venerdì 23 settembre 2011

Pubblico e privato



E’ di ieri la notizia di due arresti per tentata truffa ai danni dello Stato: le persone incriminate avrebbero tentato di distrarre 12 milioni di euro destinati alle popolazioni delle aree terremotate abruzzesi, per la realizzazione di interventi urgenti nel sociale. I fondi  erano stati messi a disposizione dal dipartimento delle Politiche della famiglia per le aree del "cratere" del terremoto con legge numero 77 (24 giugno 2009) di conversione del "decreto Abruzzo": “ Al fine di sostenere il rapido recupero di adeguate condizioni di vita delle famiglie residenti nei territori colpiti dal sisma, e per un ammontare massimo di 12.000.000 di euro, a valere sulle risorse del Fondo per le politiche della famiglia di cui all'articolo 19, comma 1, [……] sono realizzati interventi, anche integrati, per le seguenti finalità’: a) costruzione e attivazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia; b) costruzione e attivazione di residenze per anziani; c) costruzione e attivazione di residenze per nuclei monoparentali madre bambino; d) realizzazione di  altri servizi da individuare con le modalità di cui all'articolo 1
.
Premetto che oltre che essere dipendente statale, ho spesso a che fare con fondi pubblici sia per la ricerca che per la didattica che per finalità speciali, quindi so perfettamente come si accede ai finanziamenti (si risponde ad un bando con un progetto dettagliato), come si spendono (lacci e lacciuoli burocratici), come si rendicontano.
Quindi io, povera mortale, mi sarei aspettata che quei 12 milioni fossero destinati ai comuni del cratere, magari invitandoli a consorziarsi. Dai comuni mi sarei aspettata una proposta che tenesse conto delle reali esigenze, magari attraverso indagini conoscitive e, quindi, una mappatura dei bisogni. Poi, una volta approvati i progetti, i Comuni avrebbero potuto effettuare dei bandi per le singole azioni e attribuire a cooperative, associazioni eccetera, la realizzazione del progetto. Ecco, questo è un sogno. E non solo per quei ormai tristemente famosi 12 milioni (quasi 24miliardidellevecchielire) che, inspiegabilmente, avevano  un organismo che faceva da intermediario, da filtro, tra i Comuni del cratere e i fondi statali, una Fondazione, facente capo alla Curia.
Sono quindi giuste tutte le rivendicazioni riguardanti la mancanza di trasparenza, la nebulosità dei criteri di inclusione o esclusione all’interno della Fondazione stessa e via dicendo.
Occorre, però, che queste osservazioni si estendano a tutta la gestione di fondi pubblici. Faccio un esempio ed è solo un esempio: se un ente locale riceve un finanziamento o decide di partecipare ad un bando ministeriale per una certa azione, ad esempio sociale-giovanile, dovrebbe almeno essere trasparente nell’assegnazione dei fondi a privati (per esempio attraverso un bando) e qualora si trattasse di includere privati all’interno della stesura del progetto, almeno specificare pubblicamente i criteri della scelta. Se si tratta, pur se in emergenza, di individuare imprese pronte a lavorare in azioni specifiche, o si appronta velocemente una gara o, qualora impossibilitati dai tempi, si prepari una lista di imprese con caratteristiche specifiche e si distribuiscano i lavori all’interno della lista.

Questo mi piacerebbe vedere, constatare, ogni giorno da parte chi amministra la “cosa pubblica”. Anche il semplice rispetto di “norme informatiche” nella pubblicazione di documenti sul web: per esempio sul sito del Commissario per la Ricostruzione molti dei documenti  (i verbali del Tavolo degli Enti per la Ricostruzione) sono in formato jpeg, cioè immagini, e quindi “invisibili” per i motori di ricerca, introvabili! (Alcuni dei verbali li stiamo trasformando in formato testo, guardate qui ).

E’ ora di cambiare rotta, in tutti i sensi: la trasparenza è alla base della partecipazione responsabile dei cittadini alla scelte pubbliche in generale e, nel particolare della mia città, L’Aquila, alla ricostruzione materiale.

E non per vantarmi concludo con una situazione personale: mi trovavo a dover riscrivere, poco dopo il terremoto, un progetto credibile che riguardasse l’orientamento in entrata all’Università. Ero in difficoltà e per caso incontrai delle persone che mi parlarono di una piattaforma e-learning per l’orientamento. Ne rimasi ben impressionata e dissi loro di descrivermi l’eventuale intervento. Me lo spedirono ed era scritto talmente bene che lo riversai direttamente nel progetto, ringraziandoli , ovviamente. Il progetto venne approvato; trattandosi di fondi pubblici di un ente pubblico, l’azione da intraprendere andò a gara. Le persone che mi proposero l’idea e mi scrissero l’intervento, non risultarono vincitrici. Me ne dispiacque, ma tant’è!

2 commenti:

  1. Gentile signora(e),
    Mi chiamo Luce Garlan, sono un'insegnante d'italiano di un liceo dei caraibi francesi a Saint-Martin e vorrei fare un progetto socio-linguistico con il vostro liceo.
    Insegnate il francese nella vostra scuola. Potrebbe darmi la mail di un vostro insegnante di lingue interessato in un progetto di scambio o di collaborazione ?
    La ringrazio tanto.
    Cordiali saluti.
    Sig. Luce Garlan.

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  2. Non sono un professore di scuola, mi spiace!

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