venerdì 13 maggio 2011

La riparazione delle nostre case




La mia casa: ottobre 2010


Come me, tanti aquilani si trovano a destreggiarsi con il progetto di ricostruzione della loro casa, seriamente danneggiata dal sisma di 25 mesi fa e classificata con la lettera “E”: la lettera scarlatta.
Questa ricostruzione non parte, è ferma, bloccata, anche per gli edifici che non si trovano nel centro storico. Si susseguono accuse da ogni parte; la più disdicevole, quella del nostro Commissario nonché Presidente della Regione, Gianni Chiodi, che invita i nostri ingegneri e progettisti a studiare «Se gli ingegneri aquilani non capiscono le norme sulla ricostruzione «allora studino, perché in Italia ci sono altri professionisti, che le norme le capiscono eccome»  E questo già la dice lunga sui disegni che si fanno di questa città.
Ma veniamo ad un punto essenziale della ricostruzione: la sicurezza. Perché ora voglio sfidare chiunque a rientrare in una casa senza avere la certezza che sia stata ricostruita con tutti i crismi!  Nell’assemblea cittadina di ieri, il prof. Gianfranco Ruggieri ci ha resi edotti sulla situazione. In realtà, noi la conoscevamo da tempo, perché leggiamo, ci aggiorniamo, ascoltiamo; segni evidenti di stupore venivano da alcuni nostri rappresentanti politici, ahimè!
La prima questione è che alcuni edifici dovranno essere ricostruiti ex-novo: quelli crollati, evidentemente, e quelli che hanno avuto danni ad almeno il 50% di elementi portanti, o giù di lì;  gli altri saranno riparati se il costo non supera quello di abbattimento e ricostruzione. OK. La riparazione prevede, ovviamente, un “risanamento” sismico che non è un ADEGUAMENTO, bensì un MIGLIORAMENTO. Adeguamento alle nuove norme antisismiche significherebbe il 100% in termini di sicurezza, per miglioramento, invece, si intende il raggiungimento di un livello minimo di questa essenziale sicurezza, cioè l’80% che poi, essendo troppo costoso e a volte impossibile, è stato abbassato al 60%. Ecco, potrei fermarmi qui, ma purtroppo non è tutto.
Qual è questo limite di convenienza? E’ determinato da ” tetti” su diverse voci, scritti su varie ordinanze commissariali, spesso aggiustate, con la conseguenza che i progetti non sono mai pronti. Queste voci essenzialmente sono quattro:
·          La riparazione del danno: 400 Euro/m2
·          Adeguamento energetico: 130 Euro/m2
·          Abbattimento barriere architettoniche: 50/60 Euro/m2
·          Sicurezza (adeguamento sismico): 400 Euro/m2
Delle quattro voci elencate, va da sé che le prime 3 sono delle costanti: il danno deve essere riparato, l’adeguamento energetico e l’abbattimento delle barriere architettoniche sono un obbligo di legge, quindi per poter rientrare nei limiti, non rimane che agire abbassando la sicurezza. Perché, se superi la cifra  (che in alcuni specifici casi è più alta), devi abbattere e ricostruire e ti danno più o meno 1200 Euro/m2 . Il tutto senza conoscere i tempi, dove si metteranno le macerie, e buttando giù ogni casa!! E c’è ancora dell’altro.
Quei 1200 Euro sono riferiti alla superficie convenzionale , cioè netta, con abbattimento. Per intenderci non comprende per esempio le cantine,  la scala (che si conta in maniera strana), il sottotetto, e la superficie muraria. Tra la superficie convenzionale e quella  lorda si può creare una forbice che a volte si attesta intorno al 20%, altrimenti (la maggior parte dei casi) tra il 25 ed il 35 %. Quindi, per intenderci,  la superficie convenzionale della tua casa è 100 m2 ,  per ricostruirla ti danno 120.000 Euro. Li prendi, ma poi ci devi costruire il lordo, cioè 125 m2 , quindi l’indennizzo diviene 800 Euro m2 !!! Ricordo che per costruire gli appartamenti del progetto C.A.S.E., che ci hanno detto essere provvisori, si sono spesi più di 2500 Euro m2 . Per il definitivo ci danno meno di un terzo!! E abbiamo bisogno di case antisismiche!
In soldoni,  che la tua casa venga abbattuta o che si ricostruisca, bisogna tirar fuori soldi: nel primo caso per avere una casa decente, nel secondo  per avere sicurezza.
La ricostruzione del mio palazzo costerà quasi 2 milioni di Euro: si tratta di un palazzo di 7 piani con 14 appartamenti:  140.000 Euro circa per ciascuna famiglia e sarà migliorato dal punto di vista sismico fino all’80%. La C.A.S.A.  in cui abito ora, è costata 160.000 Euro circa: se avessero costruito tutte strutture provvisorie veramente, i MAP (moduli abitativi provvisori) , avrebbero speso per me la metà e con l’altra metà avrei potuto avere un alloggio sicuro. 
Per questo continuo a pensare che queste C.A.S.E. siano una iattura!

lunedì 9 maggio 2011

IL MIO CAMPER


Non sono mai stata una camperista, né lo sarò in futuro. Ma nel 2009 ho passato 6 mesi della mia vita proprio in un camper, che mi venne consegnato alla fine di aprile. Domani andrò a firmare il passaggio di proprietà: l’ho venduto. E sono 10 giorni che questo mi fa male. Non già perché vorrei tenerlo, ma perché riaffiorano, da qualche parte della memoria, 180 giorni circa, in quel piccolo spazio. Ho un ricordo bellissimo di quei giorni. Il terremoto ci aveva sorpresi tutti, disseminato distruzione e morte, ed i sopravvissuti si sentivano un tutt’uno, una comunità unita da un evento catastrofico come pochi. A L’Aquila le persone si contavano sulle dita di qualche centinaio di mani. E si cercavano. E si trovavano.
Una delle scelte migliori che ho fatto nella mia vita è stata proprio l’acquisto del camper. Presi i miei pochi risparmi e li spesi. Tutti. Ed ora che ne riprendo un po’ dalla vendita, mi sembra persino di aver guadagnato qualcosa.
Il camper sei posti è stato per sei mesi pieno di persone. Avevamo un rifugio sicuro e si dormiva tranquilli. Avevamo il gas nel camper e si poteva cucinare per tutti. Eravamo davanti all’abitazione di mio fratello con la possibilità di connessione wi-fi, per tutti, gratuita. Un lusso. Nella strada non c’era quasi nessuno, per cui la invademmo con ombrelloni, tavoli e sedie e l’immancabile piccolo barbecue per gli arrosticini. Nel giardino di mio fratello piantai gli odori e qualche ortaggio. Il vicino mi riempiva dei suoi prodotti.
Ho descritto la mia piccola casa anche nel libro  "trentotto secondi" e un giornalista scrisse su di me questo bell'articolo.
Le case, anche se sono solo rifugi temporanei, si riempiono presto della tua vita: svuotando il camper, ho ritrovato cose, abiti, piccoli ricordi. Ed ora lo lascio andare: per fortuna lo prende un mio amico.
Non credo che mi mancherà, ma lo ricorderò per sempre: mi ha tenuto stretta alla mia famiglia e alla mia città. E’ stato molto importante quel piccolo rifugio!

domenica 8 maggio 2011

Le macerie di maggio

Dell’Aquila non parla più nessuno. Per questo credo che sia ancora più importante di prima, che continuiamo noi aquilani a scrivere di lei.

E’ primavera anche qui, arriva in ritardo dalle mie parti il sole primaverile. I giorni appena trascorsi sono stati bellissimi: sole, aria pulita, cielo terso e le montagne, sempre lì, imperterrite a guardarci. Le poche strade del centro si riempiono di persone: così la mia città diroccata sembra un po’ meno triste.
Per questo motivo ho deciso di andare a visitare alcuni paesi intorno a L’Aquila: Roio Colle, Santa Rufina e Poggio di Roio. Il centro di quest’ultimo è transennato, ma sono riuscita a passare. Gli altri due paesi sono percorribili. Purtroppo non basta questo bel sole primaverile a rendere emotivamente accettabile la visita, anzi, l’erba alta sui cumuli di macerie, rattrista di più. Così come non si può fare a meno di sentirsi solidali e vicini alle famiglie che abitano nelle loro case, magari rinnovate nel colore, ma circondate da pietre, ghiaia, ferro, tavole di legno, insomma macerie. Quelle del 6 aprile 2009.
Le macerie continuano ad essere il problema dei problemi, dopo 25 mesi.  Nonostante, nella mia mente, non sia possibile che, dopo un terremoto, non si sia messa in campo una strategia, anche d’emergenza, per liberare da questa morsa le città e i paesi. Eppure è così.
Nel tempo si sono susseguite promesse “Le macerie saranno solo un ricordo tra 6 settimane” [Ministro Prestigiacomo, marzo 2010] e un’infinità di discorsi di cui, l’unica cosa che ho capito bene, è che le macerie, da un punto di vista normativo, sono da considerarsi “rifiuti solidi urbani”, immondizia. E come l’immondizia non sono un problema da smaltire, ma solo soldi da appaltare. Questa è la verità.
Per recuperare la materia prima da quelle macerie, dobbiamo stoccarle in un sito temporaneo, cioè una discarica e, a ben guardare, noi non abbiamo una discarica neanche per i rifiuti urbani veri e propri. Quindi? Quindi nulla. Promesse di adeguamento di un sito, con tutta la burocrazia da spicciare e poi nulla.
Continuo a non capire come si sia potuto arrivare a 25 mesi dal sisma, senza affrontare in problema immediatamente, in emergenza. Presentando un progetto valido e innovativo. Lo dicemmo con le carriole che le macerie dovevano restare nostre! Perché è lapalissiano che siano una risorsa. Qualche milione di tonnellate di macerie fa gola: se ne può ricavare materia prima, utile nell’edilizia della ricostruzione, ma anche vendibile. E ci sono parecchi soldi in ballo.
E invece non so che fine faranno quelle macerie. Chi le avrà e a che prezzo.
 Oggi, a 762 giorni dal sisma, mi chiedo come sia possibile che cumuli di “rifiuti solidi urbani” possano giacere nelle nostre case, nei nostri centri storici, accanto alle case dove le persone vivono, in mezzo alle strade dove tutti camminiamo. Come è possibile?  Se non sono materiale inerte, come possiamo conviverci? Se devono essere depositate in discariche a norma perché piene di materiali inquinanti (ferro per esempio, ma anche amianto), come mai possiamo respirarle? Intanto le intemperie fanno il loro corso e lavano questo materiale, rilasciandolo nel suolo e il vento lo porta dove noi  viviamo!
Non servono più a nessuno le carriole? Hanno detto troppo  sulle macerie?  Ma qualcuno pagherà per questa inefficienza, perché noi non dimentichiamo, né possiamo farlo. Le nostre pietre ci dicono da dove veniamo: da quella terra, da quei sassi, da quei cornicioni, da tutti quei ricordi sepolti che il vento oggi ci porta scaldati da un morbido sole.

venerdì 29 aprile 2011

La vita


Anno 1909


Quando si parla di morti mi viene sempre un groppo allo stomaco.  Giorni fa, guardavo alcune foto antiche della mia città e osservavo la gente, quella di un secolo fa. Qualcuno mi ha fatto notare che nessuno di loro è in vita e mi si è bloccato il respiro.
Sarà per questo che mi fa schifo sentire che si parli di morte con assoluta noncuranza. Quasi che, per alcuni versi, i morti siano solo un effetto collaterale.
Ieri ad Annozero, un professore universitario, ha contato i morti del Giappone e di Cernobyl. In Giappone, diceva fiero, fino ad ora non ci sono stati morti né feriti a causa del nucleare: zero, ha detto zero. Poi ha contato i morti Cernobyl, ad uno ad uno, e ne sono risultati dapprima zero,  in seguito, correggendosi, il professore ha enumerato i “veri morti”: 3 immediatamente dopo l’esplosione, di cui uno di infarto, poi altri 28 (dei 134 soccorritori-liquidatori), e ad oggi altri 19 (sempre tra i liquidatori); se si fa la somma i morti “veri” sono 50. E poi incalza con altri numeri che riguardano l’aumento delle patologie da radiazioni e esulta nel dire che non ci sono stati aumenti di leucemie e tumori solidi. Cita anche la fonte, che poi è questa: UNSCEAR. 
I morti “veri”: bah!
A parte le inesattezze, ho trovato disgustoso che si sia parlato in quel modo di persone morte o colpite da radiazioni, come se fossero un grafico al quale riferirsi per dire che, in fondo, non è successo nulla di grave. Come se un certo numero di morti fosse, sempre, un prezzo obbligato da pagare, persino nella  realizzazione di grandi opere, come i morti sul lavoro.
E poi c’è anche un onorevole, ad Annozero, che snocciola morti: secondo il rapporto OCSE  a causa delle polveri sottili muoiono 960.000 persone l’anno, nel mondo.
A parte che non ho capito come ci possa essere un rapporto così sbilanciato tra pericolosità del particolato atmosferico e delle radiazioni nucleari, trovo sgradevolissimo dire che dobbiamo scegliere il male minore. Quando tutti sanno bene che le persone hanno un cervello, naturalmente finché sono in vita e, quindi, hanno capito benissimo che questo modello di sviluppo (quello occidentale) è un fallimento, da qualsiasi punto di vista lo si guardi. Perché questo modello non mette al centro la vita (nostra e del pianeta), ma il numero minore di morti, calcolati non si sa come. E siccome i morti non possono parlare ai microfoni, ma parlano al nostro cuore, vorrei sapere se 309 vittime del sisma della mia città, sono un effetto collaterale, oppure sono la dimostrazione del fallimento di tutte le politiche di prevenzione, di tutte le catastrofi, compreso il nucleare. E se i morti libici, egiziani, siriani eccetera sono un prezzo che il pianeta deve pagare per forza, oppure sono ammazzati dall’ingordigia e dalla fame di denaro e profitti.
E i morti di fame? Contiamo quelli, allora. Uno dei rapporti FAO parla di cinque milioni di bambini  al di sotto dei cinque anni che muoiono di fame nel mondo, ogni anno.  
E non riesco neanche a commentarlo.

La vita deve essere al centro dei nostri interessi: quella migliore che possiamo vivere, assieme.

giovedì 28 aprile 2011

Il progresso




Oggi ho comperato “Il Centro” perché leggevo un bel titolone fuori dalle edicole:  “CICCHETTI ASSISTENZA DA RIVEDERE” ed avevo sperato che finalmente tornasse su suoi passi. Ricorderete, infatti, della sua ordinanza “capestro” per la quale già ho avuto modo di scalpitare.
In realtà, l’articolo non dice nulla se non che “Dopo due anni va rivisto qualcosa” e poi giù con parole senza senso: “La questione prezziario può dirsi risolta, se viene fuori qualcosa in itinere si vedrà, è impossibile prevedere tutto prima, il 99% è stato fatto, posso dire alla gente che il periodo più brutto è passato, in questi due anni non si è perso tempo, il confronto vivace può tirare fuori qualcosa di buono, L’Aquila si può fare meglio di prima, ricostruire una città è qualcosa di complicato …. “
E l’assistenza alla popolazione? Quella per cui ha la delega? I nostri problemi, quelli veri di vita quotidiana? Perché non è che tutti possono incatenarsi o ricorrere al TAR per vedere valere i propri diritti!!!
Poi nella cronaca locale un piccolo trafiletto: TRUFFA MADOFF DEI PARIOLI, INDAGATI FUNZIONARI CARISPAQ.  Pare che non potessero sapere cosa si nascondesse dietro tutti quei passaggi di denaro! Insomma 300 milioni di Euro che passano inosservati: che storia è questa? Eppure nessun giornale sviscera la questione in maniera esauriente.
Molto più grande il titolo che riguarda il PD locale: insomma si è alzato un polverone per la nomina di un nuovo assessore che si occuperà anche dell’assistenza alla popolazione. E’ un esponente di Rifondazione Comunista. Il PD locale si lamenta della mancanza di trasparenza del Sindaco nell’effettuare la nomina ed io scopro che, quindi, non è vero che il Sindaco nomina gli assessori, ma prima li deve indicare al partito (o viceversa) e poi eventualmente nominare. Così scopro pure che potrebbe essere interpellato Bersani e mi sento male, così come quando, per l’elezione del Rettore dell’Aquila, si riuniscono persone di Roma.  Comunque sono molto felice della nuova nomina.
E poi il battibecco sull’architetto Fontana, che presiede la struttura tecnica di missione e altre amenità.
Sembra proprio che i problemi della gente e della città non possano riempire le pagine dei giornali, a meno che non si facciano azioni eclatanti!  Per esempio è passato ormai un anno dalla promessa delle rimozione macerie, e sono ancora lì.  Risale a novembre 2010 la conferenza stampa con la quale si annunciavano oltre 118 milioni di euro per la ricostruzione tra cui: interventi pubblici ricompresi nel Programma sperimentale di fattibilità e breve termine;  interventi negli edifici pubblici di proprietà del Comune dell’Aquila; interventi su reti idriche e fognarie da parte della società di gestione Gran Sasso Acque; interventi sul patrimonio culturale; interventi alla chiesa delle "Anime Sante";  conferenza nella quale il Commissario ebbe  parole di apprezzamento per il contributo tecnico fornito dalla Curia, che aveva realizzato un accurato studio, supportato da tecnologie all’avanguardia, sullo stato della città in superficie, ma anche a livello di sottoservizi. Cosa è successo da allora? Mi sembra solo di aver capito che, accantonata l’idea di fare “cunicoli intelligenti”, ora si pensa a ripristinare ciò che c’era, questo a proposito di una città migliore di quella di prima! E ci sarebbe molto altro: il commercio, il lavoro, la cassa integrazione …. Insomma tutto.
Per fortuna c’è Internet e proprio ora apprendo che la Provincia di Pescara  non ha fatto propria la nostra legge sulla Ricostruzione, quella che abbiamo scritto noi e per la quale si sono raccolte firme in tutta Italia: evidentemente ci tiene molto a fare bella figura con “il capo” e pensa sia giusto rischiare di essere fuori dalle benevolenze che garantiscono di potersi ripresentare sempre, sempre uguali, sempre stretti a doppio filo sul nulla.
E così mentre ci si prepara al matrimonio di William e Kate, anacronisticamente medioevale in questo secolo,  e sento al Tg3 che per le macerie abbiamo bisogno di un trituratore, penso che la tecnologia è progredita troppo rispetto alla ristrettezza di vedute di molti governanti.
Il progresso permette facilmente di essere trasparenti e di dare informazioni, facilita la partecipazione, risolve problemi pesanti (macerie) con l’uso di tecnologie all’avanguardia, ci dà una mano nello smaltimento e differenziazione dei rifiuti, ci fa ricavare energia dai rifiuti organici, ci fa costruire case sicure e autosufficienti, ci fa parlare, confrontarci, ci connette con il mondo.
Ma il mondo continua a fare guerre, a chiudere gli occhi, ad ammaestrarci con informazioni parziali, a rattoppare case e città, a consumare in maniera caotica.
Forse tutto questo progresso non è per noi.

martedì 26 aprile 2011

Attenti! E' il vostro turno.




Ecco, è successo: il nucleare ha mostrato la sua pericolosa vulnerabilità, mieterà vittime vicine e lontane, continuerà ad accatastare rifiuti tossici e a blindare migliaia di tonnellate di acque radioattive. La gente è preoccupata, e non solo. Le persone sono informate: sanno degli sprechi di energia, di come si potrebbe risparmiare, conoscono  bene la stretta connessione tra  rifiuti ed energia, sanno cosa si intende per  fonti rinnovabili, credono nella ricerca. E sono queste persone che fanno paura. Invece che le radiazioni emesse da alcuni elementi,  per i quali occorreranno migliaia di anni prima che decadano.
Il Presidente del Consiglio ha paura dell’opinione della gente, non dell’onda emotiva in sé:  del fatto che l’informazione sta girando ovunque, inesorabile, intrattenibile. E’ la consapevolezza che spaventa il potere. Perché è meglio averci ciechi e sordi, pronti a votare su false promesse una lista scritta da loro, piuttosto che informati, esigenti, critici e propositivi. Questo è lo straccio di democrazia che in qualche modo ci siamo meritati.
Il  potere ha paura dell’opinione dell’elettorato. Non se pensa che sei un puttaniere, quello può tornarti utile, nemmeno se sospetta che hai corrotto un giudice, tanto c’è la prescrizione, e nemmeno se sa che ti compri i parlamentari, perché è per il nostro bene. Ma se le persone hanno paura di morire, di veder morire i propri figli, il proprio mondo e, per questo, sono disponibili a fare un passo indietro, a crescere in modo meno distruttivo, questo no, non ti sta bene. E allora prendi tempo, e annulli la possibilità di espressione democratica.
A parte il paradosso dell’annullamento del referendum sul nucleare, questa  paura è una buona notizia. Dovrete tremare d’ora in poi. Perché vi guardiamo, vi ascoltiamo e non vi crediamo.
Ora cosa volete? Vederci ancora in piazza per poi fregarvene? Per strumentalizzarci? Per deriderci? Per dire che eravamo pochi? Per manganellarci?
 Attenti, mi sa che stavolta è il vostro turno.

giovedì 21 aprile 2011

Collemaggio: anno 38 D.T.




Nel pomeriggio vado a Collemaggio, uno dei miei posti preferiti in città. E’ un meraviglioso giardino e c’è una serra gigantesca, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico, trasparente e piena di piante rare, rigogliose che si possono anche comprare. Chissà a chi venne in mente di farla circa 30 anni fa!
In mezzo a tanto verde, fiori, alberi giganteschi, stradine c’è di tutto.
Prima tra tutti la musica: c’è il conservatorio, uno dei gioielli aquilani, con tanto di artigiani per restauro strumenti musicali. Sale di registrazione, di sperimentazione nuove musicalità, e poi l’auditorium, di Renzo Piano! Nonno mi dice che volevano costruirlo nel Parco del Castello, ma poi i cittadini, partecipando al progetto di città, votarono per questa nuova destinazione, senz’altro migliore visto come poi si è evoluta.
Sembra di entrare in un mondo diverso quando arrivi in quel pezzo di città: davanti la bellissima Basilica, sulla destra il Parco del Sole, un anfiteatro naturale, a destra i giardini e mille attività, soprattutto artigianali, di restauro, di tutto: mobili, strumenti musicali, dipinti, pietre monumentali. E’ una scuola, aperta a tutti, che parla di storia e di tradizioni che, per fortuna, non si perdono e sono anche fonte di reddito.  C’è una scuola di cinematografia con interessanti progetti di restauro di vecchi filmati.
Dell’antica L’Aquila è rimasto il dipartimento di riabilitazione e assistenza psichiatrica: Collemaggio era il manicomio, poi venne chiuso e i nostri “matti” cominciarono a seguire percorsi di riabilitazione. E’ così anche ora e vi si trovano mille attività nelle “casematte”.
Quello che mi piace di più è arrivarci a piedi in quel bel “giardino”, da Costa Masciarelli. Venne costruito un “ponte”  20 anni fa, che attraversa Via Strinella ed è trasparente: ci vengono da tutto il mondo per ammirarlo. Sembra che i pedoni volino tra gli alberi e di notte i giochi di luce lo rendono magico. Si arriva in mezzo al verde dove alcune costruzioni, finemente restaurate, ci ricordano gli anni addietro, altre, nuovissime ma delicate, si mescolano bene nell’insieme. 

Stasera nell’auditorium uno spettacolo bellissimo: Animammersa.