Visualizzazione post con etichetta fondi pubblici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fondi pubblici. Mostra tutti i post

giovedì 23 gennaio 2014

Il sole che non splende




Ho letto con attenzione i molti articoli con oggetto “L’Aquila” di questi giorni. Non posso dire che non mi li aspettassi, né tanto meno che non ne condivida la maggior parte dei contenuti. “L’Aquila è molte cose, tranne che una città felice”.
E’ vero, la città non è felice, non lo sono i suoi cittadini che non ridono e neanche riescono più a piangere. Gli attacchi alla gestione politica di questa catastrofe sono sacrosanti.
Ma il soggetto dei tanti titoloni è L’Aquila, e per il lettore è così. Quindi il succo che percepisco, non senza un certo senso di disgusto, è amaro: una città ricoperta d’oro, incapace di spendere bene il danaro, costellata di ladri e mafie.
Non spargerò al vento parole per dire che conosco solo cittadini onesti e sofferenti, sarei retorica e in fondo non mi piaccerebbero le pacche sulle spalle che riceverei.

Desidero invece capire come mai, a fronte di tante giuste accuse, ho la sensazione che ci sia una visione solo parziale di quanto sta accadendo e se ci sia dolo oppure superficialità.

Ho appena letto il secondo articolo del Sole24 ore sull'Aquila dal titolo “Quanto costa un sisma? A L’Aquila di più”, e, a parte che non ho capito fino in fondo le cifre né le proiezioni del giornalista mi sono soffermata su un argomento che, chi mi conosce, sa essermi molto caro.

Tra le spese sostenute post-terremoto ne viene annoverata una: “L’elenco degli extracosti si allunga. Un’ottantina di milioni trasferiti ogni tre anni da Roma all'ateneo aquilano per compensare l’esonero delle tasse universitarie, sancito per 36 mesi e prorogato per altri tre anni, con l’aggiunta di tre milioni annui per sostenere la gratuità dei mezzi pubblici utilizzati dagli studenti.”
Non una parola a commento: ma se solo si mette assieme il titolo e questa considerazione, a me sembra che il significato sia palese. Come se gli ottantatré milioni potessero essere messi nel calderone dei soldi spesi male, da guardare con sospetto, esattamente come i terreni espropriati (e da pagare) proprietà di ex consiglieri comunali. Non ci sto a questo massacro. Non ci sto.

Se, e sottolineo se, non c’è nessun retro-pensiero sui soldi spesi per “puntellare” l’Ateneo, ricchezza irrinunciabile per questo territorio, allora mi chiedo come mai non si è fatto minimamente cenno alla scuola di alta formazione denominata GSSI, voluta dal Ministro Barca e finanziata con 12 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, cui si fa fronte, quanto a 6 milioni di euro annui, a valere sui fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo di cui all'articolo 14, comma 1, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, e, quanto a 6 milioni di euro annui, a valere sulle risorse destinate alla regione Abruzzo nell'ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione di cui all'articolo 4 del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 88 (leggere qui ).
Questo naturalmente solo per completezza e non per gettare ombre oscure su operazioni volte al rilancio della città e della ricerca.

Come mai non trovo cenno delle inadempienze della Regione in merito ai servizi agli studenti universitari? Intendo mense (molte inesistenti, altre ancora in container), alla famosa casa dello studente mai aperta che lo stesso giornalista trattò con un bell'articolo nel 2009? Certo in questo caso non si tratta di fondi appositi per il terremoto, ma forse andava sottolineato che a questa città mancava solo che l’Università rimanesse “immota” come tutto il resto! Invece che far fronte ad una situazione che, nel migliore dei casi, avrebbe visto l’Ateneo trasferito altrove, nel peggiore un Ateneo rigido con il motto in “Only the brave”.
Per completezza nei confronti della città, magari, si poteva spiegare a noi cittadini inermi la provenienza di 14 milioni di Euro per la ristrutturazione di chiese nel cratere, o della messa in sicurezza (sacrosanta) delle scuole in provincia di cui si parlò anche in TV, mentre qui siamo senza chiese e le scuole ancora nei MUSP.
Ma sono particolari, con responsabilità diffuse.

Ora ho anche un po’ paura. Entro febbraio Presa Diretta parlerà di noi, ci sarò anch'io ed ho detto (a proposito del progetto C.A.S.E.): “Trovo paradossale che lo Stato abbia speso 150.000 Euro per farmi stare qui 5 anni e 100.000 Euro per ricostruire la mia casa”.
Penseranno “Ma di che si lamenta ‘sta signora del corrotto Sud?”

Mi vengono pensieri orribili riguardo a chi ci sia dietro a tutto questo, perché non credo a poteri forti, ma a vizi umani. PASSERA'.

venerdì 23 settembre 2011

Pubblico e privato



E’ di ieri la notizia di due arresti per tentata truffa ai danni dello Stato: le persone incriminate avrebbero tentato di distrarre 12 milioni di euro destinati alle popolazioni delle aree terremotate abruzzesi, per la realizzazione di interventi urgenti nel sociale. I fondi  erano stati messi a disposizione dal dipartimento delle Politiche della famiglia per le aree del "cratere" del terremoto con legge numero 77 (24 giugno 2009) di conversione del "decreto Abruzzo": “ Al fine di sostenere il rapido recupero di adeguate condizioni di vita delle famiglie residenti nei territori colpiti dal sisma, e per un ammontare massimo di 12.000.000 di euro, a valere sulle risorse del Fondo per le politiche della famiglia di cui all'articolo 19, comma 1, [……] sono realizzati interventi, anche integrati, per le seguenti finalità’: a) costruzione e attivazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia; b) costruzione e attivazione di residenze per anziani; c) costruzione e attivazione di residenze per nuclei monoparentali madre bambino; d) realizzazione di  altri servizi da individuare con le modalità di cui all'articolo 1
.
Premetto che oltre che essere dipendente statale, ho spesso a che fare con fondi pubblici sia per la ricerca che per la didattica che per finalità speciali, quindi so perfettamente come si accede ai finanziamenti (si risponde ad un bando con un progetto dettagliato), come si spendono (lacci e lacciuoli burocratici), come si rendicontano.
Quindi io, povera mortale, mi sarei aspettata che quei 12 milioni fossero destinati ai comuni del cratere, magari invitandoli a consorziarsi. Dai comuni mi sarei aspettata una proposta che tenesse conto delle reali esigenze, magari attraverso indagini conoscitive e, quindi, una mappatura dei bisogni. Poi, una volta approvati i progetti, i Comuni avrebbero potuto effettuare dei bandi per le singole azioni e attribuire a cooperative, associazioni eccetera, la realizzazione del progetto. Ecco, questo è un sogno. E non solo per quei ormai tristemente famosi 12 milioni (quasi 24miliardidellevecchielire) che, inspiegabilmente, avevano  un organismo che faceva da intermediario, da filtro, tra i Comuni del cratere e i fondi statali, una Fondazione, facente capo alla Curia.
Sono quindi giuste tutte le rivendicazioni riguardanti la mancanza di trasparenza, la nebulosità dei criteri di inclusione o esclusione all’interno della Fondazione stessa e via dicendo.
Occorre, però, che queste osservazioni si estendano a tutta la gestione di fondi pubblici. Faccio un esempio ed è solo un esempio: se un ente locale riceve un finanziamento o decide di partecipare ad un bando ministeriale per una certa azione, ad esempio sociale-giovanile, dovrebbe almeno essere trasparente nell’assegnazione dei fondi a privati (per esempio attraverso un bando) e qualora si trattasse di includere privati all’interno della stesura del progetto, almeno specificare pubblicamente i criteri della scelta. Se si tratta, pur se in emergenza, di individuare imprese pronte a lavorare in azioni specifiche, o si appronta velocemente una gara o, qualora impossibilitati dai tempi, si prepari una lista di imprese con caratteristiche specifiche e si distribuiscano i lavori all’interno della lista.

Questo mi piacerebbe vedere, constatare, ogni giorno da parte chi amministra la “cosa pubblica”. Anche il semplice rispetto di “norme informatiche” nella pubblicazione di documenti sul web: per esempio sul sito del Commissario per la Ricostruzione molti dei documenti  (i verbali del Tavolo degli Enti per la Ricostruzione) sono in formato jpeg, cioè immagini, e quindi “invisibili” per i motori di ricerca, introvabili! (Alcuni dei verbali li stiamo trasformando in formato testo, guardate qui ).

E’ ora di cambiare rotta, in tutti i sensi: la trasparenza è alla base della partecipazione responsabile dei cittadini alla scelte pubbliche in generale e, nel particolare della mia città, L’Aquila, alla ricostruzione materiale.

E non per vantarmi concludo con una situazione personale: mi trovavo a dover riscrivere, poco dopo il terremoto, un progetto credibile che riguardasse l’orientamento in entrata all’Università. Ero in difficoltà e per caso incontrai delle persone che mi parlarono di una piattaforma e-learning per l’orientamento. Ne rimasi ben impressionata e dissi loro di descrivermi l’eventuale intervento. Me lo spedirono ed era scritto talmente bene che lo riversai direttamente nel progetto, ringraziandoli , ovviamente. Il progetto venne approvato; trattandosi di fondi pubblici di un ente pubblico, l’azione da intraprendere andò a gara. Le persone che mi proposero l’idea e mi scrissero l’intervento, non risultarono vincitrici. Me ne dispiacque, ma tant’è!