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mercoledì 3 aprile 2013

L'Aquila, anno IV D.T.



L'Aquila, anno IV dopo terremoto


Ci siamo, è il 6 aprile. E sono trascorsi 4 anni. E questo lo sanno tutti.
Una cosa è certa: per quante ne possiamo aver passate durante questo quarto anno D.T., il 6 aprile arriva sempre, imperterrito.
Le commemorazioni, via via che passa il tempo,  assumono significati più profondi. Sono giorni che mi preparo, che ci prepariamo, ciascuno a suo modo: chi rispolvera vecchie foto, chi ricordi, chi paure, chi lacrime. Sono giorni di “passione” questi, che cancellano qualsiasi altra sensazione che non sia connessa ad un momento: le 3,32 di 1461 giorni fa.

Per quest’anno non me la sento di riassumere ciò che è successo negli ultimi 366 giorni, anche perché meglio di me parlano le foto della mia città. Più che le mie parole cito quelle di un bambino che domenica scorsa, era Pasqua, si trovava in centro con i suoi genitori; era evidentemente la prima volta che veniva a L’Aquila e, rivolgendosi alla madre, ha esclamato «Mamma, ma L’Aquila è proprio una città distrutta!». Parole che rimbombavano tra i palazzi puntellati e striscioni vari delle nostre manifestazioni. E fa eco a ciò che un altro bambino disse tre anni fa: «Non pensavo potesse esistere una città fantasma così grande».
E neanche me la sento di ricordare quei terribili trentotto secondi, scolpiti dentro di noi con la stessa forma. Che non è un numero, 3,32 o 6 o 309, né polvere, né lacrime, né ferita. E’ una ruga, un insieme di rughe indelebili e visibili: attorno agli occhi, alle labbra, sulla fronte. Si percepiscono ad ogni movimento facciale e,  quindi, persino nella spensieratezza e la gioia che, come per tutti, fortunatamente arrivano, anche in zona terremoto.

Il 6 aprile è un giorno nel quale ci incontriamo e  ricordiamo assieme, cosa c’è dentro quelle rughe. Oltre la sofferenza e, ancora, l’incredulità.  

Durante quest’anno appena trascorso,  abbiamo avuto un “momento” simile di condivisione: era il 22 ottobre 2012 e un giudice, a L’Aquila, emetteva una sentenza di condanna nei confronti di una commissione appositamente riunitasi a L’Aquila, 4 anni fa, per valutare il rischio che si stava correndo con lo sciame sismico in atto. E ne uscì una rassicurazione. Uno dei fattori di rischio venne sottovalutato.  
E il filo che corre tra vita e morte si spezzò.
Impressiona ancora ricordare, per chi è ancora vivo, la scossa precedente quella distruttiva, dopo la quale rimanemmo in casa, quasi tutti: era tutto normale.
E così, dopo essere stati ingrati, lagnosi, sfaticati, quest’anno siamo divenuti anche stregoni.

La storia di questi 366 giorni  può essere riassunta in un’ aula di tribunale,  poi  derisa e vilipesa.  

E in tutti i giorni inutili che continuiamo a passare in tribunale, accusati di aver varcato la zona rossa, di aver manifestato, di esserci uniti. Tutti attorno ad una città che ha perduto l’anima.
Ma non la dignità,  intesa come identità morale di un gruppo di persone: un valore intrinseco e inestimabile di ogni essere umano, pur se terremotato.
Non il rispetto, quello che meritano gli aquilani, gli emiliani, i genovesi e tutti coloro che hanno subito eventi catastrofici: che inizi la ricostruzione all’insegna del ricordo, del rispetto, della dignità. Della sicurezza.

venerdì 4 gennaio 2013

Europeisti?




Si susseguono in questi giorni, da parte di tutti i politici (o quasi), dichiarazioni del tipo “Siamo europeisti”. Temo che queste dichiarazioni che anche i meno “addetti ai lavori” percepiscono come “elettorali”, si riferiscano soprattutto alla sfera finanziaria.
Ma quando si dichiara di essere europeisti bisognerebbe riferirsi a tutto tondo sia ai principi fondanti, sia alle varie risoluzioni del Parlamento europeo durante questi ultimi anni, altrimenti noi cittadini ci sentiamo leggermente presi in giro. Il premier uscente asserisce che i “temi di civiltà” non fanno parte della sua 'Agenda', rivelando di avere un'idea della società limitata ai soli temi economici. Gli fa eco più di qualche esponente del PDL che paventa come alcune “prese di posizione” vadano contro i principi della Chiesa”, manco la stessa facesse parte della UE. Per non parlare di alcuni esponenti del PD, che riguardo i diritti civili farebbero bene a ripassarsi la nostra Costituzione. Altri preferiscono il silenzio su questi temi, li vorrebbero far percepire come squisitamente etici, come se l’etica dovesse non interessare la politica.
Durante questa campagna elettorale dove risuonano parole quali “Fiscal compact” “Spread”, “Pareggio di bilancio” “Eurobond” quasi come una minaccia, risultano assenti altri temi europeisti sui quali, a quanto pare, è meglio glissare. E allora vediamo se qualcuno ne parlerà.
Non so ancora cosa farò il giorno delle elezioni, anche se ho l’impressione che non potrò esprimere un voto se alcuni temi non verranno nemmeno sfiorati.

Primo tra tutti “l’uguaglianza uomo donna”: quanto sono Europeisti i nostri politici?
L'uguaglianza tra le donne e gli uomini rappresenta uno dei principi fondamentali sanciti dal diritto comunitario. Gli obiettivi dell'Unione europea, in materia di uguaglianza tra le donne e gli uomini, hanno lo scopo di assicurare le pari opportunità e l'uguaglianza di trattamento tra donne e uomini, nonché di lottare contro ogni discriminazione basata sul sesso. Questo tema è essenziale in termini di lotta contro la povertà, di accesso all'istruzione e ai servizi sanitari, di partecipazione all'economia e al processo decisionale, eccetera. L’indipendenza economica, infatti, si può raggiungere lottando contro la discriminazione, gli stereotipi nell'educazione, la segregazione del mercato del lavoro, la precarietà delle condizioni di occupazione, il lavoro part-time involontario e lo squilibrio nella suddivisione dei compiti di assistenza tra donne e uomini. Di contro, nell'Unione europea non esiste ancora una pari retribuzione tra donne e uomini (per lo stesso lavoro o lavoro di pari valore), le donne nei processi decisionali e nelle posizioni di potere continuano ad essere sottorappresentate rispetto agli uomini, sia nel settore pubblico che in quello privato. Per non parlare del rispetto della dignità e dell’integrità delle donne, ma anche la fine della violenza basata sul genere, e in questo caso la Commissione ha adottato una Carta per le donne volta a potenziare la promozione della parità tra donne e uomini, in Europa e nel mondo. Infatti, le disparità legate al genere hanno conseguenze dirette sulla coesione economica e sociale, sulla crescita sostenibile e la competitività, nonché sulle sfide demografiche.

 Ed arriviamo ai diritti civili: quanto sono Europeisti i nostri politici?
 Il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di favorire l'accesso per le coppie gay ''a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio''. Sollecita poi la Commissione Ue ed i Governi a ''garantire'' l'attuazione ''senza discriminazioni basate sull'orientamento sessuale'' della direttiva Ue sulla libera circolazione, ''proponendo misure per riconoscere reciprocamente gli effetti dei documenti di stato civile''. Un invito quindi ad accettare unioni e matrimoni sancite in altri Stati UE. Il Parlamento europeo, approvando a maggio 2012, una risoluzione comune sulla 'Lotta contro l'omofobia in Europa', ''condanna con forza tutte le discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere'' e ''deplora vivamente che tuttora, all'interno dell'Ue, i diritti fondamentali delle persone 'Lgbt' (lesbiche, gay, bisessuali e transgender, ndr) non siano sempre rispettati appieno''. L'Europa condanna inoltre le ''violenze'' a cui sono sottoposti i collettivi Lgbt e chiede agli ''Stati membri'' di ''dare l'esempio'' sul terreno della lotta alla discriminazione basata sull'orientamento sessuale. Un invito all'eguaglianza che si spinge oltre le frontiere della Ue.

Arriviamo ai diritti dei detenuti: quanto sono Europeisti i nostri politici?
La risoluzione del Parlamento UE sui diritti dei detenuti, dicembre 2011 Il Parlamento Europeo ha sollecitato gli Stati membri ad adottare urgenti misure per garantire che siano rispettati e tutelati i diritti fondamentali dei detenuti. In particolare, il Parlamento UE ritiene che dovrebbero essere applicati, in tutti gli Stati membri, standard minimi comuni di detenzione e sottolinea l'importanza di concedere protezione specifica alle detenute madri e ai loro figli, anche attraverso l'uso di misure alternative alla detenzione nel migliore interesse del bambino. Tra le priorità indicate:
  • garantire che siano rispettati i diritti fondamentali, in particolare il diritto alla difesa e all'accesso a un legale, e che siano garantiti i diritti degli indagati o degli imputati, compreso il diritto a non subire trattamenti inumani o degradanti; stanziare risorse per la ristrutturazione e l'ammodernamento delle carceri; 
  • tutelare i diritti dei detenuti; 
  • riabilitare e preparare con successo i detenuti per il rilascio e l'integrazione sociale; 
  • promuovere il miglioramento delle strutture carcerarie negli Stati membri, al fine di dotarle di idonee attrezzature tecniche, ampliare lo spazio disponibile e renderle funzionalmente in grado di migliorare le condizioni di vita dei detenuti, garantendo comunque un elevato livello di sicurezza; 
  • invita gli Stati membri a garantire che la detenzione preventiva rimanga una misura eccezionale da utilizzare nel rispetto di rigorose condizioni di necessità e proporzionalità e per un limitato periodo di tempo, in ossequio al principio fondamentale della presunzione di innocenza e del diritto di non essere privati della libertà; 
  • lottare contro il suicidio nelle carceri e a svolgere sistematicamente inchieste imparziali allorché un detenuto muore in carcere; lottare contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. 

E poi si arriva al tema dei migranti: quanto sono europeisti i nostri politici?
La migrazione internazionale può contribuire alla crescita economica dell'Unione europea (UE) nel suo complesso, oltre a fornire le risorse per i migranti e i loro paesi d'origine e contribuire così al loro sviluppo. Può essere un'opportunità, in quanto fattore di scambio umano ed economico che permette alle persone di raggiungere le loro aspirazioni. Tuttavia, vi è la necessità di gestire la migrazione in maniera tale da tenere conto delle capacità d'accoglienza dell'Europa sul piano del mercato del lavoro, degli alloggi, dei servizi sanitari, scolastici e sociali, proteggendo i migranti dal rischio di sfruttamento da parte di reti criminali. E in termini un po’ più pratici: cosa intendiamo fare riguardo la cittadinanza ai figli dei migranti residenti?

Potrei continuare a lungo e chiedere se i nostri politici intendano almeno leggere la Carta sulla gioventù, o magari interessarsi di ambiente (dicendoci chiaramente cosa pensano di fare con i nostri rifiuti o con le bonifiche dei siti contaminati), o, ancora più “terra terra”, come intendano mettere in sicurezza il nostro territorio e se nella loro Agenda ci siano parole come “L’Aquila”, “Emilia”, “Liguria” eccetera.
Mi interessa inoltre l’idea che avrebbero i nostri politici sulla formazione, cioè della scuola e delle Università; se intendano, cioè, usare ancora test e prendersela poi con la “scuola” se i risultati non risultassero comparabili con quelli di altri paesi europei o se, al contrario, intendano intervenire sulla scuola pubblica finanziandola adeguatamente. E ancora se intendano, per esempio, valutare gli effetti della riforma Universitaria e rivalutare il ruolo della formazione pubblica o se, semplicemente, lasceranno scorrere tutto così come va, non intervenendo sul finanziamento del Diritto allo Studio e sui progetti di scambio Internazionale (sono solo esempi). Se ritengono, inoltre, che sia corretto demandare la ricerca a raccolte di denaro tra i cittadini e non, invece, aumentando la quota di finanziamento a ricerca e innovazione.

Mi fermo qui: io sono europeista e per questo voterò solo chi si occuperà di questi temi.

venerdì 6 luglio 2012

Ferrara e L’Emilia





Ieri sera a Ferrara incontro dibattito, in occasione della festa Democratica provinciale, sull’Università e il suo ruolo nella ricostruzione.
Eravamo 3 aquilani (due studenti, Mauro Pettinaro e Andrea Fidanza, ed io) e 3 Ferraresi (uno studente, Daniele Branca, il prorettore Francesco Bernardi e l’assessore regionale Patrizio Bianchi), conduceva la giovane democratica  Giulia Bertelli.
Interessante scambio di esperienze.
Situazione a Ferrara: tanta paura, ma danni limitati, specie se paragonati a L’Aquila. Ferrara ha circa 150.000 abitanti, studenti universitari circa 18.000 e un totale di 8  Facoltà: Architettura, Economia, Farmacia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Scienze mm.ff.nn.
La Facoltà di Lettere e Filosofia, in centro, risulta inagibile, anche se solo in parte. Stessa sorte Ingegneria che si trova in un altro Polo; da noi a L’Aquila, sarebbe risultata con classificazione “F”, perché si trova con al centro una vecchia ciminiera, ora pericolante. Altre sedi agibili, danni leggeri. Il Rettorato, sempre in centro, è inagibile ed è stata montata una tensostruttura in giardino per gli uffici. La città ha due studentati, di 300 posti letto totali, ora inagibili, come pure le due mense. 

L’assessore ci ha spiegato che in tutta l’area interessata dal sisma insistono ben 870.000 persone, l’area coincide, totalmente, con l’antico ducato estense, colpito da un terremoto intorno al 1500.
Le scuole sono state molto colpite e dopo la prima scossa sono state tutte verificate. Si tratta di 429 istituti scolastici, compresi asili, scuole materne, medie e superiori. Dopo la prima scossa risultavano inagibili 62 scuole, il numero è salito a 219 dopo la terribile seconda scossa.
L’assessore ci ha snocciolato tutti i dati ed ha poi annunciato che sono partiti i bandi per la ricostruzione delle scuole con danni relativamente leggeri. Si è scelto di coinvolgere sin dall’inizio i sindaci di tutto il cratere, assieme alla Regione e al Commissario. Il ruolo dei Sindaci è stato fondamentale per il rapporto col territorio e la tenuta dello stesso. 
 
Quindi si faranno subito interventi sugli istituti scolastici, completamente diretti dai sindaci e dalle province. I Sindaci, naturalmente, hanno una struttura tecnica di appoggio.
Le verifiche sugli edifici scolastici e Universitari sono stati effettuati da squadre di tecnici. L’assessore ci ha spiegato che dopo la prima ordinanza della Protezione Civile, c’è subito stato un diverbio con le istituzioni locali che rivendicavano un ruolo. Dopo alcune riunioni e “puntate di piedi” , Franco Gabrielli si è convinto e le squadre di tecnici per le verifiche degli immobili sono miste: Protezione Civile, Università della Regione.

Per gli istituti scolastici con gravi danni si procederà a impiantare strutture provvisorie: container e MUSP. Dunque tutti i ragazzi a scuola per settembre, anche se non tutte insieme. Per evitare eventuali disguidi per ritardi nella riapertura, si sta approntando una sperimentazione 2.0: internet, e-learning, streaming delle lezioni. Si punta ad un alta qualità della didattica.

Per i bandi di riparazione delle scuole si pubblicheranno bandi europei per ben 70 lotti: questo per evitare che vincano solo grandi imprese e, quindi, che siano escluse le imprese del territorio.
Riguardo l’Università ed in particolare gli studenti, oltre alla riduzione delle tasse per alcune categorie si sta pensando di operare azioni mirate per non far lievitare gli affitti.

Questo è solo un sunto di quanto ha detto l’assessore che, badate bene, sembrava uno di noi: disponibile, simpatico, ma anche competente, con idee chiare e a tutto tondo. Una persona molto alla mano che è stato anche Rettore dell’Università di Ferrara e Presidente della CRUI.

Non voglio fare paragoni, però mi preme dire che dopo il dibattito tutti i presenti, tutti, ci hanno fatto i complimenti per come abbiamo saputo far ripartire l’Università a L’Aquila, nonostante la situazione disastrosa e vogliono incontrarci ancora.

Come dire, altrove  apprezzano e stimano l’operato dell’Ateneo aquilano.

martedì 5 giugno 2012

Trentotto mesi


Domani saranno passati esattamente 38 mesi dal sima che il 6 aprile 2009 distrusse la nostra città e tutti i centri storici del cosiddetto cratere. Mi preme sottolineare quel numero, trentotto, perché ci sono affezionata. Trentotto secondi è il titolo di un racconto che scrissi durante i primi giorni post-terremoto, in camper ed anche il titolo di questo blog. Scrivevo: “Il titolo riporta il tempo che mi sembra sia passato dal momento in cui mi sono svegliata il 6 aprile 2009, a causa del sisma che ha colpito la mia città, e l’attimo nel quale ho percepito che la scossa si affievoliva. L’ho ricostruito e ricalcolato, ripercorrendo ciò che ricordo di aver fatto quella notte. Mi dicono che la scossa principale è durata meno, ma il mio tempo è stato quello, proprio trentotto secondi. In molti hanno avuto la sensazione che la catastrofe sia avvenuta in una quarantina di secondi e, dato che la nostra percezione è quella che conta, mi sento di dire che il titolo rispecchia il nostro dramma.”
Più in là davo voce ad una speranza: “…non esiste nessun processo inverso che in 38 secondi ci riporti indietro. Questi trentotto secondi li dobbiamo dilatare e ripercorrere attraverso una nuova via per rimettere tutto in ordine. Non basteranno neanche 38 minuti o trentotto ore, neanche 38 giorni, ma forse 38 mesi ben spesi ci ridaranno un po’ di ordine.”

E siamo arrivati al traguardo: sono trascorsi esattamente 38 mesi, insomma 1156 giorni. Che sia trascorso tanto o poco tempo non lo so dire, a volte mi sembra un secolo, altre ieri.
In 1156 giorni, in 38 mesi , possono succedere tante cose: la prima che mi viene in mente, essendo docente universitaria, è che ci si può laureare; un bambino nato 38 mesi fa, ora cammina, parla e va all’asilo; in 38 mesi la mia casa poteva essere ricostruita due volte, i tempi tecnici sono, infatti, 18 mesi.

E qui comincia una storia incomprensibile. Il più prezioso immobile della mia città, non ha tempi tecnici di ricostruzione superiori a 38 mesi, nonostante questo i lavori di ristrutturazione ancora non hanno nemmeno inizio; certo c’è voluto tempo per progettare, approvare eccetera, ma evidentemente la burocrazia ha tempi più lunghi di 1156 giorni. In 38 mesi si sono costruiti alcuni immobili pubblici che, però, dopo 1156 giorni hanno ancora problemi di gestione e, quindi, sono chiusi al pubblico. Così potrà anche avverarsi un qualcosa di assurdo e cioè che un centro polifunzionale per studenti universitari, inaugurato in pompa magna, verrà aperto proprio quando gli studenti delle  Facoltà che dovrebbero usufruirne si saranno trasferiti lontano, sulla collina di Roio.
Qualcosa è andato bene, però (almeno a sentire il Commissario): pensate in “appena” 38 mesi sono state riparate le case poco danneggiate per una spesa complessiva  di 590 milioni di Euro e, finalmente, ben 34.102 persone sono ritornate in città, dopo mesi e mesi di lontananza, durante la quale tra alberghi e autonoma sistemazione si sono spesi svariati milioni di Euro e la città è rimasta vuota, persino nelle periferie. Mi domando ancora perché si è cominciato a non programmare nulla e si continui così, evidentemente abbiamo preso una brutta piega!

Vi confesso che avrei voluto scrivere tutto un altro tipo di post, anzi stavo quasi per concluderlo, quando su Facebook sono incappata in questa foto


e questo è il relativo commento: “Chi ancora parla di come è stata gestita l'emergenza sisma a L'Aquila dal governo Berlusconi si deve vergognare. Dove sono tutti i "carriolanti"? Perché non vanno in Emilia a protestare contro il governo visto che il loro amico Santoro sta mandando interviste di terremotati che dormono in macchina e dicono: SIAMO SOLI!!!”

In una sola parola, quella foto la trovo deprecabile e non già perché sono aquilana, ma perché sono terremotata, come gli Emiliani. E ricordo perfettamente i primi giorni dopo il sisma, dove al contrario di quanto possa pensare l’autrice del fotomontaggio, c’era tanta gente che dormiva in auto, altrettanta in tende all’interno dei giardini: impauriti, ancora non consapevoli pienamente dell’accaduto, scioccati da tante vite spezzate. E forse dimentica le tendopoli, forse non c’è mai stata. Ricorda gli alberghi, evidentemente, come segno di lusso sfrenato che ci è stato concesso, dimenticando la sofferenza di tanti lontani dalla città, vuota, nella quale, contemporaneamente, altri decidevano, in maniera irreversibile, il destino di questo territorio.

Ma ora basta, non ho voglia di dire sempre le stesse cose,  mi rendo conto che in questi trentotto mesi io sono cambiata, tanto. Come penso sia normale dopo una catastrofe di questo genere. Così cambiata che aborro i confronti, oggi in atto ovunque, tra L’Aquila e l’Emilia, così cambiata che auguro ai miei connazionali terremotati una ricostruzione veloce, e li ringrazierò, se ci riusciranno, a nome dell’Italia tutta; sono così cambiata e ancora in cambiamento che ho deciso che butterò il mio cuore al di là di queste dannate piastre, per guardare avanti assieme ai tanti concittadini, cresciuti in consapevolezza durante questi 38 mesi. A tutti quelli che facendo autocritica ora ci sono e sono assieme, senza più scontri e individualismi né, tanto meno, con colpe da scaricare su altri. 

Io spero con tutta me stessa che tra altri 38 mesi potrò dire che sarà iniziata la mia quinta vita: quella dentro una città.

lunedì 4 giugno 2012

Il terremoto di Luca






Riprendo oggi, uno dei  racconti tratto dal mio libro "Trentotto secondi" . 

E' il giorno del lutto nazionale per le vittime del terremoto in Emilia e qui a L'Aquila, tra due giorni, saranno trascorsi trentotto mesi senza più quelle anime che sono andate via. 

Il terremoto di Luca:
LUCA
Chi è Luca? Luca è Luca. E’ tutti gli studenti dell’Aquila messi insieme. Luca ha sempre una parola per tutti, anche una battuta, a volte sarcastica. Luca è un giovane politico che vuole cambiare il mondo. Luca si arrabbia, Luca passa nottate intere a pensare e ripensare. Luca si arrovella. Luca partecipa a tutte le feste, sa tutto dei locali dove mangiare meglio. Un pezzo di Luca è rimasto sotto le macerie dell’Aquila. I suoi studenti, i suoi amici, i sui compagni di ventura non ce l’hanno fatta. Ma insieme a Luca L’Aquila può farcela.


E questo è il terremoto di Luca:

Ero rientrato a casa da un ora e mezza circa, una pausa davanti al televideo.
Poi al letto, scosse da 3.9 e da 3.5, meglio mettersi a letto in tuta, casomai toccasse uscire dall'immobile. Entrambi i cellulari a caricare. Nel letto, come spesso accade, decido di leggere, ancora oggi non riesco a ricordare cosa, ho dunque gli occhiali sul volto.
Leggo e mentre leggo arriva la terribile scossa. E' chiaro subito che è forte, più forte delle altre, d'istinto mi rannicchio di lato e mi copro la testa con le braccia. Non finisce, cominciano a crollare libri, armadi, salta la luce, si sente un rumore assordante, mia madre urla. Mi alzo. Cerco il telefono caduto, lo raccolgo e prendo anche l'altro. Vado dai miei, parte la seconda fase della scossa, la casa balla, sembra cedere. Riesco a far alzare i miei pietrificati, accompagno mia madre sotto l'androne della porta. Mio padre ritarda, la scossa si ferma, prendo la maglia e le scarpe, il faro. Faccio scendere i miei, li seguo e faccio luce, faccio scendere anche l'ultimo della scala.
Siamo fuori, è terrore, il palazzo è fortemente lesionato, penso subito:  il centro è venuto giù.
Penso che il quartiere tra S.Pietro - S.Silvestro - via Garibaldi - via Roma sia crollato per intero.
Tiro fuori le macchine, lascio i miei dentro una di esse: “Rimante qui, io vado in centro”.
Incredibilmente alla prima telefonata rispondono. Mauro, Paola, Alessio e la sua famiglia sono in piazza S. Silvestro. Le case crollate.
Davanti  all'Anas la prima casa venuta giù completamente. E' chiaro, ci saranno morti in città, molti morti. Salgo per via XX Settembre e si mostra la devastazione, come una Beirut sotto le bombe.
Passo davanti la casa dello studente, mi manca l'aria.
Fermo la macchina di fronte alla redazione del “Centro” (il quotidiano abruzzese n.d.r.), sul marciapiede sopra Piazzale Paoli. Urla ovunque; da piazzale Paoli sale solo fumo e polvere. Riscendo via XX Settembre. Una ragazza piangendo davanti al Girasole (pizzeria n.d.r.) urla di andare a salvare la sorella, non capisco, mi faccio indicare, li in fondo c'è casa di Elvio. In macerie, solo macerie. Le prometto di andare a cercare aiuto. Scendo ancora su via XX Settembre, Chiara mi ferma e invoca di salvare la compagna di casa, è incastrata.
Mi indica casa, alzo lo sguardo e vedo il palazzo su via dell'Orto Agrario spezzato a metà. Crollato a metà. Mi fermo sotto la casa dello studente. C'è un ragazzo al 4° piano,  mi dice dove sono gli altri ragazzi dentro, provo a capire. C'è un ragazzo che tira macerie contro la vetrata degli uffici, forse vuole provare ad entrare o ad aprire vie di fuga. Risalgo e corro a cercare i vigili. I primi che trovo, il telefono è a questo punto inutilizzabile, mi spiegano che da ovunque richiedono aiuto, ovunque chiedono soccorsi. Riesco a contattare Tino, mi dice che ai Gesuiti (altro alloggio per studenti, n.d.r.) tutto ok. Capisco che non hanno la percezione della tragedia perché mi dice che una ragazza sola si è ferita, è  scalza. Non so come dire che via XX Settembre è un campo di guerra.
Raggiungo di nuovo i Vigili, all'unico povero mezzo su via XX Settembre,  provano a fare quello che possono. Si dirigono verso la casa di Elvio. Poi scende la macchina con la scala verso la casa dello studente, Chiara ha ancora la coinquilina dentro e implora aiuto. Cominciano a scendere i ragazzi rimasti dentro, con la scala. Vado dietro S. Giusta, passo per i vicoli, molti crolli, ma i palazzi in piedi. Vado verso  piazza Duomo. E’ un continuo di scosse e cadono le macerie davanti, dietro e ai miei lati. Corro riportandomi sul Corso. Cerco con gli occhi tutti e registro chi c'è. Vedo Marino e Giorgio, vedo Fabio e Elvezio…. E’ evidente che anche in piazza Duomo, dove tutti vengono dai crolli del centro, non hanno la percezione di ciò che c'è a via XX Settembre; dico a tutti che li è macerie macerie macerie e della casa dello studente. Riscendo da via Sallustio e risalgo via XX Settembre, c'è una anziana che ha preso una macchina senza avere patente, ha sbattuto contro un albero, la faccio scendere e le dico di rimanere sul marciapiede, sposto la sua macchina. Macchine in fuga, macerie, vigili, ambulanze. Alla casa dello studente la scala dei Vigili va via, non possono entrare, devono aspettare macchine che lavorino dall’esterno. Piergiorgio è dentro e parla. Giancarlo lo sprona. Gli diciamo di attendere che li tireranno fuori. Cerchiamo di capire chi è dentro. Francesco, Angela, Davide, Alessio, e ancora altri. Non riesco a capire se Carmela è dentro. Avevo parlato con lei  su Facebook due ore prima della scossa. Chiedeva se l'università era chiusa o aperta. L'amica di Chiara l'hanno tirata fuori.
Vado verso casa di Elvio. La sorella di quella ragazza è li, sempre lì. Si scava a mano. A mano. Scendo in fondo verso Campo di Fossa e giù verso le villette liberty. Crolli. Casa di Noemi. E’ una tragedia senza fine.
Riesco a sentire Mauro che mi fa l'elenco dei ragazzi trovati, che hanno risposto etc.... aggiorno con quelli che so io, che ho ricevuto e che ho incontrato. Mancano ancora alcuni.
Manca sempre Elvio.
E la sua casa è solo macerie.

venerdì 1 giugno 2012

L'Emilia e L'Aquila





Un campo di erba medica

Non scrivo dell’Emilia perché tutti devono scrivere qualcosa! anzi; ho aspettato che il coinvolgimento emotivo si attenuasse, che la mente smettesse di tornare indietro ai famosi  "Trentotto secondi" di 1152 notti fa, che fossi in grado di guardare  quelle immagini; ho aspettato, per essere sicura di saper ascoltare quello che la gente di lì grida e piange.
Non so ancora se sono pronta, ci provo. 

Ho incontrato un imprenditore di quelle zone che ha perso il suo capannone industriale, un uomo di circa 70 anni, accanto sua moglie. Persone semplici, cordiali, i cui occhi somigliano troppo a quelli nostri: sguardi increduli, perduti, bagnati, che raccontano da soli il dramma della catastrofe. Poche parole scambiate, di nuovo sui quei terribili momenti, i loro ed i miei. E poi la consapevolezza di stare in una specie di “tempo zero”,  dove devi trovare la strada per ricominciare. Poche parole per dirci che ci terremo in contatto, che vogliono ascoltare le nostre voci di terremotati “in stato avanzato” e persino le scuse «Non vi abbiamo seguito abbastanza, sembrava una cosa così lontana da noi!»

Poi le parole decise e commosse di un altro imprenditore, giovane, ieri in TV: «Voglio rimanere qui, amo questa terra». E ancora l’appello televisivo di una giovane assessora: «Vogliamo che a ricostruire siano i nostri operai, i nostri ingegneri, la nostra gente; vogliamo rialzarci, lavorando».

Da terremotata di lungo corso dico a tutti quelli che possono sentire queste parole di farle depositare nel profondo della loro anima, per capirle e agire di conseguenza. L’Emilia, “terra laboriosa” chiede di ricominciare dal lavoro, da quello che hanno sempre fatto. Per questo sarò fiera, assieme agli aquilani, di pagare come tutti la tassa di scopo (accisa di 2 centesimi sui carburanti) e sarò ancora più felice di vedere ricostruite le fabbriche, le case e le chiese, con il massimo della sicurezza possibile. Da aquilana mi auguro che ci siano portavoce decisi, forti, con le idee chiare che non scendano a compromessi, che siano lungimiranti, che ascoltino la gente, i lavoratori, le madri e i padri, i bambini, i ragazzi, i vecchi. Perché quella terra è la loro ed anche di tutti noi, e sinceramente la affido a chi la ama, e saprà proteggerla.

Da aquilana, di nuovo, spero con tutta me stessa che l’Emilia possa essere di esempio all’Abruzzo, a noi e soprattutto a chi lo amministra, a chi ha goduto del consenso popolare per governare il capoluogo, affinché divengano davvero i portavoce delle istanze della popolazione in termini di trasparenza, di partecipazione, di ricostruzione sicura e accurata, di lungimiranza delle scelte, di visione di insieme, di rilancio economico, di ricostruzione sociale, di opportunità per i giovani. Che sappiano anche loro gridare con forza che le imprese locali, i tecnici locali, i giovani aquilani siano in “pole position” per rifondare questa città e questo territorio. Che abbiano la serietà di imparare dalle tante professionalità presenti sul territorio, che guardino con interesse alla cultura nel suo insieme, che abbiano l’umiltà di dire “ho sbagliato” quando necessario e di chiedere aiuto.
Siamo gente laboriosa e un po’ spigolosa, possiamo imparare da tutti, persino da quell’imprenditore che ho incontrato e mi ha raccontato che della terra ha fatto il suo mestiere; dapprima vendendo frutta, poi foraggi per animali che esporta in tutto il mondo. Di cosa si tratta? Di  erba medica essiccata. Ed ha soci in tutta Italia, persino in Abruzzo, a Chieti.

Far nascere nuovi imprenditori, facilitandoli nello start up.
Fare tesoro di ciò che abbiamo imparato tutti. Dagli ingegneri ai geologi, ai commercianti, alle singole persone: una rete di conoscenze che non deve andare perduta.

Ho preso contatti con alcuni Emiliani, ci vogliono lì, anche solo per raccontare i nostri tre anni. Per scambiare e cambiare. Perché la storia di questo territorio è nostra e dobbiamo fare lo sforzo di scriverla con l’impegno, le battaglie, la perseveranza.

Forza emiliani, forti e gentili. Forza L'Aquila, sempre!