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lunedì 3 gennaio 2011

Quessa è L'Aquila, frà!




Abito a Cese di Preturo, nel progetto C.A.S.E. ormai da 14 mesi. E’ inverno ed è più dura. Stamattina ho passeggiato tra i palazzi, ho corso pure un po’:  la giornata era uggiosa, in giro nessuno, se non una mamma con un passeggino e cumuli di immondizia delle feste.
Sulla mia piastra antisismica cominciamo a salutarci, ci riconosciamo, sappiamo di chi sono le automobili, i pianti dei bambini, gli animali. Tra noi c’è Maria, che abita a piano terra.
Lo scorso inverno non la si incontrava mai, se non qualche volta con telefonino fuori dalla sua finestra, ché in casa la linea non prende.
Pensavo abitasse da sola e invece, in primavera, ho scoperto che abitava con sua cognata: due donne molto anziane (ultraottantenni) ma decise a farcela. Con il bel tempo ci aspettavano tutte le mattine per uno scambio di battute. E ci facevano vedere cosa avevano cucinato, il loro bel lavoro a maglia, le loro fragole in vaso. Insomma Maria e la cognata hanno cominciato a vivere e a scambiare tutto con le persone del palazzo. Fanno delle torte buonissime e non chiedono niente se non un passaggio in automobile, il giornale e soprattutto due chiacchiere. Abitavano in centro storico: una ha perduto il marito, l’altra il fratello.
Alla fine dell’estate la cognata di Maria si è trasferita in una casa a Pettino, non so perché, ma probabilmente per stare più vicina ai suoi parenti. Maria è rimata sola, per modo di dire, perché ha sempre nipoti, figli, nuore che le stanno attorno.
Purtroppo, però, Cicchetti (vice-commissario alla ricostruzione) con la sua direttiva le impone di trasferirsi in una casa più piccola, da single, di ben 3 (leggasi tre) metri quadrati più piccola. Non le spetta più la casa dove, a fatica, ha costruito un minimo di normalità. Se ne deve andare a Sassa e ricominciare, a più di 84 anni, dopo aver perduto casa e marito.
La chiamano ogni giorno dalla SGE (struttura per la gestione dell’emergenza) intimandola a trasferirsi; l’ho incontrata e mi ha detto: vogliono farmi impazzire.

Quessa è L’Aquila, frà!!

venerdì 31 dicembre 2010

Filastrocca di fine anno

A Gennaio non a caso
se ne è andato Bertolaso
col nocchiero Berlusconi
sottobraccio ai fanfaroni.

Con febbraio e le risate
carriole a tonnellate
sassi coppi e callarelle
ne facciamo delle belle.

Poi a marzo pazzerello
carriole con l’ombrello
Con macerie e capitelli
viene fuori Gabrielli.

Viene aprile dopo un anno
lo passiamo con affanno
Tutti in fila a ricordare
E i rintocchi fan tremare.

Ecco Maggio ed il tendone
manda fuori un polverone
Scritti lettere e progetti
ci sentiamo dei negletti.

Corre giugno in mezzo ai fischi
indagata i grandi rischi
Poi ancora un bel Domà
scende in piazza la città.

Segue luglio e i manganelli
che ci fan giovani e belli
foto film e titoloni
e si arrabbia Berlusconi.

Ad agosto arriva l’afa
Ed assieme un po’ di fifa
Anche il sindaco Cialente
di coraggio poco e niente.

A settembre parla Chiodi
che richiama tutti gli odi
Sor Cicchetti è propinato
quale sorta di boato

Ad ottobre con le scuole
Le rotonde sono sòle
Gli studenti fuori sede
hanno il bus e molta fede.

A novembre la nazione
aquilana con passione
Per la legge coi banchetti
riponiam pure i caschetti

A dicembre che pazzia
le ordinanze fan razzia
Chiodi esulta all’improvviso
E ci toglie anche il sorriso.

Ed il 30 di dicembre
tasse e soldi solo ombre

Se ne va il duemiladieci
in ginocchio sopra i ceci.

Orsù grandi e piccolini
Non guardate i sassolini

Perché l’anno che verrà
porta grandi novità.

La città ormai ci aspetta
ed è sola poveretta

I paesi son distanti
molto tristi e poco avanti

E’ il momento di quagliare
Tutti assieme a festeggiare

giovedì 30 dicembre 2010

Lettera a Cicchetti

Egregio Vice-Commissario Cicchetti,

sono una cittadina aquilana e so che lei si occupa del Servizio Gestione Emergenza. Spero le sia chiaro che l’emergenza abitativa a L’Aquila non è affatto conclusa e, a parte la concomitante presenza di qualcuno che fa il furbo, questa non è certamente da attribuirsi ai cittadini. E’ mia opinione che l’emergenza sia in gran parte dovuta alla lentezza con la quale procede la ricostruzione, anche quella degli immobili poco danneggiati. Pesa, inoltre, la mancanza totale di provvedimenti che facilitino l’entrata dei cittadini in case in affitto, dato che i prezzi lievitano senza alcun controllo e non si procede ad un vero e proprio censimento degli alloggi liberi, compresi quelli del progetto C.A.S.E. e dei MAP. La confusione creata con gli alloggi provvisori o semi-provvisori, allestiti dal Governo per gli aquilani rimasti senza abitazione, è da ricondursi ai criteri di assegnazione, ancor oggi segreti. L’assegnazione di tali alloggi ha visto esclusi quasi tutti gli anziani, single o in coppia, costringendoli a rimanere isolati in alberghi sulla costa. Sono queste persone che si vedono minacciate dalla sua ultima direttiva. Chi è riuscito ad entrare nel progetto C.A.S.E. ora si vede minacciato dalla stessa direttiva che, in breve, prevede un immobilismo della composizione del nucleo famigliare non attuabile in condizioni normali di libertà e democrazia. Questa direttiva, infatti, prevede che il nucleo venga trasferito in alloggi ridimensionati qualora un componente si assenti per più di tre mesi, come se recarsi fuori L’Aquila per lavoro o per studio debba essere penalizzante per la famiglia stessa. Le faccio presente che ultimamente il TAR ha reputato incostituzionale non considerare che una persona aquilana assegnataria di alloggio assieme al padre, avesse perso tale “privilegio” solo perché trasferitasi, non come residenza, per motivi di studio.
Inoltre in maniera un po’ troppo superficiale lei definisce un nucleo famigliare come indissolubile e perciò costretto allo stesso destino, sine die.

Come cittadina aquilana la invito, pertanto, a ritirare la suddetta direttiva nella quale molti principi costituzionali vengono violati e gliene cito uno per tutti, l’articolo 13 della Costituzione che sancisce: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge (mandato dell'autorità giudiziaria, GIP- polizia).

Auguro a tutti i miei concittadini un 2011 nel quale si possano sentire liberi, cittadini, partecipi del proprio futuro, con amministratori democraticamente eletti, vicini alle proprie esigenze, collaborativi al solo scopo di veder rinascere la città, che lottano per avere una legge sul terremoto che li liberi dalle ordinanze commissariali, che possano avere colloqui franchi e democratici con tutte le forze sociali, che si adoperino per rintracciare la sfilacciata socialità di tutto il territorio.

Ritiri la direttiva, non è il caso di vessarci ancora

Giusi Pitari

martedì 21 dicembre 2010

La sospensione dei Diritti


A L’Aquila è sospeso tutto, tranne le tasse.
Si è cominciato subito a sospendere alcuni diritti fondamentali. Nelle tendopoli, per esempio. In alcune, infatti, non era possibile fare assemblee, perché il “Capocampo”  richiamava strane ordinanze del Dipartimento Comando e Controllo, il solerte Di.Co.Mac., comandato dal Re Sole, Bertolaso. Persino volantinare era vietato. Inutili le proteste dei pochi cittadini in città, a quel tempo, che semplicemente ricordavano la Costituzione che nell’articolo 21 recita: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
Ma andiamo avanti, giungiamo all’assegnazione degli alloggi del cosiddetto progetto C.A.S.E.. A parte non aver capito i criteri di assegnazione, i colloqui per verificare i requisiti sono stati dei veri e propri interrogatori, paragonabili a quelli che si vedono nei film americani quando il commissario interroga l’assassino. La documentazione da portare era abbastanza ovvia, ma in alcuni casi si è toccato il ridicolo. Conosco persone che per dimostrare la stabile dimora hanno dovuto esibire lettere e cartoline ricevute, altre un mare di certificati medici, personalmente sono stata “accusata” di possedere un terreno ad Avezzano che, a parte il fatto che è stato venduto, non era neanche edificabile. Insomma per ottenere un diritto, abbiamo dovuto sottoporci a vere e proprie vessazioni. Che poi servissero a scovare i furbi è solo una illazione, visto che ancora non se ne viene a capo.
Ma arriviamo al dopo assegnazione: preciso che io abito nel progetto C.A.S.E. perché la mia casa è inagibile per problemi strutturali la cui soluzione, grazie alla confusione scaturita dalle linee guida della struttura commissariale, è di là da venire.
Viene fuori una ordinanza della Struttura per la Gestione Emergenza con la quale viene imposto, ai residenti di queste case semi-provvisorie, di dare comunicazione scritta di eventuali assenze che si protraggano per più di una settimana. Mi viene in mente l’articolo 13 della Costituzione che sancisce: La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge (mandato dell'autorità giudiziaria, GIP- polizia).
E arriviamo ai casi particolari: un nostro concittadino assegnatario di un alloggio per due persone (il titolare e la figlia) si vede revocata l’assegnazione di detto alloggio perché, nel frattempo, la figlia si iscrive all’Università degli Studi di Bologna. La caparbia amministrazione decide che il titolare deve rinunciare all’alloggio, aspettarne uno per single ed eventualmente aggiungere un divano letto per la figlia. Il cittadino aquilano fa ricorso al TAR e lo vince. Il Tribunale Amministrativo Regionale adduce, tra le altre, le seguenti motivazioni:
1.      La  condizione del ricorrente non è in ogni caso assimilabile a quella di un “single”, non potendosi considerare irrilevante la stessa condizione di padre che, alla stregua di apicali principi costituzionali (art. 30, 1° comma, Costituzione- E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio-), conserva il diritto-dovere di mantenere una relazione, anche abitativa, con la figlia; tanto più che quest’ultima, in base a quanto dichiarato, non ha reddito proprio, circostanza che qualifica ulteriormente una permanente relazione familiare che va certamente considerata ai fini dell’assegnazione dell’alloggio.
2.      La scelta del domicilio, per altro verso, costituisce espressione di una libertà costituzionalmente garantita (art.16 Costituzione- Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche) e presuppone un elemento volontaristico, ossia la scelta soggettiva del luogo ove collocare la sede dei propri affari ed interessi. Nel caso di specie, la permanente presenza del padre a l’Aquila, costituendo significativo legame con il territorio e interesse morale rilevante, è sufficiente a giustificare la scelta di fissare appunto in L’Aquila il proprio domicilio.
A questo punto bisogna per forza chiedersi se l’ultima ordinanza dell’instancabile “golfista” Cicchetti non sia da considerarsi incostituzionale.
L’ordinanza dà disposizione precise ai nuclei famigliari assegnatari di alloggi provvisori (o semi- provvisori!!); tra le altre l’obbligo di comunicare assenze protratte per più di 30 giorni, anche di un solo componente del nucleo, al fine di spostare il nucleo in alloggio più piccolo. Una delle  perle di tale disposizione risiede nella frase seguente e riguarda il fatto di poter ospitare in casa un famigliare senza, peraltro aver diritto ad un alloggio di dimensioni maggiori:  
    • Il soggetto a cui è consentita la ospitalità nell’alloggio del Progetto C.A.S.E. o M. A.P. segue la sorte del nucleo assegnatario; di conseguenza in caso di rinuncia o perdita dei requisiti, l’ospite deve lasciare l’alloggio contestualmente al nucleo ospitante.
In questo caso il grande capo Cicchetti entra addirittura a legiferare sulla famiglia, decretandone la costituzione indissolubile all’interno della casa!
E non è finita! L’avventuriero della Perdonanza decreta:
    • E’ inibito l’ingresso in strutture ricettive per motivazioni sanitarie.
Con questa disposizione ha violato contemporaneamente quattro o cinque articoli della costituzione!
C’è un qualche esperto che ci aiuta a ricorrere al TAR, anzi no, al Presidente della Repubblica?





giovedì 16 dicembre 2010

VITA DA TERREMOTATO (le regole di Cicchetti)




Se sei terremotato te ne accorgi subito, anche quando ti dicono che l’emergenza è finita. Infatti a dichiarazioni unanimi di “normalità” subito si susseguono regole, regolamenti, divieti.
Le ultime direttive per la razionalizzazione delle soluzioni abitative, emanate dall’instancabile Vice Commissario Cicchetti, sono un vero e proprio gioiello.
Per punire questa popolazione ingrata e approfittatrice, Cicchetti stringe il pugno e così da domani i terremotati dovranno seguire le seguenti regole:

1. I terremotati potranno ospitare nelle C.A.S.E. e nei MAP componenti del nucleo famigliare inizialmente non compresi nel contratto di comodato (comodato d’uso, ancora comodato d’uso). In ogni caso l’alloggio rimarrà lo stesso e non si potrà nemmeno chiedere di avere un ampliamento. Il familiare finalmente ricongiunto seguirà la stessa sorte del nucleo (parole prese dalla dichiarazione stessa) e perderà il c.a.s..
In soldoni, se un terremotato vuole ricongiungersi ad un suo familiare che magari è ancora in albergo o che è sbattuto chissà dove con il contributo di autonoma sistemazione, può farlo, senza alcun problema e senza rivendicare nulla. Ohibò, grazie per la concessione!


2. I nuclei familiari sono un tutt’uno. Quindi se un membro della famiglia del terremotato è in albergo ed uno in autonoma sistemazione, devono optare per un’unica soluzione, la più conveniente (per lo Stato), cioè il contributo di autonoma sistemazione.
In soldoni: se un terremotato che lavora a L’Aquila ha deciso di prendersi il contributo di autonoma sistemazione e vivere a L’Aquila in un alloggio condiviso con altri (ci sono moltissime situazioni di questo genere), lasciando la madre anziana (che fa parte del suo nucleo famigliare) in albergo sulla costa, ora deve portarsi la madre nell’alloggio di fortuna, entro 15 giorni.

3. Se dopo il sisma sei andato a  vivere fuori del tuo comune ed hai iscritto i figli in una scuola fuori dal tuo comune di residenza e lavori in quel comune, non puoi stare in albergo, hai diritto solo al contributo di autonoma sistemazione.
In soldoni: prima del terremoto lavoravi ad Avezzano pur risiedendo a L’Aquila con tutta la tua famiglia. La tua casa a L’Aquila ancora non è agibile, quindi stai usufruendo dei servizi messi a disposizione dall’emergenza. Hai scelto un albergo ad Avezzano per ovvi motivi di convenienza. Non potendo far pendolare, per un tempo indefinito, i tuoi figli piccoli che vanno a scuola, li hai iscritti ad Avezzano. Bene tra 15 giorni sono cavoli tuoi: via dall’albergo e ti danno solo il contributo di autonoma sistemazione. Arrangiati! Dimenticavo: lo stesso trattamento ce l’hai se stai in albergo ad Avezzano e lavori a Celano.

4. “E’ inibito l’ingresso in strutture ricettive per motivazioni sanitarie”. Questa non l’ho capita, forse vuol dire che chi è ospitato in albergo non può ricevere visite?

5. Se sei un terremotato assegnatario di alloggio C.A.S.E./ M.A.P., Fondo Immobiliare, e non utilizzi l’alloggio assegnato per un periodo continuativo superiore a 3 mesi, o lo utilizzi solo nei fine settimana o per periodi saltuari, vieni cacciato via.  A richiesta, puoi essere nuovamente assegnatario di altro alloggio idoneo, ove venga assicurata la relativa fruizione continuativa, nei limiti delle disponibilità e dei diritti di priorità degli altri nuclei in attesa di assegnazione.
In soldoni: avevo già scritto di un caso particolare di un mio amico che è paradossale nella sua cruda realtà ,  rileggetelo (è qui ) !!!  Inoltre se sei terremotato e magari hai la possibilità di andare all’estero per tre mesi a fare un lavoro che sognavi o semplicemente perché la tua azienda te lo impone, devi lasciare l’alloggio, arrangiandoti per lasciare le tue cose da qualche parte. Quando torni ti rimetti in lista. Insomma sei provvisorio, meglio che non allacci rapporti con i tuoi vicini di casa, questi possono cambiare dall’oggi al domani.


6. Nel caso di assenza di un singolo componente o di parte del nucleo per il medesimo periodo, il nucleo ridotto dovrà essere spostato in un alloggio di pezzatura adeguata al nucleo residuo.
In soldoni: se sei terremotato e tuo figlio va all’estero per un progetto erasmus, il nucleo familiare viene trasferito in una casa più piccola. Non è chiaro cosa succede quando tuo figlio torna. N.B.: se il nucleo famigliare diminuisce l’alloggio diviene più piccolo, se cresce (vedi punto 1) rimane uguale.


Quindi a tutti i terremotati: per colpire qualcuno che fa il furbo, dopo 20 mesi,  ci viene tolto il diritto a vivere come cittadini normali. Ci viene detto di rimanere stabili e immobili, ci viene ribadito che le case di cui siamo assegnatari non sono  fruibili  in maniera normale, ci viene detto che si sta in albergo solo perché siamo tutti approfittatori, ci viene detto non sei più aquilano se sei stato costretto ad andare fuori.
E per loro neanche una regola!! E ce ne sarebbe di che: prima di stabilire i diritti e i doveri nostri, dite alla gente che da 20 mesi aspetta, quali sono i tempi della ricostruzione leggera e pesante, qual è il crono programma per questa città. Allora sì che potremo regolarci di conseguenza. Non vorrei mai che tra qualche anno, se mio figlio si sposa, io debba trasferirmi chissà dove.