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venerdì 20 maggio 2011

Le regole sono regole




Le regole sono regole e vanno rispettate. Le leggi anche, altrimenti si entra nell’illegalità. Quando infrangi le leggi e la Procura apre un fascicolo su di te, se non sussistono i presupposti per l’archiviazione del procedimento,  si va al processo. E’ così, per tutti. Non si capisce come, allora, si debbano fare proclami contro i giudici che non archiviano e darsi a dichiarazioni molto poco edificanti. Il processo una volta svolto ci dichiarerà innocenti o colpevoli, tutto qua, senza fronzoli. Ma purtroppo sappiamo che per qualcuno non è così.
Per noi poveri mortali, invece, è esattamente così. Qui a L’Aquila di processi se ne stanno svolgendo tanti: riguardano i crolli di palazzine, la commissione grandi rischi, solo per citare i più importanti. Ma ce ne sono tanti di cui non si parla e, se si mettono assieme, fanno apparire i cittadini come una massa di delinquenti. Ricorderete tutti, ad esempio, il sequestro delle carriole che ha poi portato ad un processo, in svolgimento, non solo per chi deteneva quelle pericolose armi di distruzione di massa, ma anche per chi, identificato mentre ripuliva dalle macerie una Piazzetta meravigliosa del centro storico, si è macchiato di un peccato perseguibile per legge. Che dire poi delle manganellate a Roma? Cittadini pacifici e indifesi vengono picchiati a sangue e il processo lo subiscono loro, mica le forze dell’ordine!! E i ragazzi dell’asilo? Denunciati per l’occupazione di un luogo che, non solo è ancora occupato, ma è soprattutto il luogo di ritrovo di tanti e il centro di una serie mirabile di manifestazioni culturali. E ce ne sarebbero altre.
A questo punto ho due notizie: una buona e una cattiva.
Cominciamo da quella buona: i miei figli mi hanno detto che sono fieri di me. Perché? A seguito di questa cattiva notizia: sono indagata.
Oggi ho ritirato la notifica presso la Polizia Giudiziaria. Assieme ad altri 9 concittadini sono rea di aver passeggiato in zona rossa il giorno 17 luglio 2010. Lo ricordo benissimo: ci scrissi questo post , forse quello che è servito ad incriminarmi. Di seguito anche uno dei due video che girammo. 


Eravamo tanti, ma non importa. So già come mi difenderò: non già con una legge ad personam, ma con la verità. Non ero capace di intendere e di volere: quella sera sentivo una voce che mi chiamava. Era dolce e insistente, era quasi un coro. Mi dicevano quelle voci di andarle a trovare, di scaldarle con la vita, di respirare la loro solitudine. E alla fine da quei muri sgorgavano lacrime di ringraziamento.

P.S.: Con noi c’era anche la Digos!!!


venerdì 1 aprile 2011

Una città difficile da vivere

Il mio amico e collega Massimo Prosperococco racconta ......

....non e ' facile da raccontare, ma ci provo la getto così,  come mi viene

Oggi pomeriggio 1 aprile 2011 alle ore 15,30,   a due anni dal terremoto,  mi ero organizzato con Piergiorgio per andare in centro a Piazza Duomo per verificare dove piazzare un gazebo che servira' domenica per la raccolta fondi UILDM (Unione Italiana Lotta Distrofie Muscolari). Arrivato come solito al posto di blocco dell'esercito con la mia auto sono stato fermato, come solito, per la verifica del permesso dei documenti e tutta la solita storia, ......ma non era la solita storia.
Mi dicono che bisogna verificare il permesso e i documenti, attendo, 5 minuti, 10 minuti 15, minuti, 20 minuti comincio ad innervosirmi nel frattempo passa Dino e si ferma a fare due chiacchiere con noi. Torna il militare e chiede a Piergiorgio i documenti. Con fermezza, ma con educazione gli chiedo se e' normale tutto questo, gli dico che e' una vergogna quello che sta succedendo, gli dico che questa e la mia citta' ed io ho il diritto di andare in Piazza Duomo, come tutte le altre persone; è un abuso di potere quello che stanno facendo!  Loro non mi guardano nemmeno in faccia, non parlano non dicono nulla, si prendono i miei documenti, si allontanano, mi dicono da lontano  di attendere, passano altri 5, 10, 15, 20, 30;  è un' ora che siamo fermi fuori dalla Standa dentro di me ho voglia di mettere in moto ed andare in Piazza Duomo, nella mia piazza, la piazza degli aquilani, mi controllo.
Arriva una volante posteggia dietro; scendono due poliziotti e mi chiedono documenti. Rispondo un po' sgarbatamente, ma sinceramente ne avevo i motivi, che i documenti li tengono i militari; allora mi chiedono il libretto e i documenti di Piergiorgio, li prendono e vanno in auto per controllare nei loro server se  fossimo dei  criminali.  Passano altri 20 minuti.........un altro poliziotto mi riconsegna gentilmente i documenti e mi dice che posso andare dove voglio.......però mi dice che noi stavamo riprendendo con una telecamera il posto di blocco! Si e' vero Piergiorgio aveva una telecamera in mano perche' volevamo anche fare un video/documento a due anni dal terremoto. Ma la motivazione è incredibile "un regolamento interno dell'esercito impedisce di fare riprese a posti di blocco militari" capite un regolamento interno dell'esercito! non la legge dello stato Italiano! Cos'è L'Aquila una zona di guerra? Esistono anche regole d'ingaggio per disabili terremotati?
Sono arrabbiato, non è giusto che i militari, gli amati alpini, che di mestiere non fanno l'ordine pubblico, debbano stare nei punti di accesso del centro, fuori della zona rossa a controllare cittadini come me! Lì ci devono stare i Vigili Urbani
Purtroppo non sono il primo disabile e nemmeno è la prima volta che vengo fermato in questa maniera; a me è andata bene: alla fine alle 17 ero in piazza duomo stressato e provato. 100 metri dalla standa 1 ora e 30, ma ad altri disabili è stato impedito di entrare in centro e sono dovuti tornare indietro,
Sono stanco, i militari devono tornare in caserma, L'Aquila non e' Tripoli o Kabul. E' una citta' terremotata e noi cittadini abbiamo il diritto, senza patemi d'animo, di andare dove vogliamo nelle zone messe in sicurezza, tanto quello che c'era da rubare nelle case è stato rubato ora abbiamo solo il ricordo di come era.
L'Aquila e' anche cosi' oggi, una citta' molto difficile da vivere in tutte le sue sfaccettature

martedì 14 dicembre 2010

Piazza Palazzo


Riapre Piazza Palazzo. Dopo 20 mesi, finalmente, potrò essere considerata una normale cittadina che entra nella Piazza del nostro antico Municipio, nonché Piazza di tante serate e pomeriggi indimenticabili, senza timore di essere denunciata per reato. Non ricordo più quante volte ho buttato giù quelle transenne assieme ai miei concittadini. Ricordo la prima volta, il 14 febbraio 2010: avevo persino paura, non certo della mia città, ma delle conseguenze che i solerti poliziotti mi sussurravano all’orecchio. Ricordo l’ultima volta, l’8 dicembre 2010, mi sono sentita stupida a reiterare un reato!
E’ difficile spiegare a chi non ha mai perso la sua città cosa vuol dire che una Piazza riapre. Una Piazza nella quale non c’è nulla, se non palazzi puntellati. Ma viene strappata ad una zona rossa di 160 ettari, fatta di macerie di storia, macerie di vita, macerie di morte.
Ci sono voluti sfondamenti, carriole, litigate con Commissari, amministratori, chissà quanti soldi per renderla sicura e, soprattutto, tre concittadini denunciati. Ma riapre, ora riapre, finalmente.
E comincia la mia quinta vita, perché la quarta cominciò lì, il 14 febbraio 2010, quando commisi un reato e verificai l’immobilismo, la non curanza, l’inettitudine, la miseria, la sporcizia, la disperazione.

E’ il  momento di premere per Piazza IX Martiri e Piazzetta del Sole, poi San Biagio, Santa Giusta, San Marciano, Santa Maria di Roio …………….

L’Aquila, bella mè, te vojo revedè!

mercoledì 8 dicembre 2010

L'Immacolata


Da un paio di giorni sono nervosissima, dormo male, mi arrabbio con facilità, più del solito insomma. Così stamane, sono arrivata in centro per addobbare l’albero di Natale con un umore che non era proprio quello giusto.
E così, anche per non smentirmi mai, ho suggerito ad alcuni amici di andare a portare un po’ di addobbi in zona rossa. Detto, fatto.
Transenne che si aprono, militari che cercano di fermarci e chiamano i carabinieri, la digos che ci segue. Come al solito. Piazza Palazzo, Piazza dei Gesuiti e Piazza San Pietro. Un colpo al cuore, ancora una volta.
Il palazzo scoperchiato, la chiesa mozzicata, le pietre a terra, il leone protetto. Le macerie, quelle che dovrebbero essere portate via a mano a mano (quando?), i quadri appesi alle pareti, i portoni che vomitano ancora sassi e poi una fontana messa in sicurezza, transennata, chissà perché.









Sono nervosa sì, quando sento che dopo 20 mesi il nuovo responsabile della Protezione Civile dice che, per questioni di sicurezza dei cittadini, saranno ricostruite le chiese, ma le case no, perché è prioritaria la sicurezza. E riesce a citare anche studi scientifici, mandando in sollucchero chi da tempo lo dice!
Cosa significa? Non è vero forse che ci sono tecnologie all’avanguardia? Tecniche di costruzione innovative?
No, non è questo il problema, la questione gira attorno ai soldi che non ci sono e allora, dopo 20 mesi, ci si aggrappa a tutto.
Una città d’arte, un capoluogo di regione, rischia seriamente di non venir ricostruita e la nuova L’Aquila, quella sicura, già c’è, sparpagliata in 19 costosissime new town.
Così alla rabbia si è sostituita la pena, sì, ho sentito pena per me stessa. Perché imperterrita e felice entro nella mia città, a portarle fiori e addobbi. Come se servisse a qualcosa.

E allora oggi più che mai RIAPRIAMO LA CITTA’, SMILITARIZZIAMOLA E FACCIAMOLA NOSTRA. Non sia mai detto che, siccome diroccata e ferma, non ci piace più.

domenica 21 novembre 2010

THE DAY AFTER



21 novembre a L’Aquila, dopo una giornata che ha lasciato così tante sensazioni dentro, da farmi passare una notte agitata.
Mettendo da parte tutte le possibili valutazioni, c’è un aspetto che mi ha colpito, piacevolmente colpito. La città ieri era completamente smilitarizzata: nessun “checkpoint” con giovani militari in tutta mimetica. Né all’ingresso del Corso, né ai Quattro Cantoni, né a Piazza Regina Margherita. Piazza Palazzo aperta al pubblico. Una meraviglia nelle meraviglie della manifestazione nazionale.
Tornando a casa, ieri, mi è venuto il dubbio che tutto ciò fosse solo un effetto scenico, insomma far apparire la città all’Italia tutta un po’ più “normale”, specialmente dopo le nostre lamentele espresse in TV. Ho scansato il pensiero e mi sono addormentata nell’illusione di aver conquistato un pezzo di libertà per la mia città.
Stamattina di buon ora giungo in centro. All’altezza della prima Banca la solita camionetta e tre militari. Piazza Palazzo presidiata da un’altra jeep, con due “giovani mimetici”. Più in là a Piazza Regina Margherita due camionette e un piccolo drappello, sempre in tuta mimetica. Sul corso sfrecciano jeep, camioncini, soldati in mezzo alla gente che comincia ad affollare le strade. Inutili i miei tentativi di entrare a Piazza Palazzo.
Non so quali siano stati i motivi della smilitarizzazione di ieri, ma è troppo facile pensare che l’immagine da dare fuori della città dovesse essere più rosea di quel che è. Forse ci sono altre motivazioni che potranno essere addotte. Il corteo, infatti, ha manifestato tranquillo, senza la presenza di polizia in assetto anti-sommossa. E tutto è andato bene. Meglio, molto meglio di quando le forze dell'ordine sono state presenti in atteggiamento non propriamente cauto. Ma continuo a non capire.

Dobbiamo lottare per cominciare a fare piccoli passi avanti. Chiedo che l’amministrazione comunale si adoperi per riportare la città a dimensione dei cittadini. Eliminiamo l’esercito e la vigilanza: affidiamoli alla polizia urbana. Riapriamo le Piazze messe in sicurezza. Ce la possiamo fare.

RIAPRIRE LA CITTA’.

mercoledì 18 agosto 2010

TRANSENNE A TERRA!

Ohibò!!! C’è una novità a L’Aquila! Ci sono 35 milioni di Euro, sì 35 milioni di Euro disponibili per progetti sociali. Una manna, che arriva da donazioni e roba varia: quasi 70 miliardi delle vecchie lire.
La città è completamente cambiata, come sappiamo, a causa del terremoto e della successiva fase emergenziale che ha ridisegnato, per sempre, il nostro territorio. Per la ricostruzione abbiamo un commissario e una struttura tecnica di missione, ma non un masterplan, un progetto, men che meno condiviso! Così, con questi 35 milioni di Euro, spargeranno qui e là nuove strutture (si parla di palestre, centri polifunzionali – non mi sembra che si parli di biblioteche, ad esempio-), senza nessun criterio se non quello inneggiato dall’assessore plurimandatario Stefania Pezzopane, che dice di aver fatto una specie di sondaggio tra gli abitanti dei vari progetti C.A.S.E. (tranne la sottoscritta, a quanto pare).
Sorgeranno, quindi, nuove costruzioni, qui e là, nelle frazioni, con criteri scelti nelle stanze segrete da chi, tra le deleghe, ha quella nuova: LA PARTECIPAZIONE.
Senza almeno un urbanista che posizioni i nuovi insediamenti. Senza qualcuno che magari decida di implementare i trasporti per rendere raggiungibile l’esistente, adeguatamente restaurato. Costruire, ancora costruire, senza condivisione. Come fu ai tempi di Bertolaso. Ma i 35 milioni ci sono e tanta gente verrà abbeverata a quella fonte. 35 milioni di Euro che si trasformeranno in voti, ma non in una città che abbia un senso.
Stasera ho trasgredito i divieti e ho rivisto Costa Masciarelli: non ricordavo tutti quegli esercizi commerciali. Trasgredirò ancora e ancora. Sempre.
Come fanno tutti. Promesse trasgredite? Diritti storpiati? TRANSENNE A TERRA!

sabato 17 luglio 2010

L'Aquila bella mè

Stasera assemblea cittadina.
Dovrebbe funzionare che ciascuno, nel caso volesse porre all’attenzione di tutti un problema, dovrebbe non solo illustrarlo, ma poi interessarsene, creare condivisione con altri e, infine, arrivare ad una proposta concreta. Solo lavorando, infatti, si può raggiungere l’obiettivo di portare all’attenzione dei nostri rappresentanti, democraticamente eletti, una proposta.
A volte, spesso, l’assemblea viene presa come valvola di sfogo. Ciascuno porta un problema come se ci fosse tra noi qualcuno che può risolverlo.
Ma è interessante ugualmente, per gli spunti che vengono fuori.
Ci vuole impegno, purtroppo tanto. Ma ce lo dobbiamo mettere.
Qui a L’Aquila si lavora molto, spesso siamo delusi. I risultati non arrivano. Ci vuole costanza, controllo, “fiato sul collo” di coloro che promettono.

Stasera è avvenuto qualcosa di stranamente concreto, nostalgico, emozionante, che ci ha ricordato da dove veniamo: alla fine dell’assemblea è bastato dire «Quatrà, andiamoci a fa un giro pè L’Aquila!».
Insieme abbiamo spostato le transenne che ci dividono da lei, la nostra L’Aquila e cantando “L’Aquila bella mè” ci siamo ripresi una città stranamente calda e bellissima.
Due brevi filmati dei cittadini, gli stessi che a Roma sono stati manganellati, che passeggiano nella loro città incerottata, ma ancora inaccessibile, persino militarizzata: abbiamo imparato ad evitare i Check Point!