martedì 19 aprile 2011

L'alluminio




Il Conai  ha deliberato l’adeguamento del Contributo Ambientale sugli imballaggi in alluminio dagli attuali 25,82 euro/ton a 52,00 euro/ton a partire dal 1° maggio 2010. 
Una lattina di Coca Cola pesa 14 grammi in media. Siamo circa 25.000 famiglie a L'Aquila. Ipotizziamo che ciascuna consumi almeno  4 lattine a settimana. Cioè 224 nell’arco di un anno, più o meno 3 chili di alluminio. Che fanno circa 78,4 tonnellate in totale per le famiglie aquilane: 4 bei camion tutti pieni. Che smaltire in discarica ci costa 120 Euro a tonnellata: cioè 9408 Euro. Che invece se differenziamo, si risparmia e l’alluminio ci viene pagato, per un totale di quasi 4000 Euro. Cioè risparmio più guadagno= 13.000 Euro. E parliamo solo di un minimo di lattine!!!
Ci sono i coperchi dello dello yogurt,  i fogli, le vaschette, le scatolette di alluminio! Le pentole di alluminio, le macchinette del caffè ....
Per ottenere un chilo di alluminio riciclato sono necessarie 71 lattine usate.
• In un anno in Italia vengono consumate circa un miliardo e settecento milioni di lattine.
• Riciclare un chilogrammo di alluminio fa risparmiare l’estrazione di quattro chilogrammi di bauxite, e 13/17 kWh di elettricità.
Ce lo fate differenziare anche a L’Aquila??? Oppure vogliamo che le nostre discariche divengano miniere di alluminio, ferro eccetera, tra secoli e secoli, e chi verrà dopo si troverà a fare il minatore?

lunedì 18 aprile 2011

Back home

Stamattina, di fretta, sulla strada statale 17, i nomi dei paesi scorrevano ed, evidentemente, mi lasciavano qualcosa dentro. Tornando a L’Aquila, così, non ho potuto fare a meno di fermarmi a Civitaretenga e a Castelnuovo. Sapevo cosa mi aspettava: il silenzio, il vuoto. E così è stato. Ed ero sola, così non ho varcato quelle transenne. Ho montato le immagini, eccole



Poi il ritorno a casa. Attraverso la città cambiata, che ti appare brutta, disfatta, disordinata. Negozi in container, farmacie in container, MUSP, baracche di legno, case vuote, colori sgargianti, traffico. Un tuffo, infine, nel passato più lontano mi fa incontrare la giostra e la pubblicità del Circo, con tanto di animali rari: un elefantino che sembra Dumbo e la tigre Shere Khan.
Dove sono?
Eppure è la mia città: ferita, deturpata. Lontana.
E questo continua ad essere il mio posto: quello che mi manca.

domenica 17 aprile 2011

Le parole sono importanti: ecologico.

All’Aquila approda un nuovo supermercato CONAD  e sui giornali leggiamo il titolone: “L’Aquila: un supermercato «ecologico» infrange il silenzio commerciale di Pettino”.
Intendiamoci, sono felice dell’apertura in zona Pettino di un supermercato, quello che mi “sturba” è l’aggettivo ecologico: perché le parole sono importanti. 
La definizione “ecologico” viene data ad un’attività commerciale che mette a disposizione dei clienti un raccoglitore di bottiglie in PET e lattine per bibite e premia il cliente che conferisce questi rifiuti, con un buono acquisto di 3 centesimi per ciascun contenitore. Intendiamoci, trovo ammirevole l’iniziativa, anzi mi chiedo come mai l’ASM non si doti di tali raccoglitori ovunque, facendo convenzioni con i commercianti o addirittura prevedendo altre premialità: abbassamento della TARSU, acquisto di biglietti per il bus eccetera.
Sottolineo che, però, non basta un raccoglitore per definire un esercizio commerciale “ecologico”! Così come non bastano i pannelli solari per definire le C.A.S.E. ecosostenibili!
In particolare tutti i nostri supermercati (quindi compreso quest’ultimo) fanno un abuso di imballaggi: vaschette di plastica per confezionare ogni cosa, vaschette di polistirolo a iosa (e noi neanche lo differenziamo), nessuno ha attivato il servizio di prodotti alla spina (detersivi, per esempio), non vengono privilegiati prodotti a “chilometraggio corto”……
Inoltre vorrei proprio sapere che fine fanno gli “avanzi alimentari”!!
Mi informo e vi faccio sapere.

mercoledì 13 aprile 2011

Sei terremotato ....

Nel giugno 2009 avevo pubblicato questo elenco nel quale descrivevo la condizione del terremotato . La riprendo e in rosso indico ciò che non è più attuale, in verde il nuovo status a due anni dal sisma.

Sei terremotato quando ti rendi conto che gli altri non sono terremotati
Un terremotato è libero, ma non sa cosa fare
Un terremotato per entrare in casa deve essere accompagnato
Un terremotato fa un sacco di chilometri
Tocchi con mano di essere un terremotato quando quell’abitudine così radicata ora l’hai dimenticata
Sei terremotato quando tu e i tuoi amici siete sempre in TV
Sei terremotato quando usi le lavatrici comuni
Sei terremotato quando vai sempre sul sito dell’INGV
Un terremotato non ha mai la testa libera
Il terremotato è grato ai Vigili del Fuoco
Il terremotato non vive in casa e ogni luogo lo considera temporaneo
Sei terremotato se quando rientri in casa con i Vigili sei confuso e vorresti prendere tutto
Il terremotato a casa prende tutto, tranne quello che aveva messo nella lista delle priorità
Sei terremotato se non vedi l’ora che ti venga consegnato il camper
Un terremotato ha i brividi quando legge i giornali
I brividi del terremotato sono di incredulità
Un terremotato alla domanda “Come va?” risponde “Bene”
Il terremotato è l’unico che ha capito cosa è la relatività, del tempo e dello spazio
Sei terremotato quando il sabato è un giorno come gli altri
Sei terremotato quando abbracci tutti
Un terremotato sogna un piumino caldo
Sei terremotato se capisci l’importanza della ghiaia
Un terremotato comprende cosa sia la guerra
Che bello per un terremotato essere salutato da una persona che conosceva solo di vista!
L’apertura di un negozio per il terremotato è gioia
Un terremotato è famigliare con il rumore degli elicotteri
Un terremotato ha la libertà di estraniarsi da qualsiasi discussione

Un terremotato si sente solo
Se un terremotato urla i propri diritti è un ingrato
Ti accorgi che sei terremotato quando continui a chiederti perché la tua casa ricostruita non sarà sicura
Un terremotato, fuori dal cratere sismico, guarda le vetrine dei negozi
Se dopo il terremoto abiti in una struttura provvisoria messa a disposizione dal tuo governo, ti senti più provvisorio che mai, anche se la tua abitazione non ha nulla, purtroppo, di provvisorio
A due anni dal sisma, un terremotato lo riconosci subito perché appena apre bocca dice cose incomprensibili: MAP, MUSP, CAS…
Il terremotato socializza su piastra
Sei terremotato quando tutti parlano di case e nessuno ti dà lavoro
Sei terremotato quando leggendo i giornali, ti sembra che non ci sia nessuna situazione peggio della tua, ad eccezione dei paesi dimenticati
Quando dopo due anni vedi ancora le macerie, sei terremotato

Un terremotato dopo due anni, può essere che guarda solo il suo orticello


martedì 12 aprile 2011

L'Aquila, anno 38 D.T. : il mio quartiere.


Visualizza L'Aquila: Torrione, San Francesco, Colle Sapone in una mappa di dimensioni maggiori


Mio nonno abita nel quartiere San Francesco, nella casa di famiglia. Anche mio zio, 25 anni fa, comprò un appartamento attiguo. Da bambini vivevano in un palazzo di 7 piani che subì gravi danni col terremoto del 2009. Il quartiere, in generale, non subì danni gravissimi, come il vicino Torrione, dove oggi abito.
Mio nonno aspettò molti anni prima di poter rientrare in casa, tanto che, infine, la loro mamma si trovò da sola in casa: i figli si erano fatti grandi. Però l’ebbero vinta gli aquilani: le case danneggiate gravemente vennero abbattute lasciando il posto a costruzioni sicure, leggere, ecocompatibili. L’appartamento nuovo è più piccolo di quello allora danneggiato, ma si accolse la sicurezza senza batter ciglio.
Questa parte dell’Aquila cambiò volto e divenne un quartiere “scolastico”: non l’unico, ma quello cui sono affezionata, perché si tratta delle mie scuole. Venne costruito un vero e proprio campus scolastico, proprio perché, anche all’epoca, molte scuole si trovavano vicine al quartiere. Il campus scolastico trovò realizzazione, inizialmente, con la riconversione del la vecchia grande Caserma Rossi, in seguito si espanse fino a congiungersi col vecchio plesso scolastico di Colle Sapone.
Vi sorgono tutti i tipi di scuole, di vario grado, tutte immerse nel verde e piene di servizi: biblioteche, laboratori, scuola di teatro, piccole sale per cinema, bar, mense, palestre, campi sportivi, piscina, piccolo museo del terremoto, sale per disegno e pittura, parcheggio per superbike “solari”, foresteria per studenti stranieri che usufruiscono dei numerosi scambi con tutte le nazioni, aule multimediali per imparare le lingue con l’aiuto di ragazzi e docenti stranieri che si alternano. Solo la sala musicale è leggermente distante e si trova nel Castello Cinquecentesco, raggiungibile a piedi attraverso una pedonabile panoramica. Ah! dimenticavo anche la montagna la studiamo lontano da qui, toccandola: abbiamo la possibilità di studiare sul Gran Sasso o sul Sirente, ovunque: si pernotta , si scia d’inverno e con la bella stagione si fanno escursioni.
Nonno dice che sono fortunata e lo sono davvero. Ad aver avuto nonni e bisnonni che c’hanno creduto. A L’Aquila.

domenica 3 aprile 2011

L'Aquila, anno II D.T.


L’Aquila, anno II D.T. (dopo terremoto).

Due anni. Abbiamo smesso di contare i giorni, le settimane, i mesi ed ora siamo agli anni. Inizia il terzo.
Il 6 aprile sarà triste, sarà sommesso, sarà doloroso. 309 vittime.
A raccontare l’anno appena trascorso si fa presto, basta leggere uno degli ultimi report della Struttura per la Gestione dell’ Emergenza: quasi 38000 persone non abitano la propria casa. Oppure si può venire a L’Aquila o in qualsiasi altro centro del cratere sismico, di notte: lì dove c’era la vita, è ancora tutto buio.
Chi l’avrebbe mai detto! Due anni! Son pochi o tanti?
Sono giusti, in realtà, per sapere qualcosa del nostro destino, un cronoprogramma, un’idea di città,... Certezze o, almeno, speranze.
Vaghiamo, invece, e resistiamo, incapaci ad andar via.
Descrivere come stiamo è difficile, perché viviamo in una cornice tutta nostra, che esportare è solo illusorio. Insomma, siamo un insieme di persone del tutto peculiare, al punto che sarebbe interessante farne uno studio sociologico.
Questo insieme di persone convive con transenne e militari, da due anni. Al punto che non ci si fa più caso. Una città diroccata, la nostra città;  zona rossa, invalicabile, tanto che ai varchi ci sono i militari. Da due anni. A guardia del nulla. E le zone permesse vengono chiuse. All’una di notte,  per riaprire l’indomani. 
All’interno di questo insieme ci sono svariati sottoinsiemi, ciascuno sottoposto a vessazioni irraccontabili. Gli abitanti dei progetti C.A.S.E. , per esempio (tralasciando il fatto che ancora non sono noti i criteri con i quali si è avuto accesso alle nuove abitazioni),  non sono liberi di assentarsi (insieme o anche singolarmente) dall’alloggio per più di tre mesi, pena la revoca dell’alloggio. E se la famiglia cambia, anche per un lutto improvviso, immediatamente si viene trasferiti. La libera interpretazione delle ordinanze commissariali ha fatto sì  che un altro sottoinsieme si è visto revocare il piccolo contributo mensile di autonoma sistemazione perché si è osato cambiare residenza, all’interno del cratere sismico, badate bene! O c’è chi, dopo aver abitato in una piccola parte della propria casa inagibile (classificazione E) con l’ottenimento della parziale agibilità, ora, dovendo sgomberare l’appartamento per poter finalmente iniziare i lavori di ripristino, non sa dove andare. E che dire degli eredi di case inagibili? Avranno il contributo per la ristrutturazione solo se il proprio caro è venuto a mancare entro una certa data, altrimenti nulla. E l’assurdo accanimento nei confronti di chi sta ancora in albergo fuori città? E vogliamo anche metterci chi ha casa agibile all’interno delle zone rosse?  O gli orfani del terremoto, senza più famiglia, figli senza più niente per ripartire.
Ma i decisori che siedono ai tavoli per la ricostruzione sono tutti commissari o simil-commissari, nessuno è aquilano, tutti ignari delle difficoltà delle persone e sottolineo persone. Questa, però, è la prima fila dei tavoli della ricostruzione! In seconda fila i sindaci, uditori (o quasi), in terza fila i cittadini a gridare “basta commissari!”,   tra i cittadini e i sindaci e tra i decisori e i sindaci le lobbies, suggeritrici, sul loggione la città morente che non ha neanche il fiato per parlare, da lontano si ode solo il fischio del vento che spazza i vicoli e entra nei portoni.
E poi c’è la nostra vita, quella di tutti: cambiata, rovesciata, rimescolata. Vaghiamo, sempre, in cerca di ricucire pezzi perduti: la quotidianità di una passeggiata, di una vetrina, di uno scambio di battute, di un cinema o di un teatro, di un concerto, degli incontri casuali, dei bar alla sera e anche di notte. E, ancora, ci sono le nostre case, alcune riabitate, altre in attesa di noi. Quelle che sono rimaste su e, quindi,  sono accessibili, hanno tutte lo stesso odore, la stessa polvere. Ci trovi segni di quella notte, persino i letti disfatti: non una sciatteria, ma un desiderio di poter ricominciare daccapo, con la voglia di riaddormentarsi, in quel letto, alle 3e32 di un giorno qualsiasi. E quelle diroccate in centro, dove ancora puoi sbirciare la vita. E quelle riparate di colori sgargianti. Oppure le nuove, provvisorie, piene di oggetti sui balconi.
Siamo ancora all’Inferno: in alto il buco nero, la nostra città. A guardia tre fiere: una lince, un leone, una lupa. Brama,  superbia e avidità.
Riaprire la città dicevamo e diciamo. Riaprirla vuol dire capire non solo il danno, ma anche cosa si è fatto durante questi mesi nei quali le transenne, seppur spesso abbattute, hanno continuato a dividerci dalla città, dai suoi problemi e anche tra di noi.  Riaprirla vuol dire lavorare, verificando la sicurezza,  smaltendo infine le macerie. E sì, perché a due anni dal sisma e ad un anno dalla rivolta delle carriole che differenziavano coppi, pietre monumentali, ferro ecc., le macerie sono ancora a terra a testimoniare tutte assieme le tre belve di cui sopra.
Entriamo così nel terzo anno dopo terremoto con una sola buona notizia: siamo ancora qui.
Cittadini senza città.

venerdì 1 aprile 2011

Una città difficile da vivere

Il mio amico e collega Massimo Prosperococco racconta ......

....non e ' facile da raccontare, ma ci provo la getto così,  come mi viene

Oggi pomeriggio 1 aprile 2011 alle ore 15,30,   a due anni dal terremoto,  mi ero organizzato con Piergiorgio per andare in centro a Piazza Duomo per verificare dove piazzare un gazebo che servira' domenica per la raccolta fondi UILDM (Unione Italiana Lotta Distrofie Muscolari). Arrivato come solito al posto di blocco dell'esercito con la mia auto sono stato fermato, come solito, per la verifica del permesso dei documenti e tutta la solita storia, ......ma non era la solita storia.
Mi dicono che bisogna verificare il permesso e i documenti, attendo, 5 minuti, 10 minuti 15, minuti, 20 minuti comincio ad innervosirmi nel frattempo passa Dino e si ferma a fare due chiacchiere con noi. Torna il militare e chiede a Piergiorgio i documenti. Con fermezza, ma con educazione gli chiedo se e' normale tutto questo, gli dico che e' una vergogna quello che sta succedendo, gli dico che questa e la mia citta' ed io ho il diritto di andare in Piazza Duomo, come tutte le altre persone; è un abuso di potere quello che stanno facendo!  Loro non mi guardano nemmeno in faccia, non parlano non dicono nulla, si prendono i miei documenti, si allontanano, mi dicono da lontano  di attendere, passano altri 5, 10, 15, 20, 30;  è un' ora che siamo fermi fuori dalla Standa dentro di me ho voglia di mettere in moto ed andare in Piazza Duomo, nella mia piazza, la piazza degli aquilani, mi controllo.
Arriva una volante posteggia dietro; scendono due poliziotti e mi chiedono documenti. Rispondo un po' sgarbatamente, ma sinceramente ne avevo i motivi, che i documenti li tengono i militari; allora mi chiedono il libretto e i documenti di Piergiorgio, li prendono e vanno in auto per controllare nei loro server se  fossimo dei  criminali.  Passano altri 20 minuti.........un altro poliziotto mi riconsegna gentilmente i documenti e mi dice che posso andare dove voglio.......però mi dice che noi stavamo riprendendo con una telecamera il posto di blocco! Si e' vero Piergiorgio aveva una telecamera in mano perche' volevamo anche fare un video/documento a due anni dal terremoto. Ma la motivazione è incredibile "un regolamento interno dell'esercito impedisce di fare riprese a posti di blocco militari" capite un regolamento interno dell'esercito! non la legge dello stato Italiano! Cos'è L'Aquila una zona di guerra? Esistono anche regole d'ingaggio per disabili terremotati?
Sono arrabbiato, non è giusto che i militari, gli amati alpini, che di mestiere non fanno l'ordine pubblico, debbano stare nei punti di accesso del centro, fuori della zona rossa a controllare cittadini come me! Lì ci devono stare i Vigili Urbani
Purtroppo non sono il primo disabile e nemmeno è la prima volta che vengo fermato in questa maniera; a me è andata bene: alla fine alle 17 ero in piazza duomo stressato e provato. 100 metri dalla standa 1 ora e 30, ma ad altri disabili è stato impedito di entrare in centro e sono dovuti tornare indietro,
Sono stanco, i militari devono tornare in caserma, L'Aquila non e' Tripoli o Kabul. E' una citta' terremotata e noi cittadini abbiamo il diritto, senza patemi d'animo, di andare dove vogliamo nelle zone messe in sicurezza, tanto quello che c'era da rubare nelle case è stato rubato ora abbiamo solo il ricordo di come era.
L'Aquila e' anche cosi' oggi, una citta' molto difficile da vivere in tutte le sue sfaccettature