mercoledì 28 luglio 2010

RIAPRIRE LA CITTA'

Si parte, domani mattina.
Ed è difficile. Mi ripeto che mi serve staccare: ma con me ‘ste cose non attaccano.
Lascio L’Aquila per quasi 20 giorni.
E’ come se non riuscissi a perdonarmelo. Perché la mia L’Aquila non c’è più. Siamo rimasti solo noi aquilani. Quelli di sempre: pregi e difetti. Per questo mi sento agitata.
Stamattina un mio amico mi ha scritto «Allora a ottobre riapriAMO la città!!». Ed ho sentito una voragine dentro di me. La stessa. Quasi 16 mesi e la mia città è ancora lì, transennata, puntellata, piena di macerie.
Quando mi misi il cartello “RIAPRIRE LA CITTA’” ero convinta che ce l’avrei fatta. Invece, nonostante questo tempo sia stato densissimo, la città è ancora chiusa.
A chi non ha perso la città queste possono sembrare lamentale, piagnistei, parole smielose. E invece sono il più grande dolore di un’intera comunità. Smembrata, estromessa, sedotta e poi abbandonata.

Il grido RIAPRIRE LA CITTA’ si concretizzò in uno dei momenti più belli per l’intero territorio aquilano: era il momento delle carriole. Tramutate in un simbolo ideologico, le carriole, in realtà, erano e sono uno strumento di lavoro attraverso il quale il mio territorio si rimboccava le maniche, davvero.
RIAPRIRE LA CITTA’ continua ad essere il mio motto.
Risolvere i problemi, subito. Rendere le macerie una risorsa, su cui creare posti di lavoro.
RIAPRIRE LE PIAZZE, lo dicono anche i grandi nomi, per prime le Piazze. E a seguire la vita. La nuova vita che ci aspetta nelle nostre vecchie piazze, pur se incerottate.
Rimbocchiamoci le maniche, a settembre riapriAMO la città.

E’ ora che prepari i bagagli. Cercherò di collegarmi durante questi giorni. Ma non posso prometterlo. Chissà se in quel mondo là fuori esiste questa bellissima informazione che ci scambiamo in rete!

lunedì 26 luglio 2010

«Stia tranquilla»


«Sa, signora Prefetto, qui a L’Aquila viviamo situazioni veramente al limite».
«Cioè?»
«Per esempio oggi. Ci siamo ritrovati con un cordone di poliziotti che ci impediva di raggiungere una delle nostre pochissime piazze accessibili»
«Ci vuole pazienza, dobbiamo collaborare»
«Noi siamo cittadini, la sfido a trovare un  fotogramma che dimostri che nell’ultimo anno abbiamo usato violenza»
«Sono appena arrivata»
«Non ne possiamo più delle camionette dell’esercito»
«Ma chi si prende la responsabilità? Il centro è pericoloso, poi ci possono essere furti»
«La gente del centro ci va per rivedere le case, anche noi, per rivedere la città. I furti ci sono stati, Hanno rubato tutto, anche le pietre monumentali»
«Cosa?»
«Le pietre storiche dei nostri monumenti e palazzi»
«Sono appena arrivata, fatemi capire»
«Giovedì parto per le vacanze e dovrei comunicare alla Struttura per la Gestione dell’Emergenza che sarò assente»
«Cosa?»
«Sì, lo dovrei comunicare. Fa lo stesso se lo dico a Lei? Sa solo per essere sicura che non verrò sfrattata»
Interviene il suo accompagnatore:
«Dove abita?»
«A Cese di Preturo»
«Stia tranquilla»









Coffee-break




La Piazza del Teatro a L’Aquila è accessibile, cioè ci si va liberamente: è una delle Piazze messe in sicurezza. Vi si accede da un’unica strada (Via Veneto).
Così oggi, dovendoci recare al Convegno dal titolo “L’Aquila 2020, e poi?”, abbiamo percorso proprio quella strada.
Non ci volevo credere! Da lontano ho subito focalizzato le camionette della Polizia. Ho voluto sperare che fosse solo un incubo, ma quando siamo arrivati un cordone della Polizia ci impediva di passare.
Il signor Gizzi (che non so esattamente che ruolo ricopra, so solo che lavora in Regione) indicava chi poteva entrare e chi no. Con riconoscimento “occhiometrico” diceva: tu sì, sei invitato, tu no, non hai l’invito.
Ho più volte chiesto come mai non potessi raggiungere la Piazza, che caspita di ruolo ricoprisse il signor Gizzi, dove era l’ordinanza del Sindaco che impediva ai cittadini di raggiungere una piazza accessibile….. Nulla, se non parole vacue e facce scocciate, come a dire: “Oddio ancora questi, ma che vogliono?”
E noi siamo solo cittadini, per di più pacifici, che vogliono partecipare al processo di ricostruzione della città.
Comunque, dopo l’ennesima “ammuina”, siamo entrati in Piazza, poi al ridotto del Teatro e ci siamo seduti.
E meno male, altrimenti la sala sarebbe stata vuota.
Parla Chiodi (Commissario alla ricostruzione) che fa una gaffe meravigliosa. Parlando dei soldi per la ricostruzione e dovendo rispondere a chi dalla sala chiedeva dove fossero, si esibisce nella seguente performance: “ I soldi ci sono, si trovano sul mio conto corrente personale!!”
Tocca poi a Cialente (Sindaco) che incavolato nero si scaglia contro l’accoglienza riservata a noi cittadini e ancora De Matteis (vice Presidente del Consiglio Regionale) che si arrampica sugli specchi.
Poi gli esperti, bravi. Soprattutto Bonomi, Leon e Lampugnani. Per tutti e tre oggi, la prima volta a L’Aquila (SOB!).
Bonomi ha parlato del suo ruolo di mediazione nell’intento di  ricreare un rapporto proficuo tra istituzioni e cittadini, insomma un invito all’ascolto.
Leon ci ha deliziato con le sue convinzioni e cioè la necessità, attraverso una comunicazione corretta, di  far capire alla nazione, all’Europa, che il territorio ha bisogno di un flusso costante di denaro e poi anche di una legge speciale. Ha parlato dell’opportunità per le professionalità locali di crescere con la ricostruzione e divenire il volano del futuro.
Lampugnani, sconvolto dalle condizioni dell’Aquila, ha parlato di decisioni da prendere riguardo a ciò che può essere recuperato e quello che dobbiamo abbandonare, attraverso, eventualmente, “inserti” nuovi. Così come la necessità di riaprire subito le Piazze e considerare questo enorme puzzle come risolvibile non con idee preconcette,  ma attraverso un percorso. Percorso nel quale inserire anche la città nuova (cioè le periferie) per farle a immagine della città vecchia. Cioè vivibili. 
[Tutti gli  interventi sono stati molto più articolati e a breve li pubblicherò per intero].

Invito tutti a riflettere su quanto dicono i cittadini. Più o meno le stesse cose. 
Per questo, avendo avuto la possibilità di leggere un comunicato durante la conferenza (MIRACOLO!!), abbiamo chiesto agli esperti di rapportarsi con noi: sembravano entusiasti. Chiodi, De Matteis e Fontana un po’ meno.

Infine mille domande da parte dei cittadini, tutte pertinenti: l’ordine degli architetti chiedeva come mai non era stato invitato. C’è stata anche la suora della Dottrina Cristiana (hanno avuto qualcosa come 700 milioni di Euro per i danni subiti dalla loro impresa) che ci ha rimproverato “gli aquilani sono stati molto dignitosi nell’immediato dopo sisma, ma ora proprio no”.

Ma c’è il coffee-break, divenuto un coffee-end.
Finito. Tutti a casa.

Non senza le ultime battute con il nostro Prefetto (è una donna). Dopo alcune precisazioni da parte mia, mi ha esortato ad essere collaborativa, a non allontanare nessuno dalla solidarietà con L’Aquila “Io non ho esitato a mettermi in ginocchio per poter ottenere qualcosa per L’Aquila”, mi ha annunciato con enfasi!
Messaggio chiaro: ringraziare, pregare, essere sudditi.

Senza preconcetti, venite in assemblea, è un’esperienza formativa difficile, forse l’unica: le idee ci sono e anche i progetti. C’è bisogno di tutti.

domenica 25 luglio 2010

Duisburg



Bertolaso impazza.

Guido Bertolaso, lo ha definito "un caso da manuale di tutto quello che non si deve fare per organizzare un raduno del genere. “In Italia", ha aggiunto, "non sarebbe mai potuto accadere, anche grazie all'esperienza che abbiamo maturato nell'organizzazione dei Grandi Eventi: dalla Giornata Mondiale dei giovani del 2000 ai funerali di papa Giovanni Paolo II nel 2005".
“Si parla”, spiega Bertolaso, "di una folla superiore al milione e mezzo di persone per la Love Parade di Duisburg: sono numeri impressionanti che presuppongono un'esperienza in materia che non può essere quella degli organizzatori di concerti.

Da quello che  leggo  il dramma si è consumato verso le 17 ieri, quando una massa di giovani ha premuto contro il tunnel della Karl-Lehr-Strasse, unico ingresso allestito dall'organizzazione per l'area del festival, la grande spianata della "Gueterbahnfof", lo scalo merci abbandonato della Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, completamente transennato.

Poi, forse, a scatenare la ressa sarebbe stato il tentativo della polizia di bloccare l'ingresso alla folla in attesa all'esterno del tunnel.

Comunque sia andata e conoscendo un pochino come vengono organizzati gli eventi, le forze dell’ordine, avrebbero dovuto non solo garantire l’incolumità ma anche, e soprattutto, aiutare gli organizzatori a delineare tutti i “tecnicismi” dell’evento. Vie di fuga, uscite di sicurezza, percorsi alternativi. Quindi gli errori ci sono stati e anche tanti. A partire dai 1200 agenti predisposti a fronte del milione e mezzo di partecipanti alla Love Parade, in base alle prime cifre diffuse.

Ma da qui a chiamare Bertolaso, ce ne passa!!!
Vorrei anche che Bertolaso ricordasse, in queste occasioni, il G8 della Maddalena, per esempio, e che ci desse con chiarezza la definizione di grande evento.

Trovo stucchevole rifarsi una verginità su tanti innocenti soffocati nella calca.

VACANZE

E’ estate e me ne accorgo dalla scarsa partecipazione sul web delle tante persone che durante l’inverno ci hanno accompagnato in questo anno post-sisma, difficilissimo.
Ma è estate! E me ne accorgo perché il giorno 26 luglio (domani) il Commissario Chiodi assieme all’architetto Fontana della Struttura Tecnica di Missione, accompagnato da 5 nomi altisonanti, presenterà le Linee di indirizzo strategico per la ripianificazione territoriale “. Un documento atteso, mai condiviso ed ora, d’estate, ufficializzato, con soli 30 giorni (scadenza 21 agosto) per emendarlo da parte dei Sindaci.

Un modo di comportarsi del tutto peculiare, come quando ad agosto, sei in attesa dell’uscita di un bando di concorso e te lo perdi in quell’unica settimana nella quale hai deciso di staccare.
“Mai più senza di noi!!” Abbiamo urlato e, invece, ancora senza di noi, sparpagliati come sempre o assenti, si decide tutto.
Al ridotto del Teatro Comunale, invece che in piazza, tutti assieme. E sì, il progetto del futuro della nostra città-territorio, secretato come tutto, calato dall’alto come tutto.
Così a tre giorni dall’attesa e temuta vacanza, mi toccherà manifestare nuovamente la nostra volontà ferma di essere parte della ricostruzione.

Vedo tanta delusione, sconcerto e anche nervosismo. Che non meritiamo.

La fine di luglio ci riserverà anche la visita dei Deputati del PD, tutti: due autobus interi. Che dire, son venuti tutti, ora, a quasi 16 mesi dal sisma. Dove è successo di tutto, nel silenzio di tutti (quasi). E continua ad accadere, mentre la gente comune comincia a pensare “ma perché non si rimboccano le maniche gli aquilani?”.
E ricordo con amarezza la votazione del decreto Abruzzo, quello che segnò da subito le nostre sorti. I deputati eletti dall’Abruzzo votarono così (Il voto contrario indica coloro che ritenevano che il decreto fosse perfetto):
ADORNATO (UDC) – ASSENTE
ARACU (PDL) – CONTRARIO
CASTELLANI (PDL) -ASTENUTA
DE ANGELIS (PDL) – ASSENTE
DELL’ELCE (PDL) – CONTRARIO
PELINO (PDL) – CONTRARIA
SCELLI (PDL) – CONTRARIO
TENAGLIA (PD) -ASSENTE
TOTO (PDL) -CONTRARIO
TURCO (PD) – ASSENTE


E tu sei qui: sul balcone della tua C.A.S.A., con l’erba secca e pensi che sei stata abbandonata.
Pensi che quando Bertolaso si schiera contro la legge speciale sul terremoto ha avuto davvero una gran faccia tosta ad affermarlo e poi a che titolo? mentre la ricostruzione è ferma, i soldi scomparsi, e quel poco che si può fare è un vero e proprio calvario di regole dettate da ordinanze, spesso incomprensibili ai più.
E tu sei qui: e mentre alcune pareti della tua C.A.S.A. continuano a ricoprirsi di muffe, pensi che sei stata abbandonata ma, purtroppo, non del tutto e, a turno, qualcuno viene a ripulirsi nella tua città.

Poi pensi alla tua casa vera, abbandonata anche lei, e speri che l’impianto dell’acqua non abbia subito danni, così tra un po’ potrai pulirla, visto che tutte le tue cose sono lì e quelle stanze ti occorrono pur se inagibili. E speri che i soldi arrivino, non solo laddove il re Sole ha avuto la cittadinanza onoraria.

Speri anche che qualcuno lo dica, lo scriva.

E invece lo si legge solo sui blog degli aquilani, che di miracoloso non hanno nulla, se non la tenacia.

Oggi, in assemblea, abbiamo approvato la bozza di regolamento sulla partecipazione da presentare al Consiglio Comunale, mentre l’unica partecipazione possibile in questo modello Top-Down è accettare stare zitti e andare in vacanza; se puoi permettertelo.

Anzi, se puoi permettertelo è meglio che tu stia zitta per sempre!

giovedì 22 luglio 2010

L.A.V.O.R.O.



Quando si parla di investimenti economici per far riprendere le attività lavorative, io vado un po’ in tilt. Perché sono una persona concreta e se dentro di me non mi faccio un esempio che possa illustrare il concetto, mi sembra di parlare di aria fritta

Ebbene per la ripresa delle attività lavorative a L’Aquila si possono fare cose concrete, alcune anche devolvendo le donazioni su specifici progetti.

Parlo dell’area Coppito, perché è qui che lavoro, ma chissà quante altre realtà esistono che potrebbero riprendere, se solo lo si volesse!
A Coppito ci sono alcune Facoltà dell’Ateneo e l’Ospedale Regionale. Ambedue gli enti si servivano della mensa: quella Universitaria e quella dell’Ospedale.
Le due strutture hanno subito danni e  nessuno si sogna di metterle a posto (dovrebbe essere la regione a pensarci). Conclusione: i pasti dell’Ospedale arrivano precotti da Roma, quelli per l’Ateneo, al momento, si consumano, tramite un buono, presso un privato.
Conseguenza? A parte l’inefficienza del servizio, il personale che si occupava di dette mense è stato licenziato o è in cassa integrazione.

“Prima il lavoro”, voleva dire ripristinare prioritariamente queste strutture e permettere alle persone di percepire lo stipendio, tra l’altro per un lavoro utilissimo.


“Prima il lavoro”, vuol dire detassazione dello stesso. Invece hanno imbrogliato tutti, anche chi ci guarda da lontano.

Dal primo luglio tutti stanno ripagando le tasse, tranne gli autonomi con “un giro di affari” inferiore a 200.000 Euro annui, non già il reddito, ma il giro di affari. Cioè più o meno le entrate, per di più degli anni precedenti al sisma.
Esempio: una rivenditore di alimentari  ha entrate che possono superare i 200.000 Euro l’anno, ma il reddito è di molto  inferiore, specialmente quello del 2009. Se ha riaperto i battenti lo ha fatto a sue spese perché lo Stato ha dato a queste categorie solo 800 Euro al mese per 3 mesi e ancora i danni non vengono risarciti. Questa ipotetica persona pagherà le tasse tutte e ditemi se in queste condizioni potrà riassumere personale che, tra l’altro pagherebbe tasse.
Insomma non  hanno ricostruito  le nostre case, ma le C.A.S.E., e non ci hanno permesso di ricominciare dal lavoro, ma dal L.A.V.O.R.O.: Lenta Agonia Verso Oscuri Reconditi Obiettivi.

mercoledì 21 luglio 2010

I DIECI MIRACOLI

C’è stato un primo miracolo: le C.A.S.E.
Poi un secondo: quelle sono state passate per ricostruzione.
Ancora un terzo: ci sono svariati miliardi per la ricostruzione, non tutti insieme ma ci sono.
Il quarto miracolo è che i soldi non hanno fatto partire la ricostruzione, né hanno permesso di pagare alcuni contributi per i terremotati …
…. Certo! C’è il quinto miracolo: i soldi ci sono, ma noi non sappiamo spenderli.
E arriva il sesto a corollario del quinto: i soldi ci sono, ma dovete saperli chiedere.

Urla strepiti, persino manganellate!
Così arriviamo all’ottavo miracolo: i soldi non ci sono. Fortunatamente gli albergatori del teramano si sono ribellati e Chiodi (teramano) ha svelato l’ennesimo segreto di Fatima: i soldi sono finiti e abbiamo debiti contratti dalla Protezione Civile
Il nono miracolo riguarda la disponibilità di 780 milioni per la ricostruzione, annunciati dal sindaco (fondi CIPE).
Ed ora aspettiamo il decimo miracolo: i fondi per la ricostruzione andranno a coprire i debiti.

Touché
P.S. Ci manca il settimo, leggete qui: i miliardi spesi sono lievitati