò perennemente con ordinanze, circolari e linee guida in mano eppure dico ...
    "non ci stiamo capendo nulla ... non ci STANNO capendo nulla" riferendomi a chi DOVREBBE gestire questa situazione.
    Ho 53 anni e più passa più ho la consapevolezza che io L'Aquila, LA MIA L'AQUILA, non la rivedrò (e non perchè mi auguro una vita breve)...
    Ci è crollato addosso il mondo ... il NOSTRO MONDO ...
    Non sarà facile scrollarcelo di dosso e rialzarci ...
    Per quel che mi riguarda ci stò provando con il doppio di tutte le forze ...
    MA NON E' AFFATTO FACILE ...
    perchè non ci stiamo capendo NULLA.
    Ecco ... siamo davvero degli sfigati.
    Gianfranco

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  2. Ecco Gianfranco io penso alle grandi ricostruzioni, alla voglia di rialzarsi e dire basta con gli errori passati. Pensa a Berlino!!
    Noi qui, sfigati, sulla nostre macerie. Mentre nessuno ci capisce nulla. Ed io, 53enne, come te, ancora più sfigata: sono una biologa.

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  3. io ho 60 anni e per dio, a costo di campare 120 anni, la voglio rivedere, l'aquila, la voglio...!!!

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  4. Anonimo 1/2

    Si va verso un definitivo "Welcome to the real world" di "Matrixiana" memoria?

    Personalmente comunque preferisco di gran lunga chi ha qualche dubbio, rispetto a chi ha certezze assolute.

    Io invece ho la presunzione di capirci qualcosa, anche se, naturalmente, potrei sbagliarmi.

    Secondo me la cosa è tutta squisitamente "culturale", nel senso che sottostà alle stesse "abitudini" e "comportamenti" ai quali ci siamo consegnati, e che ci hanno governato fino a ieri.

    Purtroppo, anche se il principio del meccanismo in sé è semplice, ciò che implica è invece piuttosto complesso ed articolato... o almeno io non saprei "raccontarlo" in maniera sintetica.

    Potrei provare a dare delle pennellate qua e là, partendo da un punto qualsiasi, come dal fatto che una farfalla sbatta le ali in Giappone e questo causi un cataclisma da qualche altra parte nel mondo.
    O dal considerare che, a differenza di quanto molti hanno finora erroneamente supposto, le risorse del sistema non sono mai state infinite: un po' come per Paperon De' Paperoni: ha i depositi pieni di ettari cubi di denaro: ma per mantenere in piedi questa "costruzione", deve pranzare a pane ed acqua.

    Poi c'è la corruzione, da quella vera e propria fino alle "forma mentis" che, secondo me, ne sono l'humus primordiale: quei genitori che son pronti a fare carte false affinché il proprio figliuolo finisca, a scuola, in quella sezione e e non capiti in quell'altra! Che telefonano, che "vanno a parlare con", che si informano e si raccomandano!
    Sì, io credo che buona parte dei problemi inizi proprio da queste semplici cose qui: dai privilegi.

    Qualcuno saprà forse che i componenti montati su un circuito stampato hanno dei valori nominali.Sono valori precisi, ma sempre entro un limite, un intervallo stabilito.
    Ora alcuni ricorderanno anche quanto a scuola ci hanno insegnato circa la teoria degli errori: si da per assunto che questi si sommino sempre, piuttosto che compensarsi.
    Con queste premesse in alcuni circuiti, a montaggio ultimato, si va a testare come la somma di tutte le tolleranze sbilancino il valore complessivo atteso: il mancato bilanciamento dei valori andrà recuperato aggiungendo, in fase di collaudo, dei componenti così detti "di taratura".

    Ora questo sbilanciamento, secondo me, accade anche nella nostra società: molti pensano che dare un mezzo voto in più a scuola ad uno studente, diciamo "per simpatia", in definitiva non tolga nulla agli altri: niente di più sbagliato!
    Molti pensano che adoperarsi affinché il proprio figliuolo vada in una sezione piuttosto che in un'altra, in fondo non leda i diritti di nessuno: niente di più falso.
    E così via fino al posto di lavoro, alle raccomandazioni per un riavvicinamento, al mandare avanti una pratica rispetto ad altre, all'essere inseriti in corso di formazione per fare quel passettino in avanti ed avere quel piccolo ritocco verso l'alto dello stipendio. E poi si prosegue con una concessione edilizia, una variazione di destinazione d'uso, un condono, un terreno che diventa edificabile, uno scontrino non rilasciato, una fattura non emessa, un permesso concesso in più... e concesso uno, ad un altro non puoi più dire di no... ed una prevaricazione in ospedale... e lì si chiude un occhio... là se ne chiudono due: il PRG non si fa perché ai più "aitanti" non fa gioco, un piano per lo sviluppo non c'è per cui si potranno finanziare programmi con la massima discrezionalità senza correlati di sorta: e poi uno dice: "Non ci capisco più niente!": e vorrei pure vedere!

    Tutto questo non cade nel vuoto! Non resta senza conseguenze! Tutto questo non attinge da risorse infinite!
    Tutto questo crea invece povertà, discriminazione, ingiustizie, sfruttamento, ed anche, in casi estremi, la paralisi! Tutto questo schiaccia, preme, soffoca, pesa! È zavorra, palla al piede, sabbia mobile: stallo prima e regressione, involuzione poi!

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  5. Anche io credo che ciascuna piccola azione abbia conseguenze che spesso non si prendono in considerazione. Per questo ho sempre agito secondo le mie convinzioni, a volte in maniera assai rigida e per nulla conveniente.
    Forse per questo non ci capisco nulla

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  6. Anonimo 2/2

    Estensione della piaga: secondo me quasi non c'è più un privato che sia effettivamente privato.
    Non c'è un privato che non dipenda dal pubblico, e quando dico dal "pubblico", gioco forza intendo, in ultima analisi, i politici-amministratori.
    I politici-amministratori, da amministrativi son diventati business-man! Uomini d'affari! Imprenditori... ma senza il rischio d'impresa, però! Quello lo scaricano sulla solita "collettività"!
    Ora devono occuparsi, e preoccuparsi, di dare lavoro a centinaia, migliaia di addetti assunti nelle spa che sono state poste a corollario dell'ente pubblico che governano!

    Allora mi chiedo: ma quando un'azienda dovesse dipendere in assoluto dalla mera discrezionalità di un azione politica, ovvero dalla discrezionalità dei politici-amministratori, quali garanzie ci sarebbero poi che tra gli imprenditori e la politica, ovvero i politici-amministratori, non si instaurino rapporti "simbiotici"?

    Gli imprenditori ed i politici-amministratori sono uomini come gli altri: voi di cosa parlereste, se aveste un figliuolo appena laureato? O se si avvicinasse per voi l'ora di andare in pensione? Nel primo caso immagino parlereste della speranza che il vostro figliuolo possa trovare presto un buon lavoro, nel secondo, magari con un vostro collega coetaneo, dei conti su quanto vi pensate vi spetti andando in pensione.

    Ora prendiamo un politico-amministratore, che avrà senz'altro tra le priorità del suo mandato quella di dare risposte in termini occupazionali, ed un imprenditore a dir poco disponibile, in quanto l'insediamento della sua azienda dipenderà esclusivamente dal parere, e dalla benevolenza-discrezionalità del politico-amministratore: trovandosi i due lungamente e costantemente a contatto, ma di cosa vuoi che finiranno col parlare, tra di loro? Come escludere che non si avvii un processo, per così dire, "osmotico bidirezionale"?

    Questi sono i modelli, secondo il mio modesto parere, ai quali sottostà praticamente tutto, o quasi tutto: compreso la ricostruzione ed il rilancio, in termini economici ed occupazionali, del cratere.

    Ora se "capirci" qualcosa coincidesse, in alcuni o molti casi, col dover rinunciare a posizioni conquistate: ma sai a quante gente sta bene, anzi benissimo, il continuare a non capirci nulla?

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  7. E' che forse ci capisco troppo

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  8. Capire e non capire. Facile da specialista. Arduo da cittadino. Almeno nella riunione con gli ass. Masciocco e Di Stefano, per discutere del 30% degli insediamenti del progetto c.a.s.e. relativi ai servizi sociali e pubblici (v. filmati in 3e32).
    Ritengo che finalmente i nodi vengano al pettine e che gli amministratori-politici stiano nuovamente mistificando il problema urbanistico e sociale che anche loro hanno determinato a creare, addossando tutte le responsabilità a Bertolase e cercando di coinvolgere la popolazione in una falsa partecipazione alla loro strategia. Finalizzata a contrastare vicende speculative sulle aree edificabili o ad assecondarne altre?
    Capisco benissimo quanto ivi denuncia ed annuncia l'architetto Antonio Perrotti. Spero non sia lasciato solo.

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  9. Non lasceremo solo Perrotti

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  10. Approfitto di un editoriale di Gianfranco Colacito "Fitti d'oro, e incassi di platino", reperibile al seguente link http://www.inabruzzo.com/editoriale.php?id=110
    dal quale estrapolo le prime righe:

    -Dicono i ben informati che almeno 5.000 persone se ne sono andate dall'Aquila e dal cratere, in silenzio e decise ad un'emigrazione tanto inattesa, specie ad una certa età, quanto definitiva. Nessuno tornerà indietro, perché se si cambia città, i primi mesi sono duri, ma poi ti abitui e non te ne vai più. Del resto, che senso ha a quaranta o cinquant'anni cambiare residenza, vita, conoscenti, abitudini, ritmi? Se uno lo fa, è per sempre.-.

    A proposito di "capire": a volte, forse sempre, i miei commenti, parrebbe siano risultati di difficile comprensione: non mi son mai fatto illusioni al riguardo, in quanto ci sono delle categorie di persone alle quali "comprendere" alcune cose specifiche è precluso per definizione: infatti, come si sa, chi ha la pancia piena non comprenderà facilmente chi ce l'ha vuota. Altra categoria è quella dei mercanti, tant'è vero si dice: "Fare orecchie da mercante!", e per mercante intendo tutti coloro i quali dovessero essere invitati a riconsiderare una posizione privilegiata e la legittimità di quel che gliel'ha concessa: difficilissimo che capiscano le ragioni degli altri!

    Parlando del "popolo delle carriole", o del "tendone in Piazza", ho cercato di sostenere che questi fenomeni, secondo me in definitiva più corporativi che altro, avrebbero potuto finire col replicare proprio ciò che davano tanto a vedere di contestare.
    Infatti uno degli oggetti fondamentali della contestazione (giustissimamente) è sempre stato il progetto CASE: con questo "progetto", il governo, attraverso i media, avrebbe (ha) indotto il resto del mondo a pensare che tutto il post sisma lo si potesse ricondurre lì, in quel fatto preciso lì.
    In una certa misura anche come reazione a questo, sono nate alcune azioni importanti, di per sé apprezzabili e molto meritevoli, ma così fortemente "indipendenti" (che è, secondo me, diverso da "democratico") da essere completamente libere ed assolutamente sganciate da una qualsiasi lista oggettiva delle priorità.

    A mio modestissimo avviso, infatti, mentre prima tutto il mondo sapeva che con il progetto CASE si stava tutti a posto, oggi tutto il mondo sa che oltre al progetto CASE c'è un problema di gestione delle macerie, e più precisamente dei tesori mescolati a queste: ma, sempre a mio modestissimo avviso, tutto il mondo NON SA, invece già 5.000 persone han rinunciato, e per sempre, ed è solo l'inizio, a ritornare a L'Aquila: notizia fatalmente soverchiata dalle altre due di cui sopra: le CASE e le macerie!
    Che a questo punto, quanto a coprire, sono perfettamente uguali.

    Ecco cosa intendevo, ed intendo difendere, con tutti i miei limiti, con i miei interventi, prima ancora delle schegge di cornicione, e dei capitelli, e delle pietre medievali delle mura della città: le persone più deboli.

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  11. Secondo me Anonimo, tu confondi le azioni "di successo" delle carriole con quello che facciamo meno platealmente ma con grande enrgia.
    Cioè stiamo cercando, ciascuno con i propri mezzi, di mettere in luce tutte le problematiche della nostra area, compresa disoccupazione, abbandono, tasse eccetera. Anzi per questi argomenti abbiamo anche incontrato i nostri amministratori. Lavoriamo tanto, io meno di tutti, perchè da fortunata ho il mio lavoro che mi impegna moltissimo

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