martedì 7 dicembre 2010

Il primo regalo del nuovo anno

Ricevo oggi per posta elettronica dal Direttore amministrativo del mio Ateneo:


A partire dal 1 gennaio 2011 prende inizio la riscossione dei tributi non versati dal 6 aprile 2009 al 30 giugno 2010. La riscossione avverrà senza applicazione di sanzioni, interessi e oneri accessori, mediante il pagamento del dovuto in massimo 120 rate di pari importo.
E’ possibile  chiedere al sostituto d’imposta di trattenere l’importo dovuto dallo stipendio il quale provvederà al relativo versamento.
A tal fine  è stato predisposto un modello da utilizzare che dovrà essere rispedito, debitamente e chiaramente compilato, al Settore VI Contabilità del Personale.
Per il calcolo delle imposte sospese nell’anno 2009 sarà necessario consultare il mod. CUD 2010 redditi 2009  già inviato per posta elettronica (i punti sono specificati nel modello da compilare e nell’ allegato 2)
Per il calcolo delle imposte sospese nel 2010, relativamente agli stipendi, sarà necessario consultare i cedolini  da gennaio a giugno 2010 (i punti sono specificati nel modello da compilare e nell’allegato 2).
In caso di ulteriori redditi di lavoro dipendente o assimilato diversi dagli stipendi, percepiti da gennaio a giugno 2010,  l’imposta sospesa deve essere sommata a quella di cui al punto precedente.
Per richieste relative a copie di cedolini dovrà essere utilizzato l’indirizzo mail.......

Le richieste di rateizzazione saranno caricate sulle retribuzioni del mese successivo a quello di invio.  Non  potranno essere  versate rate in ritardo. Così, ad esempio, se il modello compilato viene inviato all’ufficio competente nel mese di marzo 2011 le trattenute saranno inserite sullo stipendio di aprile 2011 e le rate di gennaio-marzo 2011 dovranno essere versate autonomamente dall’interessato.
Si consiglia di avvalersi dell’assistenza di un CAF o di un professionista abilitato.
Eventuali variazioni dipendenti da successive disposizioni legislative verranno prontamente comunicate.
Si allegano:
  1. Modulo di domanda
  2. Esempio di compilazione della richiesta
  3. Tabella dei codici catastali dei Comuni




                                                                                                                           

domenica 5 dicembre 2010

Berlino, 5 aprile 2009

Questo post fa parte di una delle mie vite precedenti, quella prima del 6aprile 2009, la mia seconda vita. Scrivevo questo alle ore 21.30 del 5 aprile 2009. Ero appena tornata da Berlino. Era domenica, come oggi. Le 309 vittime, come me, erano a casa. L'Aquila era una città meravigliosa.


Ho avuto un’idea. Geniale.
Paghiamo ai nostri politici/amministratori delle gite educative nelle altre città europee. Cosa significa? Che vanno lì, come fossero dei turisti e, in incognito (tanto all’estero non li conosce nessuno) se ne vanno in giro per la città. Così, per esempio, potranno vedere che a Berlino ci sono ben 9 linee di metropolitana, più alcune (penso almeno 12) linee di superficie che fanno il giro della città e alcune di queste vanno in continuazione da est a ovest attraversando la nuova stazione (tutta in vetro e con fotovoltaico integrato quindi completamente indipendente dal punto di vista energetico), e la famosa Berlin-Friedrichstraße che è una delle stazioni più centrali assieme a Hauptbahnhof e la Potsdamer Platz ed ha segnato per anni il confine tra Berlino Est e Ovest. Tutti i treni passano ogni 5 muniti e la sera ogni 10 o 15 minuti. Senza contare i bus e i tram.
Così un qualsiasi politico, ovunque si trovi, anche se all’aeroporto, può salire su un treno ed arrivare dove vuole comprando un biglietto da 2 Euro e 10 centesimi che vale per due ore. Qualsiasi mezzo si prenda e qualsiasi numero di corse si faccia. Inoltre, in ciascuna macchinetta per fare i biglietti (funzionano tutte) si possono fare biglietti giornalieri (6,10 Euro) o per turisti da 72 ore (che comprendono anche qualche museo) e così via. Sui treni, che non hanno divisioni di vagoni, ogni tanto passa una persona in borghese che esibisce il tesserino e controlla i biglietti.
Il nostro amministratore rimarrà sbigottito di come le stazioni sono belle, pulite e non pericolose, vedrà biciclette salire sui treni senza dover pagare di più. Andando in giro si stupirà di come la città è pulita: non ci sono cartacce in giro, né bottiglie, men che meno cacche di cane; non si vedono barboni, pulisci vetro, bancarelle abusive, venditori ambulanti; solo ogni tanto qualche bravo musicista in un angolo che suona chitarre, fisarmoniche, flauti …… e se si vuole gli si può offrire qualcosa.
Il politico/amministratore non potrà fare a meno talvolta di prendere il Taxi: per arrivare all’aeroporto non dovrà contrattare, pagherà 30 Euro, non troverà traffico e non perderà il volo.
Non potrà fare a meno di arrivare a Potsdamer Platz e guardare quelle forme architettoniche audaci con gru dappertutto che costruiscono in continuazione cercando di colmare il divario est-ovest. Nessun manifesto contro le nuove costruzioni, nessun movimento e/o politico che vuole cambiarle, solo gente contenta che si aggira e va al cinema, al teatro o in qualche bel museo.
Che altro? In albergo per 38 Euro a notte e a sole 10 fermate da Potsdamer Platz avrà la colazione compresa e che colazione! A parte il caffè.
Ad un certo punto l’amministratore/politico cercherà un cassonetto e non ne troverà neanche uno, neanche in periferia e non troverà sacchetti abbandonati o mucchi di cartone vicino agli esercizi commerciali. Solo alla periferia Est troverà due campane per la raccolta differenziata una per il vetro bianco e l’altra per il vetro colorato. Vedrà una Università immersa nel verde raggiunta da migliaia di studenti tutti in bicicletta sulle piste ciclabili, che sono ovunque in città; nel cestino posteriore della bici vedrà che le persone portano borse e zaini non legati senza quindi, apparentemente, aver paura che qualcuno le sottragga.
Dopo qualche giorno e solo dopo aver visto tutto ciò il nostro politico/amministratore penserà: ma questa è Berlino, ha una storia particolare, deve riscattarsi, dimenticare e quindi è ovvio che sia così, chissà! Tutti i soldi della Germania saranno qui. Allora potremmo inviarlo a Heidelberg e quando dirà che è una città antica, lo invieremo a Friburgo, a Kassel …. Se dirà che sono città di medie dimensioni lo invieremo a Bonn e poi persino a Passau.
Quando sarà solo un po’ incuriosito, potrà incontrare il suo corrispettivo tedesco e chiedergli come ha fatto.
Basterà copiare!!
Allora tornerà in Italia, a Roma, e atterrerà a Ciampino. Dovrà prendere l’autobus per la Stazione Termini e impiegherà un tempo variabile. Anche fino ad un’ora e mezza, perché dovrà affrontare il traffico cittadino. A volte passerà 20 minuti alla Stazione Termini a soli 100 metri dalla fermata ma non potrà scendere. Vedrà nel suo piccolo viaggio cittadino, le entrare della metropolitana tutte sporche, non illuminate, e piccole piccole, cartacce ovunque, sentirà l’autobus sobbalzare ad ogni buca, tante buche (e ricorderà le strade tedesche perfette), vedrà milioni di cassonetti, tutti traboccanti e barboni intenti a cercare qualcosa, vedrà milioni di venditori ambulanti, gente che non si allontana neanche un centimetro dalle proprie valigie, bottiglie di vetro, marciapiedi occupati da bancarelle …. Poi scenderà dall’autobus e sentirà un puzzo di urina impressionante e in ogni piccola fessura e finestra cieca troverà immondizia, pesterà miriadi di cacche di cane, vedrà gente dormire per terra. Allora prenderà l’autobus per L’Aquila (dopo avere attraversato una metropolitana puzzolente, brutta e pienissima di gente e borseggiatori pagando 1 Euro per un biglietto che vale 75 minuti, ma una sola corsa metro) e gli occorreranno almeno 40 minuti per arrivare al casello autostradale che dista appena 10 chilometri. Si addormenterà e sognerà la Porta di Brandemburgo. Poi si sveglierà per i sobbalzi dell’autobus che nel frattempo è giunto a L’Aquila. Vedrà sulla sua sinistra prima del Famoso Hotel “Agip” una costruzione tipo capannone con il tetto di vecchio Eternit. Si girerà e vedrà zone incolte (ricorderà solo allora dei giardini e dei parchi fioriti di Berlino, Parigi, Monaco, Lione, Kassel, Amsterdam, Copenhagen…..) passerà con un certo imbarazzo sui binari della metro, e cercherà di non guardare i cassonetti sui marciapiedi e i sacchetti e le cartacce in giro dappertutto.
Poi scenderà dall’autobus. E anche se non farà nulla,
perlomeno saprà che un altro mondo è possibile.

sabato 4 dicembre 2010

Ju Boss, i gioielli, i tabacchi, il caffè e l’albero

Era l'8 dicembre dello scorso anno. L'albero di Natale lo rifacciamo ancora, ci vediamo mercoledì prossimo ai Quattro Cantoni (ho conservato tutte le palline dello scorso anno) 

Una lista di ingredienti che oggi hanno “fatto” una città.
Al di là delle case e casette, dei viaggi e dei disagi, delle polemiche e dei proclami. La città era lì a Piazza Regina Margherita.
Ci siamo abbracciati, abbiamo brindato, ci siamo raccontati e siamo tornati quelli di sempre. In un angolo di città. La nostra città.
Sotto la solita pioggerellina, a parlare delle nostre solite aiuole dimenticate, delle nostre vite, spezzate perché non condivise.
Un bicchiere di vino, una vetrina scintillante e un albero. Tanti addobbi, tante foto. Un vortice di emozioni dimenticate.
Alcuni messaggi lasciati in una scatola. Tra cui uno di Valentina che ci ricorda la nostra “Principessa L’Aquila” ed augura a tutti gli abitanti del “suo regno” di godere un po’ di serenità, data dalle piccole cose. Perché Valentina ricorda che è bello oggi poter ancora aspettare il Natale.
Una grande forza si è sprigionata da quella piazza, quella dei cittadini che si riconoscono nel proprio centro, in abitudini mai dette, nei palazzi rattoppati. Tutti, dico tutti, desiderano riconquistare le loro strade.
Natale arriverà, come sempre e come sempre avremo un luogo per incontrarci, piccolo o grande che sia.
Poi arriverà Capodanno e conquisteremo un altro pezzo di noi.
Quessa è L’Aquila, frà.

Giusi Pitari

venerdì 3 dicembre 2010

Lettera di una giovane aquilana

SCRIVE PAOLA, UNA MAMMA AQUILANA:
Ieri mia figlia di 10 anni era a casa a causa di un malanno di stagione e visto che le era stato impedito di utilizzare qualsiasi mezzo informatico, elettronico e televisivo, non le è rimasto altro che leggere o scrivere.
Dopo aver letto un pò ha deciso di scrivere una "sceneggiatura" ed ecco quello che ne è uscito (riporto parola per parola così come lei ha scritto senza aggiungere, nè togliere, tantomeno correggere)

2/12/2010 ore 17,30.
Due amiche che non si vedono da un pò di tempo si incontrano per caso un lunedì mattina nel mezzo delle bancarelle di piazza d'uomo.
Jessica: ciao come stai?
Erika: ciao. Io bene tu?
Jessica: anch'io. Io sto bene grazie, ci prendiamo un caffè?
Erika: si volentieri.
Jessica: Allora andiamo.
Erika: Ok ma a quale?
Jessica: a quello a capo piazza per te va bene o no o ai una preferenza?
Erika: no no va bene no volevo solo sapere.
Jessica:ok allora andiamo che sennò si fa tardi io poi devo andare a preparare il pranzo e ci metto un pò.
Dopo aver preso il caffè ed aversi raccontato tutto ciò che ra successo dall'ultima volta che si erano viste si abracciano e si ripromettono di rivedersi al più presto possibile.
Questa sarebbe una storia comune ovunque vai ma non per le due amiche. Se loro non vivessero una in una palazzina anonima e l'altra in un albergo della costa.
La loro città, L'Aquila, non non ha più un cuore dove incontrarsi.

giovedì 2 dicembre 2010

FERMATEVI !


Si susseguono a L’Aquila svariati eventi disastrosi, naturali e non. E così capita che tra di noi ci si scambiano battute e si ironizza, un po’ per scaramanzia un po’ “per non morie”.
Ma davvero cosa sta succedendo?
Nonostante differenti  calamità naturali si stiano scagliando sul nostro territorio mettendo in evidenza tutti gli errori e le speculazioni di questo territorio, la cosa che mi spaventa di più è la completa mancanza di una visione d’insieme. Insomma è come se la logica dell’emergenza fosse l’unica possibile.
Questa mia città, seppur transitoria (speriamo) è una vera schifezza. Perché non si sta facendo nulla di provvisorio: tutto appare invariabilmente definitivo. Senza un progetto. Vedo sorgere ogni cosa: da case di legno, a case con tetti di legno, scavi per nuovi centri commerciali, case di colori improbabili, ma, soprattutto si fanno un mare di rotonde. Scherzando, tempo fa, si diceva: “Diventeremo la città delle 99 rotonde” e,  pian piano, ci stiamo riuscendo.
Così ai posteri lasceremo tante rotonde, incolte e ingombranti.
Per esempio, al posto delle due rotonde che portano al frequentato centro non storico, ma commerciale, non si poteva fare una sopraelevata? 
Si vabbè, avremmo impiegato più tempo (forse), ma avremmo anche potuto farla avveniristica, con l’aiuto di qualche architetto. Avremmo potuto dotare l’incrocio di una passaggio pedonale…. ma si sa, per ora siamo in emergenza traffico, quindi risolviamo (??????) quello, ai pedoni ci pensiamo poi.

Siamo costretti ad usare l’automobile, per forza. Provate ad uscire dal progetto C.A.S.E. di Cese per andare alla vicina edicola o al bar!! E’ impossibile, il traffico è pauroso e il marciapiede appena accennato; per non parlare dell’illuminazione, peggio di un presepe!
In questa matassa il cui bandolo neanche si cerca, la Giunta Comunale approva un progetto di Bike Sharing (10.11.2010): cicloposteggi integrati con il trasporto pubblico e biciclette elettriche per incentivare gli spostamenti con mezzi sostenibili in strade insostenibili!
Per l’occasione il Sindaco ha dichiarato: Siamo in presenza di un ulteriore passo in avanti verso una città più moderna, funzionale e sostenibile, attenta alla qualità della vita e alla tutela dell’ambiente.
A guardarla oggi terremotata, alluvionata, buia, incasinata, deturpata, con pannelli fotovoltaici sulle nuove C.A.S.E. che non si sa se e come funzionano, a me viene in mente solo un pensiero: 

FERMATEVI! 

Chiamate qualcuno che sia bravo, ma bravo bravo (tra i cittadini aquilani ce ne sono a bizzeffe): ci vorrà un anno, ok, ci fermiamo e ricominciamo daccapo.

domenica 28 novembre 2010

Record e miracoli


                                                            Città ideale

A leggere e sentire gli ultimi comunicati stampa di Commissari, Premier e leader vari, sembra che L’Aquila non sia una città da ricostruire, ma un territorio dove si fanno record o miracoli. Ultimamente ci vediamo confrontati con il Friuli e Umbria e Marche, a volte vinciamo, altre perdiamo.
“La ricostruzione in Friuli iniziò più tardi che a L’Aquila”, “Se non ci sarà lo stesso trattamento di Umbria e Marche sono pronto a fare la rivoluzione”. Questi solo due esempi di slogan.
Io proverei a ripartire dall’inizio e cioè dalle 309 vittime. Nell’anno 2009, un terremoto annunciato miete 309 vittime. E chi è aquilano sa che il caso ha voluto risparmiarne altre. Il nuovo millennio in Italia porta subito un conto, altissimo.
La ricostruzione deve partire da lì, o lo abbiamo dimenticato? Dalle responsabilità, dalla giustizia.
Le responsabilità vengono da lontano perché si permise di classificare il nostro territorio come zona sismica 2 e si costruì non adeguatamente, data la sismicità reale. Poi si passa attraverso piani urbanistici che permisero la realizzazione di palazzi e case su terreni da riporto e altri su faglie attive, senza che fossero adeguate le norme edilizie. Ed ancora si è permesso di costruire con incuria, con cemento e ferro non a norma. Si sono ignorati i rapporti che parlavano di adeguamenti di costruzioni pubbliche e private, si è ignorata la prevenzione, i dati scientifici, la storia, i piani di evacuazione.
La ricostruzione dovrà darci una città sicura. Per questo ci sono le tecnologie e le conoscenze. Trovo superficiale che si dica “nei piani di ricostruzione devono essere indicati i palazzi e le case che dovranno essere abbattute” perché alcune lo saranno in quanto più o meno rase al suolo, altre lo saranno perché la microzonazione potrebbe indicare una inadeguatezza del terreno ed un' amplificazione eccessiva delle onde sismiche, altre ancora lo saranno perché troppo costosa la ricostruzione. Per quelle che potranno essere ricostruite l’adeguamento alle nuove norme sismiche dovrà essere in percentuale (credo l’80%): che vuol dire? Saranno sicure? Potrebbero subire danni strutturali in caso di sisma pur garantendo il non crollo? Ecco, cerchiamo di essere chiari. Ed allora come può un piano di ricostruzione essere fatto senza fondi certi, senza sapere quanto si avrà a disposizione per costruire ex-novo e quali siano le garanzie in caso di ricostruzione? Come può un ente locale decretare l’abbattimento di una casa privata senza poter garantire un risarcimento adeguato per la ricostruzione?
La nostra nuova città dovrà garantire tutti: giovani, vecchi, abitanti dei centri storici e delle periferie, lavoratori, studenti…
E allora: dove è la stima dei danni comprendente la ricostruzione sicura? Dove sono le norme che garantiscono un risarcimento al 100%? Dove è il progetto della nuova città, dei nuovi paesi? Dove verranno conservati e dove ci saranno innovazioni?
Dove è, al momento, la garanzia di una ripresa economica? Come si può iniziare una ricostruzione da luoghi che non permettono la ripresa del commercio e dell’artigianato? Si parlò all’inizio della riapertura di corridoi commerciali, poi si dimenticò. Per il centro storico dell’Aquila e per gli Aquilani tutti credo sia essenziale far ripartire le vie principali e riportare la città pian piano ad essere il luogo di socialità, quello che ci manca di più. Occorre ridare alla città la sua casa, il Municipio.
Ma queste sono solo idee mie. Forse sbaglio tutto e devo attendere, sperando per il meglio. Non rinuncerò, in ogni caso, a porre domande e ad aspettarmi trasparenza, informazione e la partecipazione di tutti alla rinascita del territorio.

Desideriamo essere ricordati per un unico RECORD (non miracolo): quello di essere a breve la prima città a prova di terremoto. Quando verrà non dovremo più piangere nessuna vittima.

venerdì 26 novembre 2010

Secondo Salone dello studente








Si è concluso da poco il secondo Salone dello Studente, manifestazione che ha visto vicini i servizi di Orientamento in ingresso e Placement, organizzato dall’Ateneo Aquilano.

I numeri: più di tremila studenti maturandi dall’Abruzzo, ma non solo, hanno partecipato, superando i numeri della prima edizione del 2008 (circa 2500).
Il Salone per l’orientamento in ingresso è solo il primo momento nel quale gli studenti possono cominciare a chiarirsi le idee per effettuare una scelta quanto più rispondente alle proprie inclinazioni e aspettative, seguiranno, infatti, incontri con le singole scuole durante tutto l’anno accademico. Correlare la scelta del percorso formativo con il mondo del lavoro, cioè quello che verrà dopo il traguardo del conseguimento del titolo di studio, è stata una scelta vincente. Le tante aziende presenti (più di 50) hanno avuto un bel da fare a rispondere alle domande dei giovani presenti, a spiegare, a farsi capire.
Un primo incontro di Orientamento, vero Orientamento: perché la scelta del percorso formativo è troppo spesso superficiale e rispondente a notizie confuse (il sentito dire), pressioni famigliari e voglia di evadere dalla routine. Quest’ultima motivazione ci fa ricordare di quanto siano importanti gli anni della giovinezza, nei quali i ragazzi cercano di trovare una identità, non solo professionale, ma anche individuale ed è per questo che la scelta della città spesso si antepone alla scelta di un percorso qualitativamente eccellente. Ma è sempre stato così. Altrimenti non potrebbe spiegarsi la fuga dei ragazzi da cittadine sedi di Università, o anche la scelta di andare in città  lontane, lontanissime. E questo non cambierà mai, per fortuna; la scelta di uno dei tanti studenti intervistati che dice chiaramente di voler cambiare aria, ne è un esempio. Più allarmante è leggere che si sceglie una sede perché si è sentito dire che gli esami sono più facili o, peggio, che ci si laurea prima: notizie confuse, scelte opinabili. Inaccettabile è sentir dire che non si verrà a L’Aquila per lo sciacallaggio in atto riguardo gli affitti. Quello che la stampa non riporta sono le centinaia di giovani, per la maggior parte della provincia, che ci hanno chiesto: “Voglio studiare matematica (o Lettere o Lingue o qualsiasi altro corso), ditemi che a L’Aquila c’è, perché voglio studiare qui”.

Il servizio offerto agli studenti maturandi nel Salone dello Studente è stato completo, non solo di tutto il panorama formativo del territorio (Accademie, Scuole militari, Conservatorio eccetera), ma anche per il post-laurea con la presenza dell’INFN, delle aziende, degli editori, degli studenti stranieri. Assente l’ ADSU, cioè l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio: ma ai ragazzi è stata detta la verità. E cioè che nonostante gli sforzi, nonostante i disagi esistenti a L’Aquila per alcune Facoltà, il problema più grande è quello della residenzialità: alloggi, mense, sale studio. E agli studenti universitari senior, quelli presenti allo stand per illustrare ai loro colleghi più giovani l’offerta formativa, è risultato stridente trovarsi in un luogo così attrezzato, la Scuola della Guardia di Finanza, senza mai aver avuto la possibilità, neanche in emergenza, di usufruire di quei servizi o di servizi simili. Nulla.
E allora c’è da chiedersi cosa stia facendo la città o la Regione, per i diritti degli studenti di questa Università. Per questa azienda, con più di mille dipendenti e 23.000 studenti. Perché le notizie che si susseguono sono negative, a volte denigratorie! Come la questione dell’esenzione delle tasse per un triennio: tutti a chiedersi se l’Università non stesse divenendo un “laurificio” o peggio ad affermare che gli studenti sono solo virtuali. A me sembra invece paradossale che ci si stupisca di un beneficio che, in realtà, dovevamo avere tutti: l’esenzione delle tasse, magari in modo che ne fossero maggiormente beneficiati coloro che hanno subito maggiori danni.
E con la scusa del non pagamento delle tasse universitarie o, addirittura, adducendo a motivazione la riscossione del CAS da parte degli studenti aventi diritto, si è sparato a zero su questi ragazzi, definendoli approfittatori, fortunati, furbi.
Dall’altra parte si vedono, invece, migliaia di giovanissimi, interessati, curiosi, accalcati nello stand dell’Università a chiedere notizie ai loro colleghi più anziani (molti fuori sede), sperando di divenire come loro: protagonisti, spigliati, preparati e felici per la loro esperienza universitaria in città, nonostante tutto. Pronti a lottare per i propri diritti, a rivendicare il fatto che parte della città è viva e sono loro, con la loro presenza, ad affollare, come sempre, tutto l’affollabile: anche la Scuola della Guardia di Finanza dove, per qualche minuto, pur non essendo l’occasione la più adatta, hanno steso uno striscione: L’Aquila città Universitaria o Militare?
Pur scusandomi con il Generale Lopez e quanti della Scuola hanno prestato la loro professionalità al servizio della manifestazione, mi sento di dire “Grazie studenti”: non state restando a L’Aquila perché non avete alternative, ma perché siete voi l’alternativa.
L’esperienza universitaria a L’Aquila è ora un’opportunità di crescere in mezzo a mille difficoltà e voi siete capaci di superarle: in mancanza di monumenti da occupare per manifestare assieme ai vostri colleghi di tutta Italia, avete occupato uno dei pochi tetti a vostra disposizione: quello delle Facoltà Universitarie.

Prof. Giusi Pitari
Prorettore Delegato Orientamento in ingresso