sabato 2 marzo 2013

L'Aquila in miniatura


L'Italia in miniatura



A leggere sempre dell’Aquila, potrebbe venire persino l’orticaria, vero?

Ma oggi vi parlo di una piccola L’Aquila. Un’idea che mi è venuta all’improvviso, mentre passeggiavo intorno al nostro Forte Spagnolo, poche ore fa. Sarà forse anche da ridere, ma perché non doveri dirla? Non c’è niente di male.
Perché L’Aquila l’abbiamo ricostruita in mille modi: con le parole, i sogni, le foto di come era e persino in 3D. Ma non la vediamo.
E, bene che va, la rivedremo tra così tanto tempo che in molti ne avranno perso la memoria. Anche ora alcuni vicoli non so più come si chiamano, né ricordo cosa c’era. Lo so è pazzesco, ma è così.

Così, camminando nel Parco del Castello (a proposito quando inizieranno i lavori di ricostruzione? Il finanziamento c’è? Chi ce lo aveva promesso?), pensavo alle gite con i miei figli, alcune “strane” e indimenticabili, altre classiche. Per esempio ‘L’Italia in miniatura’. Certo non sono una fan dei parchi di divertimento, ma subito ho pensato «Perché no?». Insomma una L’Aquila in miniatura, non già a scopo turistico, ma un’ installazione per non dimenticare. Naturalmente non riesco ad immaginare la superficie, ma qualche ingegnere-architetto può farlo in un batter d’occhio!
Recintata e immersa nel verde. E anche con un biglietto d’ingresso, magari per coprire in pochi anni il costo della realizzazione. Penso che ciascun aquilano andrebbe a vederla,  anche ad arricchirla, con storie, insegne .. insomma un’opera collettiva. Progettata dai nostri universitari del campo e realizzata da volontari.
Che ne so, a me è sembrata una buona idea. Ce la facciamo piccola sperando nella grande.
 E poi sarà bello confrontare le due versioni.
E magnifico lasciare ai posteri ciò che eravamo.

Non datemi addosso, ora.  Forse è solo un sogno che ho fatto stanotte.

venerdì 1 marzo 2013

Decenza





Volevo riparlare un po’ della mia città, L’Aquila. No, No, tranquilli, non chiudete la pagina web, non vi ammorberò con le solite menate di quattro anni a questa parte.
Potete rimanere, perché rimarrete sbigottiti!
Ora lo sapete che nel 2010 noi prendemmo le carriole e facemmo un bel po’ di casino, vero? Ecco,  siamo ne 2013 e molti di noi sono chiamati a processo. I reati quasi sempre gli stessi: “manifestazione non autorizzata” e “violazione della zona rossa”. 

Così oggi ci siamo rincontrati, senza carriole, in tribunale. E nella lunga attesa ci siamo fatti una bella rimpatriata.
«Oh, ma il processo per la passeggiata in via Marrelli quando si fa?»
«Boh, pensavo fosse stato archiviato!»
«No, però si può “oblare”», questo è un termine che fino a poco tempo fa, neanche sapevo che esistesse.
Si tratta di pagare una specie di multa, “oblazione” appunto, per l’estinzione del reato. E già ne ho pagata una, circa 130 Euro, perché pare che un certo giorno sostavo a Piazza IX Martiri in zona rossa. Mi viene subito in mente che ‘mica ci stavo da sola?’, insomma sarà sempre relativa ad uno di quei giorni del 2010, dove ‘sta zona rossa è stata violata più volte, persino dal Sindaco, il Vescovo …. Ma che lo dico a fa’?

Comunque non tutti i reati possono essere “oblati”, per esempio quello di manifestazione non autorizzata, dove qui a L’Aquila l’accusa è per alcune persone ritenute “le menti” delle carriole. Bah!
Mi sono spesso chiesta come mai ad una “manifestazione non autorizzata” fossero SEMPRE presenti più poliziotti che “manifestanti” e perché i primi siano stati spesso in assetto antisommossa e i secondi con caschetti e carriole. Boh, sarà sicuramente una prescrizione di legge, come le denunce, che sennò poi li accusano di omissione di atti d’ufficio.

Poi oggi c’erano anche gli avvocati! Un mestiere che proprio non avrei potuto svolgere. Perché tra le pieghe delle parole ci sono sempre un sacco di trappole, quindi se devi testimoniare è meglio che sai prima cosa di o non dire. Insomma se dico «Cavoli, non era una manifestazione, ci incontravamo in centro come tutte le domeniche» devo anche aggiungere «Non ho ricevuto nessuna mail o telefonata di invito né ne ho fatte». Cioè se ho chiamato qualche amico per dire «Ci vediamo in piazza», sto organizzando una manifestazione. Il che non è propriamente lapalissiano.

E così mentre uno aspetta ore e ore di essere chiamato dal giudice, entra in aula e assiste a qualche processo, dei più svariati: “etichette di sementi di erba medica false” oppure “manufatti abusivi”. 
E ti chiedi «ma che ci sto a fa’ qui?». 
Decine di persone tra avvocati, imputati e testimoni, in ostaggio per una intera giornata di un una sottospecie di misfatto per il quale rischi pure una condanna. 

Ci hanno detto che questi processi alle carriole sono medaglie al valor civile.
Secondo me sono l’emblema della perdita della decenza.





lunedì 18 febbraio 2013

Cosa mi aspetto da queste elezioni








Mi aspetto: 

Che finisca il chiacchiericcio

E il tifo da stadio

Che un’ amica mi inviti per una chiacchierata senza chiedersi da che parte sto

Che invece dei manifesti elettorali nascano fiori

Che nella cassetta postale appaia una lettera

Che dal parrucchiere si torni a spettegolare

Che gli SMS siano solo di amici

Che i numeri non siano solo sondaggi

Che le piazze tornino ad essere uno spazio pubblico racchiuso all'interno di un centro abitato

Che i network siano di nuovo social

Che i quotidiani parlino del quotidiano

Che i settimanali raccontino di noi

Che le classifiche non contino più

Che i cani non siano propaganda

E neanche i gatti

E neanche la TV

Che promettere significhi di nuovo impegnarsi a fare o a dare qualcosa

E che noi torniamo a vivere

Buona vita


venerdì 8 febbraio 2013

Non ho l'età





Dunque oggi è il mio compleanno. 56 anni. Non più 52+4, perché ci hanno detto di staccarci un po’ da questo terremoto, noi aquilani.
Che poi a pensarci bene gli anni si possono contare in un sacco di modi: per esempio come Avezzanese ho 18 anni (ho vissuto lì fino a quell’età), ma come aquilana ben 38. Oddio 38!
Trentotto, come i “Trentotto secondi” del mio libro sul terremoto dell’Aquila! Non ci avevo fatto caso a questa coincidenza, mi è venuta così, mentre scrivo. Ed ho trentotto anni pure come patentata (e non fate battute orribili!). Trentotto anni anche come maggiorenne; ma quante coincidenze!

Poi come “figlia di papà” la mia vita ha avuto soli 29 anni, purtroppo, e sono “13 years old” come orfana, che tristezza. 

Sono giovane come mamma e, conseguentemente, come befana: 26 anni e mezzo. E ancor di più come “bis-mamma”: 24 anni e mezzo. Sono zia da 27 anni. Come nonna devo ancora nascere.
Invece, sono sorella da una vita di un fratello, ho 53 anni come sorella di una sorella, e, per farla breve, ho 48 anni come sorella di ben due fratelli e due sorelle. WOW. 

E continuo: ho 34 anni come biologa e 30 come dipendente dell’Università. Pallavolista sono stata per dieci anni, montanara per ben 22, a spezzoni!
Un sacco di vite che si intrecciano.
Penso anche, ad esempio,  che sono almeno 26 anni (e mezzo) che mando una lavatrice ed una lavastoviglie al giorno (più o meno) e, conseguentemente, che stendo i panni e carico e scarico gli elettrodomestici. E anche che accoppio calzini e butto i “poveri orfanelli”. Ma ci pensate che, facendo i conti, solo per la lavastoviglie in 26 anni ho usato la bellezza di 130.000 (circa) litri di acqua? Quindi potrei anche calcolare l’età in litri di acqua. Ma non andiamo fuori tema, per favore. Perché poi, non so più da quanti anni, rifaccio i letti e, soprattutto, faccio la spesa. E cucino. E mi piace. 

Ecco, per guardare avanti e staccarci dal terremoto potremmo calcolare da quanti anni facciamo cose che ci  piacciono. E non sono poche: il mio lavoro mi piace, di amici ne ho pochi ma buoni, amo leggere e lo faccio da un sacco di tempo, non ho mai smesso di studiare che è la mia attività preferita, e scrivo, non in modo continuativo,  ma mi piace “una cifra”. Sono felicissima di avere figli, due, che si vogliono un sacco di bene. Ho anche viaggiato abbastanza con tutti i mezzi possibili, bicicletta compresa.
Ho appena calcolato che ho la bellezza di 20454 giorni, di cui, in fondo, solo 1405 da terremotata.
E mannaggia ci sono cascata ancora con la storia del terremoto! Ma solo per dire che in questi 1405 giorni tristi e, soprattutto, pesanti qualcosa di positivo è successo. Ho conosciuto o rifrequentato persone davvero interessanti. Con tanti ho condiviso il disagio che mi è apparso, così, meno gravoso. Ancora più straordinario è che abbiamo percorso assieme un pezzo di vita, così significativo che, di ciascuna di queste persone, ho un segno indelebile. Insomma ho solo 4 anni circa come terremotata e questi nuovi amici sono i più rilevanti dei miei 56 anni. Ripasso a memoria tutti i momenti con loro e non ce n’è uno che non mi sembri importante. Anche solo buttare a terra le transenne e per questo essere rinviati a giudizio. E’ qualche giorno, infatti, che devo contare anche quest’altro tipo di vita.
Insomma sono giovane solo come terremotata, il che non è propriamente una buona notizia. 
C’è la neve quest’anno per il mio compleanno, proprio come lo scorso anno. Perché qui l’inverno è inverno e la neve, come sempre, copre e lascia sperare. 

Mia cara città, sono 38 anni che mi regali le stagioni e quel muro bianco d’inverno che ti fa da cornice. Sarà impossibile per me festeggiare compleanni senza quel profilo bianco e senza te. 


P.S. Lo scorso anno su questo blog (a proposito come blogger ho quasi 3 anni; questo il mio primo post) ricordavo  il mio papà con una foto cui  sono molto legata  . Quest’anno ricordo la mia mamma. Maria.