mercoledì 29 settembre 2010

Sindaco e Assessori

Egregi signor Sindaco e Assessori,
il 17 settembre vi è stata recapitata una lettera, da parte dei cittadini dell’Assemblea di Piazza Duomo, nella quale vi si chiedeva  di mettere a disposizione della città, in attesa che sia ripristinata la nostra casa, il Municipio, spazi adeguati pur se provvisori, possibilmente a Piazza Palazzo o Piazza Duomo, con opportune verifiche di sicurezza dei percorsi.
Vi abbiamo chiesto di  poter disporre di uno spazio (regolamentato), che sia una tensostruttura o un prefabbricato, ove riunirci per lo svolgimento di assemblee, consigli comunali e ogni consesso nel quale si discutano atti  pubblici.
Ad oggi non abbiamo ricevuto risposte di alcun tipo.

E’ mia personale intenzione pretendere di avere risposta alla richiesta. Ci occorre un luogo, ora più che mai, che si dimostri utile come lo è stato il tendone che abbiamo utilizzato fino a un mese fa. Per le assemblee, per le iniziative culturali, per  conferenze, dibattiti. Un luogo che in altri comuni o frazioni esiste, ma qui a L’Aquila no.
Tenterò di avere una risposta, immediata, certa. Qualora non ricevessi risposta o la stessa fosse negativa o fumosa o i tempi risultassero troppi lunghi, mi adopererò assieme ai miei concittadini per far partire una sottoscrizione in tutta Italia per l’acquisto di un tendone. 

Sono trascorsi quasi 18  mesi dal tragico 6 aprile 2009 e i cittadini aquilani non hanno il luogo deputato ad accogliere tutti. Questo luogo in una società democratica è il Municipio.

martedì 28 settembre 2010

Facoltà, morale ed etica





Non sono esperta in definizioni, ma quando sento le parole etica e morale so che cosa significano. Poi le si sentono da politici  e tutto appare con nuove vesti.
Oggi al Consiglio Regionale, dopo un discorso interminabile di Chiodi, ho sentito mescolare questi concetti con la parola facoltà, tipo la facoltà di non rispondere. Bene esiste la facoltà, propria dei partiti, di mantenere posizioni dei propri iscritti pur se agli arresti domiciliari. Non mi ero distratta, diceva proprio così. In sintesi ovviamente.
Il Consiglio Regionale Straordinario aveva come argomento la ricostruzione post-sisma e così si è parlato di morale/facoltà e poi anche di Abruzzo Engineering (sob!!!). Di quest’ultima si apprende che nacque come un contenitore atto a sistemare lavoratori socialmente utili e per scopi puramente “politici” (la solita storia). Così ora mi appare più scandaloso che, a seguito di una, non meglio precisata, campagna di valutazione della pericolosità sismica commissionata nel 2004 alla “Collabora Engineering” (poi divenuta Abruzzo Engineering), le cui risultanze sarebbero state spedite ai proprietari degli immobili, la Regione Abruzzo attiva due programmi: uno finanziato nel 2005, l’altro nel 2007 per la cifra complessiva di 8.956.430 Euro per la verifica di un totale di 389 edifici e 38 infrastrutture strategiche (ponti).  I risultati delle verifiche sismiche sembra non siamo mai arrivate agli Enti attuatori.
Quindi i due programmi saranno serviti a stipendiare i lavoratori dell’azienda che, intanto, crescevano. Ma ancora più scandaloso è che, dopo aver speso circa 9 milioni di Euro per verifiche la Regione, tramite lo Stato, riceve solo 723.818 Euro  per l’adeguamento sismico di edifici scolastici che, mi piacerebbe sapere scelti tra quelli individuati dallo studio costato 9 milioni, ma che, ad oggi, risultano, dopo una revisione di D.G.R.  pre-sisma  ad Avezzano e Civitella del Tronto. Che Dio ce la mandi buona!
Il Consiglio prosegue con l’argomento del giorno: la ricostruzione. Si susseguono interventi dei consiglieri dai quali si apprendono critiche, posizioni partitiche, politiche …. ma dell’Aquila si continua a non sapere nulla.
Poche domande rivolte a Chiodi dal Consigliere Di Pangrazio trovano risposte bizzarre: la struttura tecnica di Missione è costituita da 9 persone (“anzi forse 10”, aggiunge Chiodi, “ma non è mica questo il problema”), le macerie non sono un problema è praticamente tutto risolvibile, i soldi ci sono ma i comuni non li spendono, i quattro esperti sono a disposizione basta chiamarli, la restituzione delle tasse è sospesa fino a gennaio, i mutui … vedremo, gli edifici pubblici stanno per essere ricostruiti, la Curia è proprietaria di tutta L’Aquila quindi collabora alla ricostruzione, il resto è colpa del Sindaco.

Alè, è fatta. Ma perché allora ci arrabbiamo?





lunedì 27 settembre 2010

Universitas

 

 

Che l’Università dell’Aquila abbia riaperto i battenti dopo solo 6 mesi dal sisma, nonostante i lutti tremendi e i danni alle strutture, deve essere sembrato scontato ai più. Ma non lo era. Né per oggettivi problemi né tanto meno per unanimità nelle decisioni.
Ce la si è fatta. A distanza di un altro anno, nel quale ci si accinge ad aprire un nuovo anno accademico, ancora grazie: innanzitutto agli studenti, e poi a tutto il personale dell’Università. Per il gran lavoro svolto da persone che, come tutti gli aquilani, erano e sono sfollate, hanno avuto lutti e perdite.
E dopo le cerimonie, andiamo al dunque. Il nocciolo della questione università non è solo uno, se ne susseguono vari. Studenti finti, lauree regalate, speculazioni a iosa. L’ultimo riguarda il protocollo d’intesa tra ENI, MIUR e Università che potete trovare qui. Non c’è nulla di misterioso.
Il primo punto dell’accordo riguarda l’accoglienza di ricercatori  e dottorandi presso le strutture ENI attraverso borse di studio e contratti a progetto. Questa prima fase è in stato di avanzamento e i bandi relativi sono stati espletati già lo scorso anno e si stanno completando per il secondo anno.
Il secondo punto riguarda la realizzazione di un Centro Ricerche Universitario per il quale l’Università ha chiesto l’approvazione della Variante al P.R.G. di alcuni terreni ad uso agricolo di sua proprietà (da ZONA AGRICOLA a ZONA PER ATTREZZATURE GENERALI UNIVERSITARIE). A tal proposito, mi preme sottolineare che l’ENI ha un cronoprogramma secondo il quale questo secondo intervento deve essere completato entro il 2011 e non credo ci saranno proroghe a meno di concause. Il nuovo Centro di ricerca, che verrà realizzato da Eni per l'Università dell'Aquila e sarà focalizzato principalmente su energia e ambiente, sarà dotato di una casa alloggio per ricercatori e studenti dalla capacità di 100 posti. La struttura, che sorgerà su un'area di circa 7.500 metri quadrati, ospiterà 50 laboratori, oltre ad aree tecniche, aule e uffici, e sarà realizzato utilizzando tecnologie sostenibili e fonti energetiche rinnovabili. Il Centro sarà ceduto all'Università dell'Aquila prevedendo contestualmente che i risultati brevettabili (in campo energetico, ambientale e dei nuovi materiali) prodotti dal Centro stesso, siano ceduti a Eni (E QUESTO E’ IL VERO INTERESSE DELL’ENI: che ci si creda o no l’Università produce conoscenze applicabili in campo industriale, testimoni ne siano gli spin-off)
Il terzo intervento riguarda lo studio di fattibilità di una centrale a teleriscaldamento di 120 megawatt termici (di cui 10 derivanti da biomasse e il resto da gas naturale). Lo studio, affidato a ricercatori universitari ha dato esito negativo. Le ragioni sono da ricondurre, principalmente, alla limitata volumetria servibile, all’elevato costo per la produzione e l’approvvigionamento del cippato secco, alla dispersione della domanda, all’assenza di una domanda di raffrescamento estivo nell’area, alla notevole intensità di investimento iniziale e alle caratteristiche del territorio e dell’utenza.
Al dunque, quindi, il nocciolo è la realizzazione del centro di ricerche anche se, incredibilmente, qualcuno pensava che l’Università volesse costruire sui propri terreni la centrale di teleriscaldamento!!!!!!!!!!!
“Si consuma territorio!!” “Bisogna ristrutturare ciò che c’è!”. Nulla di più giusto e, chi mi conosce, sa come sono costernata dall’abuso che si è fatto e si continua a fare del territorio.
Ma mi chiedo: quale struttura esistente può accogliere 50 moderni laboratori di ricerca e foresteria annessa? Chi ce l’ha proposta? Chi ce l’ha donata? Come si pensa eventualmente di realizzarla nei tempi prefissati? Con quali costi? Con quale fruibilità? Con quali caratteristiche tecniche compatibili con le ricerche che vi verranno svolte? Con quali connessioni con le strutture didattiche e di ricerca esistenti? Insomma dove mai collocare a L’Aquila, rapidamente, un centro ricerche mai esistito? Un Centro Ricerche: moderno, funzionale, volano della conoscenza, della formazione di nuove professionalità, attrattore di fondi, fiore all’occhiello di una Università risorta ma mai apprezzata nelle sue innumerevoli attività. Al limite, che il Comune ci indichi un suo terreno già edificabile per costruirlo!
Poi c’è anche chi pensa che sia inutile un centro di ricerche. In una città che spesso si definisce come città della cultura e della conoscenza. Senza saper quali investimenti (per esempio in termini di progetti europei) potrebbe attrarre. Quanti ricercatori da ogni dove. Quanta conoscenza e applicazioni relative se ne potrebbero trarre. 

Non oso neanche immaginare cosa sarebbe successo se lo studio di fattibilità per la centrale di teleriscaldamento, effettuato dall'Università, fosse risultato positivo!!

domenica 26 settembre 2010

MACERIE






Chissà in quanti in Italia e all’estero pensano a L’Aquila!! Be’, quei pochi che ci seguono, pur cercando informazioni, avranno in mente che la ricostruzione è ferma, ma che, forse, qualcosa si sta facendo. Ed è lecito pensarlo.
Così come è lecito che si pensi: “dopo la protesta delle carriole almeno le macerie le avranno tolte!”.
Bene sono qui per dirvi che le macerie sono ancora il problema dei problemi. Ne hanno portate via un po’, quelle che avevano, nello scorso febbraio, invaso le pagine dei giornali. Il resto è tutto qui.
Hanno demolito molte costruzioni, specie nei paesi limitrofi (io personalmente ho visto Poggio di Roio e Roio Piano): ma le macerie sono tutte lì, ancora lì. Ammucchiate. Indivise. Sotto gli occhi di chi ancora abita quei luoghi e vi scava viottoli tra il pietrame.
Non abbiamo siti dove conferirle, né un progetto degno di essere chiamato tale per la loro differenziazione, per il recupero, per il riciclo.

Sinceramente sono stufa di dare solo notizie orribili. Vi giuro che appena ce ne saranno di buone su questo blog ci sarà anche la musica.

Guardate queste foto: la prima  è stata scattata sulla via che porta a Pianola; la casa crollata è rimasta così, come la vedete, dal 6 aprile 2009. La seconda l’ho scattata a Roio Piano, oggi. La casa che vedete è stata demolita e le macerie ammucchiate, tutte assieme. 



 Dove andranno a finire queste macerie? Sarà possibile differenziarle? Recuperarle? La ricostruzione dove è? Le possibilità di lavoro?
Un saluto a tutti da questa L'Aquila che non vuole morire.

venerdì 24 settembre 2010

Storie aquilane

Vi racconto la storia di una mia carissima amica, nonché collaboratrice; nome di fantasia: Lea.
Lea lavora a L’Aquila, con regolare contratto a tempo indeterminato presso l’Università degli Studi dell’Aquila: dopo anni di precariato all’interno dell’Ateneo ( con titoli da vendere)  ha vinto un regolare concorso.
Il 6 aprile 2009 risultava stabilmente dimorante a L’Aquila, Pettino per la precisione. A L’Aquila, in realtà, lei abita da più di 10 anni. La sua casa di Pettino, in affitto, ha riportato danni strutturali ed è stata classificata “E” (è da abbattere).  Per pura casualità al 6 aprile ancora non risultava residente a L’Aquila: aveva appena iniziato la trafila burocratica per il trasferimento di residenza da Lanciano a L’Aquila, perché finalmente lavoratrice a tempo indeterminato. Proprio perché residente ancora a Lanciano,  ha continuato a pagare le tasse: il suo stipendio, cioè, è sempre stato netto.  
Dopo un primo periodo di pendolarismo massacrante da Lanciano, dove era tornata a casa dei suoi genitori, Lea decide di cercarsi una casa in affitto a L’Aquila e la trova. A Marruci. Nel frattempo, chiede di poter avere il contributo di autonoma sistemazione che, dopo un lunghissimo carteggio (per dimostrare la stabile dimora ha dovuto presentare anche le cartoline che riceveva a Pettino dai suoi amici) le viene concesso. Ma solo fino all’11 gennaio 2010, perché da quella data risulta residente nel comune di Pizzoli. Cioè, in soldoni, la sua pratica di trasferimento di residenza è andata a buon fine e, logicamente, Lea si è spostata nel Comune di Pizzoli.
Rea di aver cambiato residenza, ha perduto il contributo di autonoma sistemazione che il Comune dell’Aquila non le può dare perché residente a Pizzoli, e il Comune di attuale residenza non può corrisponderle perché al 6 aprile 2009 non risiedeva lì. Paradossalmente se avesse mantenuto la residenza a Lanciano avrebbe avuto diritto al C.A.S. o all’affitto tramite Protezione Civile, insomma a tutto.
Così Lea, che dopo anni, finalmente, ha ottenuto un lavoro stabile e, quindi, ha potuto cambiare residenza trasferendosi definitivamente nel territorio aquilano dove lavora, ha perduto ogni diritto.
Da notare che non si è trasferita da L’Aquila a Pizzoli, ma da Lanciano a Pizzoli. E, inoltre, Pizzoli è nel cratere.
Ditemi se è giusto.

mercoledì 22 settembre 2010

Consiglio Regionale




Davanti alla sede del Consiglio Regionale, oggi pomeriggio, la Digos aquilana mi spiegava che sarebbe stato garantito l’accesso a non più di 30 persone per assistere alla seduta. La giustificazione apportata a tale restrizione riguardava questioni di sicurezza: data la capienza della sala, infatti, si riteneva opportuno garantire la nostra incolumità impedendo l’accesso a un numero di persone superiore.
1. Non mi risulta che ieri le circa 200 persone entrate in sala abbiano corso alcun pericolo
2. Ammesso e non concesso che la polizia locale fosse veramente con noi per garantire la nostra incolumità, stride il fatto che le dichiarazioni suddette siano state fatte mentre tutti noi, sbigottiti, guardavamo lo spiegamento di forze della polizia arrivate già stamane e allestito intorno alle ore 14.00.
Ben 75 poliziotti in assetto anti-sommossa, con tanto di scudi e caschi (qualcuno con giubbotto anti-proiettile) ci hanno accolto in fila, dall’entrata dell’emiciclo fin sulla strada che porta alla Basilica di Collemaggio.
Voci sulla presenza di facinorosi, non aquilani, serpeggiavano già da ieri sera, mentre i cittadini aquilani, impossessatisi della sala del Consiglio Regionale, davano luogo ad una vera e propria assemblea democratica, senza incidenti ma solo parole, proposte, domande.

Non mi piace questa Italia. Non mi piace che sempre ci sia la polizia, pronta ad intervenire anche pesantemente e magari a catalizzare disordini. Non mi piace che ci siano sempre poliziotti in borghese che riprendono ogni nostro respiro e che, contemporaneamente si “impedisca” ad un libero cittadino di fare riprese che riguardino loro.

Non mi piace. E non c’entra nulla col fatto che sono terremotata. E’ questione di diritti. E poi ci conoscono tutti, ormai, uno per uno.
Chi dà questi ordini?  Su quale capitolo di spesa vengono pagati questi assurdi interventi?

Anche quando il Consiglio Regionale è stato sciolto i poliziotti sono rimasti lì, imperterriti, a proteggere un palazzo vuoto, da una cinquantina di cittadini stanchi, delusi e mortificati.
Mentre chi è indagato, pluri-indagato, sotto inchiesta … viene nominato Commissario o siede nell’aula del Consiglio urlando una “excusatio non petita” e gli altri disertano la seduta dove si sarebbe dovuto parlare, a distanza di quasi 18 mesi, della ricostruzione.

Dobbiamo aggrapparci alle attività delle procure, sperando che non si fermino.


lunedì 20 settembre 2010

Quattro chiacchiere tra i rifiuti





Mi vengono sempre i nervi quando leggo qui e là della costruzione di termovalorizzatori, centrali a biomasse eccetera. Come se, da un po’ di anni a questa parte, ci si provi ogni tanto! Senza una pianificazione energetica, senza capire che, nonostante la questione  sia importante, occorrono azioni concomitanti alla nascita di centrali di qualsiasi genere.
In primis, occorre che siano applicate politiche vere di risparmio energetico; a L’Aquila può  nascere realmente una città a basso impatto ambientale. Per esempio tramite una ricostruzione, anche nelle periferie, di palazzi e case coibentati, con impianti fotovoltaici, di scuole ed edifici pubblici autonomi energeticamente. Con l’uso di illuminazione pubblica a basso consumo  ( vedere qui  ).
Poi sicuramente occorre attrezzarsi per far in modo che le attività produttive possano attingere a fonti energetiche che diano potenze compatibili e che siano efficienti, 24 ore su 24 e 365 giorni l’anno.
Occorre precisare che in una visione globale del problema molta energia viene spesa per “cose” inutili, in un vortice nel quale è difficile trovare il bandolo della matassa.
Così, per esempio, si preferisce produrre bottiglie di plastica il cui riciclo non è efficientissimo, per prodotti che non avrebbero bisogno di plastica come imballaggio (la grande distribuzione ne fa un uso spropositato);  poi la si brucia perché è efficiente come carburante. Risparmiare energia vuol dire non produrla quella plastica!!!
A L’Aquila non si capisce perché non possiamo adottare metodi semplici per risparmiare, obbligando la grande distribuzione a vendere prodotti alla spina, ed è solo un esempio.
Tutto questo si ripercuoterebbe in maniera diretta sulla diminuzione di rifiuti urbani e, quindi, sulla inutilità di avere termovalorizzatori di grandi dimensioni  che, per funzionare, hanno bisogno di bruciare qualcosa, qualsiasi cosa. Gli scarti forestali  potrebbero alimentare solo centrali piccole e, magari, utili a qualche azienda e con impatto ambientale sicuramente più basso rispetto a centrali che, infine, bruciando qualsiasi cosa, non farebbero altro che alimentare il vortice di consumismo che ci attanaglia.
Nessuno qui pensa alla connessione tra rifiuti e risparmio, e non solo energetico! A L’Aquila non abbiamo discariche e il costo di smaltimento rifiuti è altissimo. Allora perché non spingere sulla diminuzione degli imballaggi e sulla raccolta differenziata? Perché non dotarci di un impianto per la fermentazione anaerobica dei rifiuti organici per produrre biogas?
Oltre ai vegetali coltivati, anche i rifiuti vegetali e liquami di origine animale possono essere sottoposti a  fermentazione anaerobica. La “biomassa” viene chiusa in un fermentatore nel quale si sviluppano microorganismi che producono gas metano. Dopo trattamento depurativo, questo può essere usato come carburante, combustibile per il riscaldamento e per la produzione di energia elettrica.
Il sottoprodotto della digestione anaerobica, in relazione alla qualità del materiale sottoposto a digestione, può rappresentare un fertilizzante eccellente e ricco di nutrienti.
In questo modo viene, inoltre, evitata la diffusione nell’atmosfera del metano emesso naturalmente durante la decomposizione di carcasse e vegetali.
Ok, è solo un’idea. Ma oltre a dire sempre no, bisogna anche mettere in campo delle alternative. Non so assolutamente quanta energia si potrebbe produrre con la fermentazione degli scarti alimentari (parte organica dei rifiuti), scarti forestali, liquami di allevamenti.
Qualcuno può metterci un po’ di impegno a calcolarlo? Considerando che potrebbe partecipare tutto il territorio aquilano, circa 80000 persone. Ciascuna delle quali produce 1,5 kg di rifiuti al giorno di cui la parte “umida” costituisce circa il 30% ( e che questo può anche divenire compost).
Ho trovato il video che vi linko nel quale si spiega cosa è la fermentazione anaerobica per produzione di biogas. Nel fermentatore della animazione, si usa anche mais e, essendo convita che le coltivazioni di “roba da mangiare” devono essere usate per sfamare le persone e che , biologicamente parlando, coltivazione intensive di un solo prodotto sono la negazione della variabilità genetica, sono in completo disaccordo sulla coltivazione di piante per produrre  energia, ma il video rende l’idea.